La minaccia jihadista persiste, nonostante il califfato sia ormai stato sconfitto territorialmente in Siria e in Iraq. Da mesi gli analisti mettono in guardia la comunità internazionale sull’evoluzione interna avviata dallo Stato islamico, da organizzazione di insorti, con roccaforti fisse, a una rete terroristica clandestina, presente nella regione e nel mondo.

Oggi questa minaccia sta diventando sempre più concreta. Al-Naba, il giornale dell’organizzazione, ha esortato recentemente i seguaci dell’Isis ad adottare le tattiche della guerriglia nella battaglia contro “il nemico”, fornendo loro istruzioni dettagliate sui metodi di combattimento, primi fra tutti i cosiddetti attacchi “mordi e fuggi”.

In una serie dal titolo eloquente – “La caduta temporanea delle città come metodo di lavoro per i jihadisti” – il giornale ha esortato i combattenti a evitare gli scontri diretti, proponendo metodi alternativi per indebolire il nemico senza subire perdite. Tra gli obiettivi degli attacchi “mordi e fuggi” vi sono anche la cattura di ostaggi, lo scambio di prigionieri e la sottrazione di armi e denaro di cui sono in possesso “i nemici”.

La guerriglia per rinascere

Perdendo il suo territorio, l’Isis è stato privato di importanti fonti di guadagno, derivanti soprattutto dalla riscossione delle tasse e da proventi del petrolio. Proprio la carenza di risorse finanziarie – nonché di combattenti – avrebbe spinto l’Isis a optare per la guerriglia, meno dispendiosa in termini di denaro e uomini, ma efficace per infliggere danni al nemico.

La scelta si è resa necessaria anche per rialzare il morale dei seguaci. “A livello finanziario, territoriale e militare il gruppo è molto debole” – spiega Rita Katz, cofondatrice del Site Intelligence Group – “Ovviamente, la leadership cerca di riportare in auge il califfato, concentrandosi in particolare nelle aree fuori da Siria e Iraq”. Gli attacchi condotti dall’organizzazione nelle ultime settimane sembrerebbero proprio rivolgersi a territori considerati “di espansione” per l’Isis, fuori dal Siraq: in particolare Afghanistan, Nigeria, Somalia, nord Africa, subcontinente indiano e Africa centrale.

La guerriglia non è una metodologia di attacco nuova per l’Isis. Lo è tuttavia la sua ufficializzazione e la diffusione di linee guida che la regolamentano nei dettagli, indicandola come procedura standard per future operazioni. “La triste realtà” – afferma Rita Katz – “è che l’Isis è molto pericoloso: ha le basi e gli strumenti necessari per incitare insurrezioni in tutto il mondo”.

Gli ordini di Al Baghdadi

Il cambio di strategia si sta riflettendo anche nella propaganda dell’Isis, che, da sempre, svolge un ruolo di primo piano per l’organizzazione. Nella sua ultima apparizione in video, lo stesso califfo Abu Bakr Al Baghdadi ha promosso il ricorso alla guerriglia, incoraggiando i suoi seguaci a combattere e a indebolire il nemico attraverso il logoramento, con lo slogan “combattere è più importante che vincere”.

Lo stile del video è risultato molto diverso rispetto a quello precedente – che risale a quasi cinque anni fa – nel quale il leader dello Stato islamico annunciava trionfante la nascita del califfato in Siria e in Iraq.

Immagini cupe, più vicine alla propaganda di Osama bin Laden e Abu Musab Al-Zarqawi, anche loro promotori della guerriglia contro i nemici. “Sembra il comandante di jihadisti irriducibili” – spiega Rita Katz – “il capo di un gruppo di insurrezionisti, non il leader viziato di un califfato ricco”.

Secondo Katz, anche i manuali di guerriglia farebbero parte di questo cambio di immagine. Sarebbero infatti i più dettagliati che l’Isis avrebbe pubblicato fino ad ora e utilizzerebbero un linguaggio simile a quello delle guide pubblicate anni fa da Al-Qaeda attraverso la rivista online Al-Battar, che forniva istruzioni militari per i sostenitori del gruppo e le cellule in tutto il mondo.

Quello che è certo è che la chiamata alle armi di Al-Baghdadi è stata immediatamente accolta, mobilitando i sostenitori dello Stato islamico in tutto il mondo. Ne sono prova i numerosi attacchi, condotti nelle ultime settimane, in Asia e in Africa.

Secondo Laith Alkhouri, cofondatore di Flashpoint, colpendo luoghi così vari, l’Isis starebbe promuovendo la sua immagine e dimostrando che può riorganizzarsi e modificare la sua strategia: così facendo, “l’Isis mostra i muscoli, sottomette i locali o li recluta e sminuisce i governi, esponendo le loro debolezze e le falle nella sicurezza. É un percorso importante per la crescita dell’Isis”.