Un segnale di “mayday”, una petroliera caduta nelle mani di un gruppo di clandestini, e l’arrivo dei commando che si calano dagli elicotteri con le funi, riprendendo il controllo della nave. È accaduto la scorsa notte nelle acque della Manica, di fronte all’isola di Wight, quello che molti ricorderanno come paradiso dei figli dei fiori.

Momenti di paura che ricordano negli spazi e nelle contromisure adottate il film Capitan Philliphs, anche se non ci troviamo al largo del Corno d’Africa, ma di fronte Southampton, quando su di una petroliera in arrivo dalla Nigeria, la Andromeda, vengono scoperti sette clandestini a bordo. La reazione è tutt’altro che pacifica. I clandestini minacciano violenze nei confronti dei membri dell’equipaggio e del capitano, che dopo aver zigzagato a lungo sulla sua rotta, ordina di barricarsi nella plancia di comando – appositamente progettata per essere chiusa ermeticamente nel caso di attacchi terroristici o dei pirati -, lancia il segnale d’allarme, e avverte autorità britanniche, che inviano sul posto una motovedetta della Guardia Costiera e alcuni elicotteri della polizia. La petroliera, che batte bandiera libica, è evidentemente oggetto di un tentativo di dirottamento. Dopo alcune perplessità in ambito diplomatico e governativo, Londra decide comunque di intervenire e affida questo compito delicato agli “specialisti”: gli incursori dello Special Boat Service (SBS), i cugini “acquatici” dell’unità d’élite tra le più addestrate e temute al mondo, lo Special Air Service (SAS).

Il capitano dell’Andromeda, asserragliato nella plancia, fornisce ogni informazione in suo possesso alle autorità, che già nel pomeriggio hanno alzato un perimetro invalicabili intorno alla nave per evitare che nessun’altra imbarcazione si avvicini. Ciò che accadrà dopo sarà un’incursione da manuale. Con il favore dell’oscurità, una formazione di elicotteri della Royal Navy, composta da Merlin e Wildcat , si avvicina all’obiettivo. Mentre gli elicotteri armati volano in circolo, per fornire copertura, arriva la “luce verde” per gli incursori che si calano dalle funi sul ponte mentre l’elicottero che li trasporta è in “in hovering”, il volo stazionario. Sedici commando dello Special Boat Service abbordano la nave – una squadra arriva da mare, attraverso piccoli battelli pneumatici e risalendo la murata – e in pochi minuti irrompono sottocoperta Gli uomini d’élite ispezionano ogni angolo per evitare agguati – le grandi imbarcazioni sono un ambiente estremamente ostile a causa della miriade di corridoi, stive e scompartimenti – e raggiungono i dirottatori, che si arrendono senza opporre resistenza. Riprendendo il controllo della nave e liberando l’equipaggio.

Già nel 2018 i commando della Marina inglese erano entrati in azione per uno scenario analogo: alcuni uomini di origine nigeriana che si erano imbarcati clandestinamente a Lagos, e avevano preso il controllo – minacciando l’uso della violenza – di una nave cargo italiana, la Grande Tema di proprietà della Grimaldi Lines. La nave era in transito nell’estuario del Tamigi, e anche in quell’occasione l’intervento dello Special Boat Service fu tempestivo e risoluto. Confermando la reputazione delle forze speciali inglesi.

Lo Special Boat Service

Nato dalla costola dello Special Air Service nel secondo conflitto mondiale, ed inquadrato anch’esso nelle forze speciali britanniche, lo Special Boat Service rappresenta la punta di diamante della Royal Navy nelle operazione d’assalto anfibie, operazioni sul litorale e sulle fasce costiere. Il motto di questi incursori è “By Strength and Guile” (con forza e astuzia, ndr) e le loro missioni sono incentrate nelle ricognizione su spiagge ostili, nell’ambito delle operazioni antiterrorismo in mare, e nell’assalto di siti costieri o unità navali. Suddiviso come i cugini del Sas in quattro “squadron”, al quale sono assegnate delle lettere di classificazione C, M, Z e X, hanno il loro quartier generale a Poole – proprio in prossimità delle acque nelle quali si è svolta quest’ultima operazione. Facendo capo alla Royal Navy, potrebbero essere confusi con i Royal Marines, con i quali condividono il basco di colore verde, differendo dal emblema che mostra un gladio con il motto e le onde. La fondazione dell’unità si deve all’estro del commando Roger Courtney; che per dimostrare le capacità tattiche del raggruppamento speciale che intendeva creare durante il secondo conflitto mondiale, raggiunse di nascosto con alcuni kayak la HMS Glengyle, nave da guerra ancorata nel fiume Clyde, per abbordarla senza essere scoperto, incidere le sue iniziali su una porta e rubare la copertura di un cannone che avrebbe portato agli alti ufficiali che erano a cena in un hotel nelle vicinanze. Questo gli valse il grado di capitano e il comando del primo raggruppamento di quello che sarebbe divenuto lo Special Boat Service.

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