Per la prima volta un team investigativo delle Nazioni Unite rivela di aver identificato 160 sospetti jihadisti, colpevoli di crimini di guerra contro la comunità yazida nel nord dell’Iraq nel 2014.

Si tratta del primo annuncio di rilievo fatto dalla squadra fondata un anno fa ed istituita con una Risoluzione 2379 (2017) del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il capo della squadra investigativa, l’avvocato inglese ed esperto di diritto internazionale Karim Ahmad Khan ha dichiarato che il team ha incontrato incessantemente i capi tribali, superstiti e familiari delle vittime dell’Isis ad Erbil, nella Piana di Ninive, Tal Afar e Mosul. Nonostante le difficoltà nel ricordare dei momenti difficili, Khan ha affermato che molti dei superstiti non si sono voluti tirare indietro e hanno comunque testimoniato le violenze subite.

Un team internazionale per trovare i colpevoli

Il lavoro svolto dalla squadra dell’Onu è stato condotto in collaborazione con il governo nazionale dell’Iraq e con quello regionale del Kurdistan iracheno. Reparti composti da esperti di tutte le organizzazioni hanno incominciato ad esaminare il territorio del nord dell’Iraq, trovando 79 fosse comuni dove giacevano i resti degli yazidi, massacrati dalle bandiere nere nell’estate del 2014.

Il governo iracheno ha messo a disposizione dell’equipe delle Nazioni Unite alcuni ex combattenti dello Stato Islamico, ora detenuti nelle loro carceri, per poter raccogliere testimonianze anche da parte dei perpetratori delle violenze.  “Questa assistenza da parte delle autorità di Baghdad dimostra che una forma di collaborazione con l’Iraq è possibile per il futuro,” ha dichiarato il responsabile Onu Khan.

Chi giudicherà i criminali dell’Isis?

“Ora l’obiettivo è quello di compilare al più presto i fascicoli da presentare al tribunale che si riterrà più opportuno per giudicarli,” ha continuato il responsabile del team investigativo delle Nazioni Unite. Questo apre per l’ennesima volta l’annosa questione su come e dove i jihadisti dell’Isis, riconosciuti colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, debbano essere giudicati. L’Iraq, dalla fine della guerra contro il Califfato, si è immediatamente fatto avanti proponendosi di giudicare su territorio iracheno i tagliagole dell’Isis, incluse le migliaia di foreign fighter. La soluzione irachena aveva trovato nella Francia di Emmanuel Macron il primo grande sostenitore. Ma il problema principale per questa soluzione è il fatto che secondo la giurisdizione irachena per i reati quali terrorismo, vige la pena capitale.  Dall’altro lato però, l’opzione di creare una sorta di Norimberga dell’Isis in territorio curdo, dove non vige la pena di morte, è ormai quasi tramontata dopo l’inizio dell’offensiva turca nella Siria nord-orientale.

Il team Onu valentemente continua ad investigare e individuare i sospetti criminali di guerra ed ex leader del Califfato ma senza una volontà politica di voler veramente perseguire questi jihadisti, tutte queste attività potrebbero rimanere buone solo per qualche comunicato stampa in più e non per la ricerca di giustizia chiesta dalle vittime dei soprusi subiti degli ex seguaci di Al-Baghdadi.


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