Nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, una decina di persone è rimasta uccise a seguito di un attacco ad un pullman a circa 60 chilometri da Antadora, nel distretto di Macomia. Le autorità sospettano che dietro all’attacco ci sia la mano di una cellula islamista attiva nella regione dal 2017, abitata principalmente da fedeli musulmani. Il pullman, che al momento dell’attacco stava trasportando circa venti persone, è stato dato alle fiamme ed alcuni dei sopravvissuti avrebbero cercato la fuga, venendo però colpiti dalle armi bianche in possesso degli assalitori.
La mano di Al Sunna wa’ Jama’a
L’attacco è stato attribuito al momento alle forze jihadiste attive nella regione, rilanciando in Mozambico la paura per il terrorismo islamico. Il governo di Maputo ha già fatto sapere che intende andare a fondo nella questione, aumentando anche eventualmente il numero delle forze dell’ordine presenti nella regione. Tuttavia, la piaga jihadista non sembra di così facile controllo, anche a causa del clima di instabilità che sta attraversando in questo momento la regione.
La presenza jihadista nell’area è aumentata negli ultimi due anni, contestualmente anche agli interessi internazionali che hanno contribuito ad aumentare le tensioni nella regione di Cabo Delgado. La zona è infatti ricca di giacimenti di gas naturale che hanno attirato le attenzioni soprattutto della Russia, che ha già inviato nel territorio i propri contingenti. Negli ultimi mesi si sono già verificati conflitti a fuoco con le forze terroristiche locali ed i contractor russi, come nel caso dello scontro del 10 ottobre scorso nel quale persero la vita due unità di Mosca.
I legami con Al Shabaab
I legami delle forze locali e quelle attive nel Corno d’Africa non si limitano al semplice passaggio di informazioni. Le cellule di Al Shabaab e di Al Sunna wa’ Jama’a sono in stretto contatto, accomunate dalle volontà di limitare le ingerenze estere nei Paesi per mantenere un più facile controllo nelle regioni in cui attualmente operano. Particolare questo che va necessariamente a crescere la forza delle fazioni.
Gli stessi leader delle formazioni di Al Sunna, secondo quanto riportato dall’Osservatore Romano, sarebbero stati formati nei campi d’addestramento della compagine terroristica somala e solo in seguito avrebbero formato le cellule operative in Mozambico. Nuro Adremane e Jafar Alawi potrebbero avere dunque anche obiettivi in sintonia con Al Shaabab, alimentando la paura del governo di Maputo di vedere accrescere la presenza jihadista nel nord del Paese, qualora ce ne fosse la necessità. Motivo, questo, che nei mesi scorsi ha convinto il Mozambico a farsi affiancare dalla Russia, anche a costo di dover cedere l’utilizzo dei giacimenti di gas ad investitori di Mosca; andando a delineare gli scenari economici futuri del Paese. Con il Jihad che, anche questa volta, opera nelle zone a più alto interesse produttivo e dimostrando come, più che da basi religiose, sia spinto soprattutto da interessi economici.