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Mentre Barcellona era ancora sotto shock e iniziava la pietosa conta delle vittime dei feriti, un’altra città della Catalogna, Cambrils, diventava teatro di un altro episodio del terrorismo islamico. All’alba di venerdì, nella cittadina in provincia di Tarragona, i Mossos d’Esquadra, i poliziotti della comunità catalana, hanno abbattuto cinque terroristi mentre stavano mettendo a segno un altro attacco sullo stesso stile di quello che massacrato gli innocenti di Barcellona: un’auto sulla folla. C’è stata purtroppo una vittima, una donna che camminava per le vie del paese, ma il fatto che la polizia abbia intercettato l’auto dei terroristi ha evitato che ci fosse una mattanza simile a quella che ha colpito la capitale della Catalogna. Non si sa ancora con certezza se gli islamisti volessero colpire di nuovo Barcellona, spostandosi con un’altra auto della morte, oppure colpire direttamente la cittadina della Costa Dorada, in questi giorni piena di turisti e villeggianti. Quello che è certo è che Cambrils, per fortuna, seppur con una vittima innocente, è stata il luogo della battaglia finale in cui è terminato l’orrore della notte che ha sconvolto la Spagna.

In molti si sono stupiti della scelta di Cambrils. Perché una delle tante città della Costa Dorada? In fondo si parla di una città che conta 33mila anime, un luogo turistico sì, ma niente a che vedere con le grandi località balneari che rendono i mari spagnoli fra i più frequentati di turisti del mondo. Barcellona era un simbolo, Cambrils, tutto sommato, no. Una nuova strategia del terrore che colpisce indistintamente qualsiasi centro urbano? Un assalto non voluto, ma creato a causa dell’intervento degli agenti dei Mossos? Per ora non si hanno risposte. Tuttavia questo nome, Cambrils, che sembra essere assolutamente privo di valore o simbologie, non è del tutto nuovo per ciò che riguarda il terrorismo internazionale di stampo islamista. Al contrario, Cambrils riveste un ruolo centrale proprio nel primo dei grandi attentati di matrice islamica che ha sconvolto l’Occidente: l’attacco alle Torri Gemelle.

Quando nel settembre del 2001 due aerei di linea si schiantarono contro le Torri Gemelle, sconvolgendo per sempre la vita degli Stati Uniti e di tutto il mondo, tutti puntarono il dito sul Medio Oriente, in particolare sul Golfo Persico. Doveva essere lì, fra Riad e le altre città del mondo arabo, la culla dell’attacco. Eppure, nonostante tutto, una tappa fondamentale nel processo di pianificazione dell’attentato del 2001e della sua esecuzione è stata proprio vicino a Tarragona: a Cambrils. È stato Ramzi Binalshibh, arrestato nel 2002 in Pakistan, ad affermare di fronte ai giudici, nel 2004, di aver incontrato il capo del commando suicida di Al Qaeda, Mohamed Atta, nella comunità catalana per gli ultimi dettagli sull’esecuzione dell’attacco alle Torri Gemelle. Secondo quanto ricostruito da Binalshibh, la preparazione dell’operazione ebbe inizio con l’arrivo dei due terroristi all’aeroporto di Reus l’8 luglio del 2001, dove affittarono un’auto per spostarsi dalla zona.

Durante i successivi otto giorni, ci sarebbero stati numerosi incontri fra gli organizzatori dell’attentato, e i terroristi presero alloggio in differenti alberghi nella cittadina di Cambrils. Erano in tre, ma la terza persona ancora non si è riuscita a identificare. Mohamed Atta, l’egiziano che guidò il commando suicida che ha dirottato il volo American Airlines 11, prese una stanza all’Hotel Sant Jordi, poi si spostò al Montsant e Playa Hotel e infine lasciò la città per incontrare il gruppo terroristico che ha dirottato il volo dell’American Airlines e della United Airlines. Binalshibh, lui non egiziano, ma di origine yemenita, si sa che si è registrato come cliente dell’Hotel Mónica di Cambrils, dove ha soggiornato prima di partire per la Germania dall’aeroporto di Reus. Binalshibh è stato imprigionato a Guantánamo e nel 2004 ha confessato: disse che era stato a Cambrils, dove il piano ha iniziato a concretarsi dopo la preparazione pluriennale ad Amburgo.

Se la scelta di Cambrils sia stata casuale o meno, non è dato saperlo. Certamente, conoscendo il passato recente della città in tema di terrorismo islamico, qualcosa non torna. È strano, o comunque molto curioso, che nella stessa località di mare spagnola si siano incontrati nel 2001 gli attentatori dell’11 settembre e nel 2017 sia diventata teatro di una sparatoria che ha evitato una strage a bordi di un’Audi A3. Che ci sia un filo rosso chiaro fra questi due episodi è tutto da dimostrare, ma simbolicamente è già qualcosa che fa riflettere, quasi fosse un passaggio ideale di staffetta fra un certo tipo di terrorismo, quello dei commando specializzati in attacchi devastanti e altamente tecnici dei primi anni Duemila, e quello di oggi, per cui bastano 60 euro di noleggio di un furgone e la follia del radicalismo islamico. Cambrils, suo malgrado, di fronte alle placide acque del Mediterraneo, è diventata la sede di questo orrendo passaggio di consegne.

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