Oltre 200mila jihadisti nel mondo. Al Qaeda e l’Isis sono più pericolosi che mai. A un anno dalla liberazione di Raqqa e la distruzione del califfato l’esercito dei “jihadisti salafiti” è tornato a crescere e ha quasi raggiunto, per numero di combattenti, il picco del 2016.

Uno studio del Csis, the Center for Strategic and International Studies, il più dettagliato di questo tipo mai pubblicato, censisce 65 gruppi “jihadisti salafiti” nel mondo, in leggero calo dai 68 del 2016. I miliziani sono stimati in 230mila, il 5 per cento in meno del 2016 quando il califfato era nella sua massima espansione, ma il quadruplo rispetto al 2001, quando erano circa 66mila.

I Paesi con più combattenti sono Siria (70mila) Afghanistan (64mila), Pakistan (39mila), Iraq (15mila), Nigeria (6900), Somalia (7200). I due gruppi principali sono Al Qaeda e Isis. Fra i Paesi più esposti ci sono la Somalia e il Kenya dove gli Al Shabaab hanno condotto nel 2017 un quarto di tutti gli attacchi attribuiti ad Al-Qaeda, 350 su circa 1400 nel mondo.

Tutto ciò a quasi 20 anni di guerre al terrorismo condotte dagli Stati Uniti. Ci sono ancora alti livelli di violenza in Siria, Iraq da parte di gruppi salafiti-jihadisti. Ma sono preoccupanti anche gli scenari in Yemen, Sahel, Nigeria, Afghanistan e Somalia.

I gruppi terroristi operano ancora e sono disposti e in grado di usare la violenza per ottenere i propri obiettivi strategici e ideologici. La guerra al terrorismo non è vinta e sarebbe un grave errore considerala conclusa da parte degli Stati Uniti. Anche se Washington ha altre sfide internazionali rappresentate da Russia, Cina, Iran e Corea del Nord non deve distogliere le sue forze e la sua attenzione dalla guerra al terrorismo perché la minaccia rimane ancora notevole, suggerisce il think tank.

Le regioni con il maggior numero di combattenti sono il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Asia meridionale. Altre regioni, come il sud-est asiatico, hanno meno affiliati. Ma non tutti questi gruppi stanno pianificando attacchi contro gli Stati Uniti o altri paesi occidentali. Alcuni hanno solo interessi locali. Ma questi dati e tendenze sono comunque da tenere in conto. Anche perché la guerra è sbarcata da tempo anche in Occidente, dove gli jihadisti negli attacchi terroristici hanno utilizzato tattiche abbastanza rudimentali, come i veicoli usati per uccidere i pedoni, rudimentali dispositivi esplosivi, coltelli, spade, armi leggere e oggetti contundenti come martelli. Lo studio rende chiaro che  l’ideologia “jihadista salafita” continua a fare proseliti dalle Filippine al Marocco e la guerra al terrore è lontanissima dell’essere vinta.

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