Di lui si erano perse le tracce, al punto che perfino i servizi segreti francesi lo ritenevano morto. Speaker francese dello Stato islamico, Abu Suhaib Al-Faransi, al secolo Michel Lecarpentier, è stato catturato in Siria alcuni giorni fa dalle People’s Protection Units (Ypg).

Sessantatre anni, di origine francese, è lui il “nonno jihad”, la voce francese dello Stato islamico, capace di reclutare con i suoi video di propaganda nuovi jihadisti tra la popolazione francofona.

La storia di Abu Suhaib Al-Faransi

La vicenda di Al-Faransi era divenuta nota l’8 marzo 2015, in seguito alla diffusione di un filmato di propaganda dell’Isis, in cui l’uomo raccontava della sua conversione e dell’adesione allo Stato islamico. Un fatto che – stando alle sue parole – avrebbe dato nuova linfa alla sua vita.

La storia di Al-Faransi comincia però da lontano. Nato in una famiglia cattolica francese, racconta di un’esperienza spirituale molto intensa avuta già all’età di 7 anni. Ancora giovane, questa “luce” – come la definisce – lo spinge a intraprendere la carriera ecclesiastica. Entra così in Seminario.

Ben presto, tuttavia, il futuro jihadista reputa il cattolicesimo privo di risposte ai quesiti esistenziali che tanto lo tormentano. Abbandonato il seminario, Lecarpentier si laurea in ingegneria e inizia a viaggiare per il mondo, per conto di una società del gruppo Air France.

Fa carriera e fortuna, finchè nel 2010 giunge in Arabia Saudita per motivi di lavoro. Qui avviene la folgorazione: è l’islam la risposta a tutte le sue domande. Lecarpentier si converte alla religione del Corano, abbracciando l’ideologia del salafismo nella sua accezione più radicale.

Prossimo alla pensione, inizia la sua trasformazione, sia spirituale che fisica. Assume il nome arabo di Abu Suhaib Al-Faransi e si fa crescere la barba. Per mostrare ancora di più la sua devozione, si tinge la barba con l’henné, colorandola di arancione.

Aiutato solo da un “fratello” – come lo definisce Lecarpentier – studia il Corano e la Sunna e si interessa al concetto di jihad. I musulmani che conosce e a cui chiede spiegazioni tuttavia gli sembrano tiepidi sull’argomento, ritenendolo un terreno rischioso.

Al-Faransi si avvicina allora ai gruppi più estremisti, più propensi ad affrontare l’argomento. È grazie a loro che il futuro jihadista si convince a partire per la Siria a combattere nel nome di Allah.

L’adesione allo Stato islamico

Circa un anno dopo lo scoppio della guerra civile siriana, nel 2012, Al-Faransi si arruola con il Fronte Al-Nusra, un gruppo armato jihadista salafita, all’epoca affiliato ad Al-Qaeda.

Gli insegnano a usare le armi chimiche. Tuttavia, l’esperienza con Al-Nusra non lo soddisfa. “Praticavano il jihad” – dice – “ma non vivevano secondo i principi della sharia”. Da Al-Nustra allo Stato islamico il passo è breve.

Ammaliato dalla proclamazione del califfato, annunciata nel giugno 2014 da Abu Bakr Al-Baghdadi, Al-Faransi sposa la causa dell’Isis e diviene ben presto uno dei volti più noti della propaganda dell’organizzazione. Nei suoi video, inneggia alla perfezione del califfato e invita i connazionali francesi a unirsi nel combattimento, partendo alla volta della Siria o colpendo il loro Paese d’origine, la Francia.

Ferito gravemente nel 2013 durante una battaglia al fianco delle “katiba” – battaglione – del jihadista saudita Abu Yazid Al-Asiri, Al-Faransi non si arrende e continua a combattere per difendere il califfato. Fino alla sua cattura, avvenuta pochi giorni fa da parte delle forze curde delle People’s Protection Units (Ypg).

La propaganda di Abu Suhaib Al-Faransi

In linea con la politica propagandistica dello Stato islamico, nei suoi video, Al-Faransi descrive il califfato come uno Stato perfetto.

“Quando sono entrato nella terra del califfato” – racconta – “ho visto cose diverse: istituzioni, pulizia, ingegneri, dottori, persone ragionevoli, persone che avevano lasciato l’Europa, che avevano lasciato altri Paesi, in tutto il mondo, consapevolmente, per combattere il jihad”.

Dalle sue parole emerge un mondo perfetto e mitizzato, al cui richiamo le nuove reclute non possono resistere. Video come il suo, tuttora facilmente fruibili sul web, hanno avuto un ruolo cruciale nel convincere centinaia di cittadini occidentali ad aderire alla causa dell’Isis.