Si alza sempre di più il tiro del terrorismo islamista contro le istituzioni somale: dopo i vari attentati che scuotono il paese nei mesi scorsi, che prendono di mira alberghi o luoghi destinati alle forze di sicurezza, nella giornata di mercoledì un kamikaze riesce a farsi saltare in aria nel palazzo che ospita gli uffici del sindaco di Mogadiscio, Abdirahman Omar Osman. Diverse le vittime, il primo cittadino della capitale somala risulta ferito ed in gravi condizioni. Ma ciò che preoccupa, è la crescente facilità con la quale i terroristi nel paese africano arrivano a colpire luoghi molto sensibili ed in teoria più sorvegliati.

L’attentato mentre si sta svolgendo una riunione sulla sicurezza

Chi pianifica l’attacco di mercoledì sa bene che tipo di incontro è previsto all’interno degli uffici che ospitano il sindaco della più grande città della Somalia. E forse, a giudicare anche dal tempismo con il quale avviene l’attentato, sembra quasi che i terroristi vogliano in qualche modo lanciare un preciso segnale che suona anche come una vera e propria beffa: l’esplosione avviene infatti mentre il sindaco di Mogadiscio presiede una riunione sulla sicurezza. Colpire mentre si parla proprio di sicurezza, è una prova di forza che getta ombra sulla futura tenuta della stabilità della Somalia. La gravità del gesto appare ancora più concreta se si considera che, tra le altre cose, poco prima nella stanza del sindaco risulta presente James Swan, il diplomatico americano inviato dell’Onu per la Somalia. Forse è proprio lui il vero obiettivo dei terroristi.

A farsa saltare in aria all’interno dell’edificio che ospita il sindaco, forse direttamente all’interno della sua stanza, è una donna kamikaze che aziona gli ordigni mentre una decina di importanti personalità delle forze di sicurezza stanno ultimando la riunione con il primo cittadino. Sono sei le persone uccise, cinque uomini ed una donna, tutti appartenenti agli apparati del governo. Un attentato quindi dritto al cuore dei responsabili della difesa somala e della capitale Mogadiscio.

Lo zampino di Al Shabaab

Dietro l’attacco di mercoledì risulta ben evidente la mano dei terroristi di Al Shabaab, la formazione jihadista somala nata nel 2006 come movimento giovanile delle Corti Islamiche ed adesso punto di riferimento per la galassia jihadista del corno d’Africa. Radicati in un paese molto povero e che ancora oggi lotta per la sua stabilità, i terroristi di Al Shabaab sembrano voler dimostrare di essere ancor molto attivi e poter colpire tanto in Somalia quanto negli altri paesi della regione, Kenya ed Etiopia in primis.

Quello di mercoledì è il secondo attacco in meno di due settimane: il 12 luglio scorso infatti, un commando si fa esplodere in albergo di Chisimaio, cittadina portuale nel sud della Somalia, mentre è in corso una riunione di alti vertici politici. L’azione dei terroristi somali dunque, sembra spostarsi sempre di più verso obiettivi istituzionali e governativi. Un modo per provare a far spegnere sul nascere il nuovo tentativo di ridare un governo ed una certa stabilità alla Somalia ed è per questo che, anche al di fuori del paese africano, la rinnovata operatività di Al Shabaab crea sempre più timori.

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