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Nella giornata di ieri un lupo solitario armato di kalashnikov ha aperto il fuoco in piazza Lubyanka, uno dei centri nevralgici della capitale, nei pressi dell’isolato che ospita gli uffici del Servizio di Sicurezza Federale, popolarmente noto come Fsb. L’attacco si è concluso con due morti, un poliziotto e l’assalitore, e con cinque feriti, quattro agenti ed un civile.

Alcuni rapporti iniziali riferivano della presenza di almeno tre persone armate che avrebbero tentato di entrare nella sede dei servizi segreti, ma tale versione è stata smentita rapidamente.

Pur in assenza di rivendicazioni e di informazioni ufficiali circa l’identità e i moventi dell’uomo, si rafforza con il passare delle ore la pista terroristica e gli investigatori sono al lavoro per appurare se sia stata una coincidenza o un fatto voluto che l’attacco contro l’entità più potente del paese sia avvenuto nel giorno in cui ne cadeva l’anniversario della fondazione e mentre il presidente Vladimir Putin partecipava ad un evento organizzato in relazione a tale commemorazione.

L’attacco

Piazza Lubyanka, Mosca: un uomo con lo zaino in spalla tenta di superare i controlli all’entrata dello storico edificio che dal 1917 ospita gli uffici dei servizi segreti, in epoca post-sovietica ribattezzati Fsb ma in passato fondati originariamente sotto il nome di Cheka, poi gradualmente trasformata nel celebre Kgb. Ne scaturisce una colluttazione, a cui fa’ seguito una pesante sparatoria dopo che l’uomo si rivela armato di kalashnikov. Lo scontro a fuoco inizia nei pressi dell’edificio, ma termina in strada dopo un breve inseguimento.

L’edificio si trova a poca distanza dal Cremlino, ragion per cui il centro cittadino viene chiuso per alcune ore da un imponente cordone di sicurezza anche alla luce dei rapporti discordanti che parlano di un commando di tre assalitori, di cui due sarebbero fuggiti dopo l’uccisione del complice. Cinque ambulanze giungono sulla scena del crimine ed il presidente Putin viene immediatamente avvertito dell’accaduto.

Fin da subito i media e le autorità notano un’inquietante coincidenza: l’attacco è avvenuto lo stesso giorno in cui si commemora la nascita della Cheka, la polizia segreta fondata su ordine di Lenin all’indomani della rivoluzione d’ottobre che nel tempo si è gradualmente evoluta nel Kgb.

A qualche chilometro di distanza, Putin stava ringraziando l’intero corpo dei servizi segreti per il lavoro svolto nel mantenere sicuro il paese: il 2019, infatti, è stato un anno intensissimo dal punto di vista dell’antiterrorismo con 78 cellule neutralizzate, quasi 900 persone arrestate, 50 attentati sventati e oltre 50mila siti web oscurati perché contenenti propaganda terroristica.

Ed è proprio su questo punto che stanno focalizzando le indagini gli investigatori, perché se la curiosa sincronizzazione non fosse un caso ma il frutto di un piano preciso, significherebbe che l’obiettivo del lupo solitario era proprio di attaccare la credibilità delle istituzioni.

Gli ultimi aggiornamenti

In mattinata alcuni media russi hanno iniziato a diffondere le prime indiscrezioni circa l’identità dell’assalitore che, però, ancora non hanno ricevuto conferma ufficiale da parte delle autorità. Si tratterebbe di una ex guardia di sicurezza 39enne,Yevgeny Manyurov, originaria di Podolsk, non lontano dalla capitale, che, stando ai genitori, negli ultimi tempi avrebbe manifestato comportamenti sempre più strani, fra cui farsi crescere oltremodo la barba e lunghe e frequenti telefonate con “degli arabi”. La trasformazione di Manyurov in uno “zombie” sarebbe iniziata poco dopo la sua assunzione all’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti.

Stando alle stesse fonti, la residenza dell’uomo sarebbe stata già perquisita e gli agenti avrebbero recuperato e sequestrato un piccolo arsenale, tra l’altro composto da due pistole e due fucili semi-automatici.

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