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Il Crocus City Hall è uno dei centri commerciali più grandi dell’area di Mosca. Qui, specialmente quando si avvicina il weekend, si riversano migliaia di cittadini. Ci si arriva in metro, così come dall’ultimo “ring” della tangenziale che circonda la capitale russa. In poche parole, la struttura è l’ideale per lo svago moscovita ma purtroppo anche per chi nella giornata di venerdì è uscito armato con l’intenzione di creare il più grande danno possibile alla popolazione.
Quando nella tarda serata le stesse agenzie russe hanno iniziato a battere la notizia di esplosioni e sparatorie all’interno del Crocus City Mall, i cittadini dell’intera federazione hanno subito intuito di essere sotto attacco. Di essere nuovamente nella stessa situazione dell’ottobre del 2002, quando un commando di terroristi ha attaccato un altro luogo affollato, il teatro della Dubrovka.
Dalle prime immagini alla rivendicazione dell’Isis
L’orrore, come spesso capita nell’era dei social, ha in primo luogo viaggiato su internet. Sono stati i canali Telegram i primi a rilanciare i video girati da chi ha avuto la sfortuna di trovarsi nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato. Il rumore degli spari a fare come eco, poi quello delle urla di chi si trovava all’interno dell’auditorium, l’area maggiormente bersagliata dagli attentatori. E a un certo punto sono apparsi anche i volti degli stessi autori della strage: armi in mano e bersaglio puntato contro chiunque sia capitato davanti a loro, è così che più di 80 persone sono state uccise senza alcuna pietà e senza alcun motivo.
La dinamica ha ricordato molto proprio quella dell’irruzione all’interno del Dubrovka e quando i russi hanno visto gente sotto le poltrone del teatro e il fumo alzarsi dal tetto della struttura, tutti hanno pensato proprio a quanto accaduto più di vent’anni fa. Nessuno quindi è rimasto sorpreso quando, direttamente dai canali di informazione ricollegabili all’Isis, lo Stato Islamico ha rivendicato l’attacco. Anche se al momento le autorità russe, circa l’attendibilità della rivendicazione, non si sono ufficialmente espresse.
L’avviso degli Usa
Del resto, già a inizio mese erano arrivati i primi allarmi circa la possibilità di attacchi in Russia effettuati da gruppi estremisti. A darne notizia l’8 marzo scorso era stata la stessa ambasciata Usa di Mosca, la quale in un comunicato aveva invitato i propri connazionali presenti nella capitale russa a evitare luoghi affollati. Luoghi come quello attaccato venerdì sera dal commando terrorista.
Mentre erano ancora all’opera i soccorritori, da Washington hanno ufficialmente confermato l’esistenza di un’allerta relativa alla Russia. Funzionari del dipartimento di Stato, hanno rivelato alla Cnn che i servizi di sicurezza statunitensi, nel giorno dell’alert emanato dall’ambasciata, avevano girato le informazioni ai colleghi russi. La collaborazione tra le due intelligence non è però bastata: la macchina terroristica era evidentemente già avviata, collaudata e (forse) impossibile da scovare.
I primi arresti
Il bilancio al momento parla di 93 civili uccisi. Un numero cresciuto soprattutto nella notte, quando i soccorritori hanno potuto fare il loro ingresso nell’area dell’auditorium del Crocus City Mall. Chi si trovava qui e non è riuscito a scappare subito, non ha avuto purtroppo scampo: o è stato ucciso dagli assalitori oppure dalle esalazioni dell’incendio scoppiato poco dopo l’irruzione.
Il commando che ha partecipato all’azione era composto probabilmente da sei persone, almeno stando ad alcune immagini di videosorveglianza in cui si nota un furgone bianco da cui scendono per l’appunto sei uomini armati. Uno di loro è stato preso dalle forze di polizia poco fuori il centro commerciale. Gli altri invece si sono dati alla fuga. Ed è forse questo l’elemento inedito e particolare dell’attentato di venerdì: questa volta tra i terroristi islamisti non ci sono stati kamikaze in azione, cinque su sei sono tornati nelle proprie basi sfuggendo alle forze di sicurezza.
Se l’assalto con granate e con fucili all’interno di un luogo affollato rendono la dinamica molto vicina a quella di un’azione jihadista, l’assenza di kamikaze rappresenta una novità: nelle azioni portate avanti dall’Isis, il “martirio” degli autori delle stragi non solo è messo in conto ma è anche contemplato come elemento ultimo di una missione.
Intanto il Cremlino ha fatto sapere che l’Fsb, il servizio di sicurezza erede del Kgb, ha tratto in arresto nella mattinata di sabato 11 persone. Di queste, 4 avrebbero avuto un ruolo diretto nell’attentato di venerdì sera. Gli arresti, è stato sottolineato in una nota della presidenza russa, sarebbero avvenuti poco lontano dal confine con l’Ucraina.
La pista tagika
L’Fsb sarebbe arrivato al commando in azione venerdì a Mosca seguendo la Renault Symbol bianca osservata in alcune immagini al di fuori del centro commerciale attaccato. A bordo del mezzo, secondo le forze di sicurezza, erano saliti proprio gli autori della strage. L’auto, secondo quanto fatto trapelare dai media russi, sarebbe di proprietà di un cittadino originario del Tagikistan.
In alcune immagini diffuse sui canali Telegram, si nota la vettura bianca appena fermata dalle forze di sicurezza in una strada di campagna. L’area in questione è quella della regione di Bryansk, non lontana dal confine con l’Ucraina. In altri video, si notano gli uomini a bordo appena ammanettati e circondati da personale delle forze di sicurezza. Anche loro, al pari del proprietario dell’auto, sarebbero tagiki. Uno di loro avrebbe dichiarato agli uomini in divisa di essere arrivato in Russia dopo aver fatto scalo in Turchia.
Da Dušanbe, capitale del Tagikistan, il governo locale ha però smentito ogni coinvolgimento di cittadini tagiki nella vicenda. Sono state espresse preoccupazioni a riguardo per l’incolumità delle persone di origine tagika residenti in Russia.
L’area in cui i sospetti terroristi sono stati rintracciati, dista da Mosca almeno 340 km. Una circostanza che suscita perplessità sulla reazione delle forze di sicurezza russe: gli uomini a bordo dell’auto bianca infatti, hanno potuto viaggiare indisturbati per tutta la notte. Elemento sottolineato anche da diversi canali Telegram russi.
Mosca punta su Kiev, Washington sostiene la pista dell’Isis
La vicinanza del confine ucraino ha fatto trapelare, nelle reazioni giunte dalla capitale russa, il sospetto su possibili coinvolgimenti di Kiev. Alcuni deputati della Duma hanno esplicitamente parlato della pista ucraina a proposito dell’attentato di Mosca. Tra questi anche Alexey Chepa, del partito Russia Giusta, secondo cui “tutti questi eventi sono ricollegabili all’Ucraina”. Al momento, anche su questo fronte, non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte del governo russo. In mattinata era stato annunciato un discorso del presidente Vladimir Putin, rinviato però per non meglio precisati “motivi tecnici”, così come riportato da alcuni canali Telegram.
Dagli Usa i media hanno riportato invece come, secondo le forze di sicurezza statunitensi, l’attentato è attribuibile all’Isis. E questo in virtù dei dati già in possesso dell’intelligence di Washington alla base dell’allerta lanciata a inizio marzo su possibili attentati a Mosca. La costola dell’Isis che avrebbe agito sarebbe quella afghana e centroasiatica, nota con la sigla Isis-K.
Il gruppo in questione ha firmato molti recenti attacchi terroristici in Afghanistan e avrebbe sempre più seguaci sia tra i membri della minoranza tagika nel Paese governato dai talebani che, al di fuori dei confini afghani, nelle ex repubbliche sovietiche centroasiatiche. Interessante in tal senso è la dichiarazione degli stessi talebani, i quali in una nota a firma del loro ministero degli Esteri hanno anche loro attribuito l’attentato di Mosca all’Isis-K.
Kiev: “Le dichiarazioni dell’Fsb sono farneticanti”
A commentare la vicenda da Kiev nelle ultime ore è stato Andriy Yusov, rappresentante della Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa dell’Ucraina: “Questa particolare dichiarazione e questa informazione, ovviamente, sono sciocchezze – si legge in una dichiarazione apparsa sui media ucraini – Queste dichiarazioni dell’Fsb sono pensate sia per le persone completamente ignoranti che per la popolazione russa zombificata. Immaginare che dopo più di due anni di invasione su vasta scala, i terroristi si stiano dirigendo verso le regioni di confine, che ora sono più sature di forze di sicurezza, servizi speciali e militari, penso che i commenti siano superflui qui”.
Dello stesso tenore anche le dichiarazioni di Mikhahilo Podolyak, collaboratore del presidente ucraino Zelensky: “Ci aspettavamo la versione dei funzionari russi della ‘traccia ucraina’ nell’attacco terroristico al Crocus City Hall – ha dichiarato su X – Primitivismo e prevedibilità sono le caratteristiche ideali dei servizi di sicurezza russi. Ancora una volta, l’Fsb lo conferma, ma qualsiasi tentativo di collegare l’Ucraina all’attacco terroristico è assolutamente insostenibile e l’Ucraina non ha il benché minimo collegamento con questo incidente”.
Putin: “I terroristi hanno agito come i nazisti, li puniremo”
Vladimir Putin si è rivolto alla nazione poco dopo l’ora di pranzo. Il presidente russo ha in primo luogo proclamato un giorno di lutto nazionale per le vittime dell’attentato di venerdì. Successivamente, ha promesso di prendere e punire esecutori e mandanti dell’attacco: “I criminali hanno ucciso e sparato a sangue freddo ai russi a bruciapelo, proprio come facevano i nazisti – ha dichiarato il capo del Cremlino – Tutti gli autori, gli organizzatori e i mandanti dell’attacco terroristico a Crocus saranno giustamente puniti”.
Un passaggio del suo discorso è stato dedicato all’Ucraina: “Tutti coloro che hanno sparato e ucciso persone sono stati trovati e arrestati, si stavano dirigendo verso l’Ucraina – ha proseguito Putin – dove sul lato ucraino è stata preparata una ‘finestra’ per attraversare il confine. Siamo di fronte a un omicidio di massa preparato del nostro popolo”.
La rivendicazione dell’Isis spunta anche su Amaq
Sul principale organo di stampa legato allo Stato Islamico, ossia il canale Amaq, sono intanto apparse le foto dei quattro presunti attentatori di Mosca. Nell’articolo, oltre alla rivendicazione degli attacchi, è stato sottolineato che tre terroristi hanno sparato sulla folla mentre un quarto ha agito utilizzando una bomba incendiaria. Non ci sono conferme ufficiali sull’autenticità o meno del comunicato di Amaq.
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