Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Il 26 novembre 2008 è una data entrata tristemente nella memoria collettiva di tutti i cittadini indiani. Quel giorno un commando di dieci terroristi seminò il panico nella metropoli di Mumbai provocando in contemporanea altrettanti attacchi che causarono la morte di 195 persone, in larga misura indiane. Lashkar-e-Taiba, un gruppo islamista pakistano considerato organizzazione terroristica, effettuò gli attacchi coordinati di sparatorie e bombardamenti che, complice la lunga operazione volta a stanare i terroristi nelle zone dove si erano asserragliati, raggiunsero la durata di quattro giorni in tutta Mumbai terminando il 29 novembre successivo.

L’operazione, addirittura più ampia di quella che avrebbe funestato Parigi il 13 novembre 2015, colpì Vile Parle, alla periferia di Mumbai (dove ci fu un’autobomba), il cantiere navale di Mazagon, colpito con esplosioni, la Stazione ferroviaria Chhatrapati Shivaji, il comando della polizia, il Leopold Café, il Teatro Metropolitano (luoghi dove vi furono attacchi con armi da fuoco e granate) e gli hotel Taj Mahal e Oberoi, oggetto di un assalto culminato in una presa di ostaggi e nel blitz delle forze di sicurezza indiane.

A tredici anni da quella triste giornata l’India cerca ancora di capire come sia stata possibile un’escalation tanto violenta. Ajmal Kasab, unico dei dieci attentatori sopravvissuto all’attacco, è stato giustiziato il 21 novembre 2012. Nel 2013 negli Usa Daood Gilani, terrorista pakistano-americano che oggi ha il nome di David Coleman Headly, è stato condannato a 35 anni di reclusione per il ruolo organizzativo svolto nell’attacco.

Gli agenti dell’Fbi hanno arrestato Gilani a Chicago nell’ottobre 2009, mentre era in procinto di prendere un volo per Philadelphia. Per evitare la pena di morte e l’estradizione in India ha parlato confessando di far parte di LeT dal 2002 e rivelando il suo coinvolgimento nell’operazione e ha collaborato nel processo contro un altro membro di punta del LeT, l’uomo d’affari pakistano-canadese Tahawwur Rana. L’India ha sempre richiesto la sua estradizione, per poterlo giudicare secondo le leggi indiane e ritenuto troppo leggera la condanna per chi aveva scelto e studiato i luoghi in cui si è consumato l’attacco il 26 novembre 2008.

In definitiva una capillare definizione delle indagini, soprattutto fuori dall’India, per capire come l’attentato sia stato pensato e in che ambienti si sia deciso di colpire Mumbai non è mai stata effettuata. Zaki-ur Rehman Lakhvi e Hafiz Saeed, i leater di Lashkar, non hanno pagato per l’attentato nonostante le indagini indiane abbiano accertato il loro ruolo. Un tribunale antiterrorismo del Pakistan nel 2020 ha condannato il secondo, fondatore del gruppo responsabile della strage di Mumbai del 2008, a 5 anni e mezzo di carcere con l’accusa di terrorismo per il suo coinvolgimento, ma la pena si diluirà in una sentenza di più lunga durata che Saeed sta attualmente scontando.

“Per anni, il Pakistan è stato sottoposto a forti pressioni internazionali per tentare di convincerlo ad agire contro Saeed e il gruppo islamista di Lashkar-e-Taiba. Gli Stati Uniti hanno offerto per la sua consegna un premio di circa 10 milioni di dollari”, ha scritto Sicurezza Internazionale. L’operazione verità su Mumbai, da parte pakistana, deve ancora essere compiuta fino in fondo, e appare preoccupante il fatto che nonostante l’ONU abbia designato l’altro principale indiziato, Lakhvi come terrorista globale, questi abbia potuto a lungo risultare libero di vagare ovunque in Pakistan. A seguito di pressioni internazionali, è stato incarcerato da un tribunale antiterrorismo in Pakistan per accuse di finanziamento del terrorismo, ma l’India ha ritenuto “una farsa” questa mossa.

L’India ha ribadito la necessità di una pressione globale sul Pakistan. “Spetta alla comunità internazionale chiedere conto al Pakistan e garantire che intraprenda azioni credibili contro i gruppi terroristici, le infrastrutture terroristiche e i singoliterroristi”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri indiano Anurag Srivastava. E mentre nella giornata del 26 novembre 2021 a Mumbai il Governatore del Maharashtra Bhagat Singh Koshyari deponeva dei fiori in onore dei caduti che hanno perso la vita per neutralizzare i terroristi a Mumbai nel 2008 il governo di Narendra Modi aumentava le sue pressioni su Islamabad. Dare giustizia alle vittime di Mumbai passa anche per la chiarezza definitiva sui mandanti dell’operazione, sui problemi legati al controverso retroterra pakistano di LeT e sul coinvolgimento effettivo degli apparati di Islamabad. Chiarire cosa accadde nella preparazione del terribile attentato di 13 anni fa è fondamentale perchè  India e Pakistan possano costruire una relazione onesta e sincera in futuro.

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