L’ultimo episodio è stato l’attacco al villaggio di Meza, nel distretto di Ancuabe, dove i terroristi di Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a, conosciuto anche come Isis Mozambico, hanno dato alle fiamme la chiesa di San Luigi di Montfort e hanno rapito una ventina di civili.
Tutto accaduto a Cabo Delgado, la provincia più settentrionale del Mozambico che dal 2017 è sconvolta da questo gruppo affiliato allo Stato islamico, che controlla intere province e terrorizza la popolazione.
Questa chiesa, costruita nel 1946, rappresentava il simbolo dell’impegno missionario in questa area e la sua distruzione è stata vista dagli islamisti come lo sradicamento delle radici cristiane degli abitanti della zona. Cabo Delgado è l’unica provincia mozambicana a maggioranza musulmana e allo stesso tempo è anche la più lontana dalla capitale e la più povera. I terroristi , localmente chiamati al Shaabab, cioè i giovani, hanno iniziato ad organizzarsi nel 2007 grazie al proselitismo di predicatori arrivati qui da Kenya e Tanzania. Nei suoi primi anni non avevano creato grandi problemi alle forze militari di Maputo, ma dal 2017, con l’affiliazione allo Stato islamico, si sono riorganizzati e modernamente armati, diventando un enorme minaccia per la stabilità dello stato. In meno di dieci anni sono stati ucciso più di 300 cattolici, la maggior parte dei quali sono stati decapitati, compresi parroci, sacrestani e suore.
Contemporaneamente sono state distrutte 117 chiese, di cui 23 soltanto nel 2025, mentre i rapimenti sono stati oltre 2000, una parte a scopo di lucro e l’altra per conversioni forzate o per ridurre le donne a schiave sessuali. La situazione è molto complicata e l’esercito mozambicana è apparso inerte di fronte agli attacchi alla popolazione. A metà aprile una piazzaforte dei militari di Maputo è stata attaccata dai terroristi e data alle fiamme, otto soldati sono stati uccisi e gli altri sono scappati nella boscaglia. Questo presidio era stato creato proprio per garantire la sicurezza della popolazione locale e adesso non esiste più.
A Cabo Delgado è stato scoperto il più grande giacimento di gas liquefatto dell’intero continente africano ed anche Eni ha enormi interessi in questa area, anche se è la francese Total che detiene la maggioranza delle azioni. Il governo del presidente Chapo, dopo che i suoi predecessori avevano assodato mercenari sudafricani e poi anche i contractor russi del Wagner group, ha accettato che la Francia ingaggiasse le forze speciali del Ruanda per difendere il giacimento. I militari ruandesi hanno preso il controllo della penisola di Afungi, dove si trova il gas, ma tutte le aree interne sono state abbandonate e adesso sono amministrate dai jihadisti che impongono tasse e la legge islamica. Nella primavera del 2021 Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a ha preso il controllo della città di Palma per due giorni, costringendo gli occidentali presenti a fuggire via mare e distruggendo tutti i simboli cristiani. Dopo la faticosa riconquista di questa città era intervenuta una missione internazionale guidata dal Sudafrica, che aveva temporaneamente ristabilito l’ordine, ma che era stata poi fortemente ridimensionata per questioni economiche.
Nel settembre del 2022 a Chipene, al confine fra le province di Cabo Delgado e Nanpula, era stata assassinata la suora italiana Maria De Coppi di 83 anni che da quasi 60 viveva in Mozambico, dove aveva ottenuto anche la cittadinanza. La religiosa era stata assassinata nel tentativo di aiutare le ragazze che vivevano nella scuola a scappare dai terroristi che volevano rapirle. La posta in gioco è altissima perché le riserve di gas del Mozambico sono stimate in 2.800 miliardi di metri cubi, facendone uno dei maggiori giacimenti al mondo e vista la situazione globale il suo controllo diventa determinante. Tutto sulla pelle della popolazione civile in questi anni ha visto quasi 7000 morti e 1,3 milioni di sfollati che non possono tornare nelle loro case per non finire nella morsa del jihadismo.