Skip to content
Terrorismo

Bamako, non è il primo attacco

La capitale del Mali ha subito nelle scorse ore un nuovo attacco di matrice terroristica che ha avuto, come obiettivo principale, quello di colpire cittadini europei e luoghi frequentati soprattutto dagli occidentali; Bamako, la cui fondazione risale al XVI secolo,...

La capitale del Mali ha subito nelle scorse ore un nuovo attacco di matrice terroristica che ha avuto, come obiettivo principale, quello di colpire cittadini europei e luoghi frequentati soprattutto dagli occidentali; Bamako, la cui fondazione risale al XVI secolo, è sempre stata una città ponte tra Africa e Mediterraneo e non a caso nel 1904 è da qui che è stata fatta passare una delle prime ferrovie del continente nero, così come è proprio qui che l’ex potenze coloniale francese stabilì gli uffici rappresentativi di quel ‘Sudan Francese’  che nel 1960 è diventato indipendente con il nome di Mali, riprendendo la denominazione del vecchio impero decaduto sul finire del ‘600. Attaccare Bamako quindi, per quei terroristi che da anni hanno attecchito nelle regioni desertiche del nord, non vuol dire soltanto attaccare lo Stato africano ma anche i simboli occidentali più importanti in questo vasto territorio che si affaccia tra il Sahel ed il Sahara.

Il precedente: l’attacco del novembre 2015

L’attentato che maggiormente ha destato scalpore nel cuore della capitale di questo tanto vasto quanto instabile Stato africano, è indubbiamente quello del 20 novembre 2015: in un’Europa la cui opinione pubblica era ancora profondamente scossa dagli attacchi di Parigi del 13 novembre e dunque di una settimana prima, l’attentato compiuto a Bamako quasi diciotto mesi fa ha occupato per diversi giorni anche diverse prime pagine nel vecchio continente. Anche in quel caso, come nelle scorse ore, ad essere stato assaltato è un obiettivo occidentale: in particolare, gli attentatori hanno preso di mira l’Hotel Radisson blu, nel centro della capitale; il commando, formato da quasi 20 terroristi, ha assaltato uno degli alberghi più importanti di Bamako chiudendo al suo interno almeno 170 ostaggi in gran parte provenienti dall’Europa. La tipologia di attacco, in quell’occasione, è sembrata essere non tanto diversa rispetto a quella utilizzata a Bombay il 26 novembre 2008, con assalti mirati verso edifici che ospitano turisti soprattutto stranieri.

[Best_Wordpress_Gallery id=”503″ gal_title=”Bamako”]

Per diverse ore il Mali, in quella tragica giornata, ha trattenuto il fiato: non solo il timore per le persone imprigionate dentro il Radisson Blu, ma anche la fondata paura di un’escalation dei miliziani islamici tale da poter nuovamente attuare un processo di destabilizzazione del paese, già provato dalla rivolta tuareg e della formazione di un califfato di Al Qaeda nelle zone settentrionali nel 2013. Dopo interminabili momenti d’attesa, con lo spauracchio anche di possibili esplosioni nelle stanze dove erano trattenuti gli ostaggi, l’assalto del 20 novembre 2015 è terminato con un blitz delle forze speciali locali coadiuvate però anche da quelle francesi e statunitensi; non tutti gli ostaggi però hanno potuto fare rientro a casa: tra di loro, al culmine di quella giornata, si sono contati 19 morti molti dei quali cittadini occidentali. Alcuni sono stati freddati perché ‘colpevoli’ di non conoscere versi del Corano, altri invece sono deceduti a seguito della sparatoria durante il blitz delle forze speciali.

Bamako è una delle città africane più attive culturalmente, pur tuttavia non ha la capacità di attrarre numerosi turisti per via anche dei problemi di sicurezza; per cui, all’interno del Radisson Blu vi erano soprattutto lavoratori occidentali: tra gli ostaggi infatti, alcuni erano membri di diversi equipaggi aerei dei voli giunti poche ore prima presso il locale aeroporto della città, altri erano invece dipendenti di aziende che operano nel Mali, ma dentro l’hotel si contavano anche ventidue membri del dipartimento della Difesa Usa. E’ quindi apparso subito palese che, prima ancora di un attacco al governo locale, i jihadisti in azione hanno voluto colpire obiettivi occidentali; il commando che ha agito, è stato in gran parte eliminato dal blitz: per quell’attentato, sono arrivate due distinte rivendicazioni di altrettante sigle legate ad Al Qaeda operanti nel nord del Mali, le indagini in seguito hanno puntato soprattutto sulla figura di Mokhtar Belmokhtar, ossia il leader fondamentalista più temuto del paese africano.

Le analogie tra i due attentati

Assalto a strutture alberghiere, attacco preciso e chirurgico verso obiettivi occidentali: queste sono soltanto alcune delle assonanze tra l’attentato delle scorse ore e quello del 20 novembre 2015; in particolare, allo stesso modo di come quasi due anni fa è stato preso di mira l’Hotel Radisson Blu, adesso ad entrare nel mirino dei jihadisti è un resort frequentato soprattutto da cittadini europei o nordamericani. La struttura in questione non è lontana dall’aeroporto di Bamako ed è scelta per questo motivo da chi, dal vecchio continente o da altri luoghi, ha necessità di raggiungere la città africana. Anche le modalità dell’attacco non sono dissimili da quelle del 2015: si tratta infatti di un vero e proprio assalto, con presa d’ostaggi e con l’obiettivo di mettere in difficoltà il governo locale e dimostrare l’inefficienza delle autorità del Mali nel contrasto al terrorismo di matrice jihadista.

Ma al fianco delle analogie, vi sono anche due differenze importanti: in primo luogo, il commando che ha agito era molto meno preparato e soprattutto meno numeroso rispetto a quello che è entrato in azione presso l’hotel Radisson Blu e questo, tra le altre cose, ha permesso un più limitato numero di vittime che fino a questo momento si ferma a quota due tra i turisti presenti nel resort fino a quel momento. In secondo luogo, il blitz contro i terroristi è stato eseguito direttamente dalle forze speciali del Mali e non da reparti occidentali: nel paese, è presente un contingente francese stanziato soprattutto nel nord  ed il cui obiettivo è quello di allentare la pressione jihadista molto forte in quelle regioni, pur tuttavia non sarebbe stato chiesto loro alcun intervento a Bamako durante le ore più calde dell’attacco. La situazione in città, come nel resto del Mali, appare comunque tesa: il terrorismo fondamentalista da anni ha messo piede ed ha come obiettivo quello di radicarsi sempre di più anche nelle regioni meridionali arrivando a lambire gli Stati sub Sahariani.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.