Nigeria, bombe del governo sul mercato: almeno 100 morti nel Nord

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Terrorismo /

Un raid aereo dell’esercito nigeriano ha colpito un mercato nello Stato settentrionale di Yobe, provocando almeno 100 morti (ma si teme possano essere il doppio) nella località di Jilli, vicino al confine con lo Stato di Borno epicentro dell’insorgenza di Boko Haram. Lo riporta Amnesty International, che sottolinea come la strage sia stata una delle più importanti nell’ultimo decennio, durante il quale Abuja ha sfruttato la superiorità aerea pressoché incontrastata dai mezzi di terra che gli insorti islamisti posseggono per contrastarla per compiere raid contro le roccaforti delle varie milizie, arrivando però molto spesso a colpire i civili.

Almeno 500 i morti dal 2017 a oggi, nota il Guardian. Una conta che si impenna drammaticamente in queste ore. Per la testata britannica, l’esercito nigeriano è spesso avvezzo a errori tragici di questo tipo perché “gli analisti della sicurezza hanno evidenziato lacune nella raccolta di informazioni, nonché un coordinamento insufficiente tra truppe di terra, mezzi aerei e parti interessate”. Tutto questo non ha fatto mai recedere, però, le autorità di Abuja dallo spingere duramente contro Boko Haram e i santuari dello Stato Islamico nel Nord del grande Paese americano.

A dicembre, in un’occasione, anche gli Stati Uniti si sono uniti all’attacco ai jihadisti, con il raid missilistico nel Nord-Ovest condotto contro l’Isis, poco dopo che proprio i caccia nigeriani si erano rivelati, una volta di più, la punta di lancia di Abuja colpendo i golpisti che avevano provato a rovesciare il governo del vicino Benin. In questo caso, la spinta a colpire Boko Haram si è rivelata tragicamente frettolosa e improvvida. Episodi del genere non solo rappresentano vere e proprie stragi, ma sono dimostrazioni della tragicità dei contesti locali dei Paesi africani, di fronte alle più profonde ramificazioni della minaccia degli insorti. La Nigeria ne è l’esempio. Resta la violenza dei raid e restano decine, forse centinaia di morti che rischiano di restare senza nome e senza storia in una delle tante guerre dimenticate del continente più conteso al mondo.