Sono tante le ragioni che rendono preziosa la lettura di Sangue occidentale (da oggi in edicola con ilGiornale e in libreria), il libro che Matteo Carnieletto e Andrea Indini hanno dedicato ai colpi terribili che, tra 2015 e 2016, il jihadismo islamico ha portato contro di noi. La documentazione impeccabile, i retroscena inediti, gli aneddoti, la capacità di cucire in un’unica trama fatti anche lontani l’uno dall’altro e che uno sguardo più superficiale potrebbe considerare slegati e non collegabili.
Il lettore non faticherà a identificare queste qualità, e di certo ne troverà altre. Se devo dire la mia, quel che più mi è piaciuto è che Sangue occidentale parla, è vero, dell’Isis, di Al Qaeda, delle strategie del terrorismo, dei suoi obiettivi e dei suoi fallimenti (perché, per fortuna, ci sono pure quelli). Ma così facendo, finisce per indagare a fondo su quanto in effetti più conta, sull’elemento in ogni caso decisivo: cos’è, come si comporta e come si trasforma l’Occidente europeo nel terrorismo.
Dico “nel terrorismo” perché da molti decenni, ormai, il nostro mondo è immerso nell’adrenalina generata dal mostro terrorista. Uno stato di panico e mobilitazione cominciato assai prima delle Torri Gemelle (2001), addirittura nei primi anni Ottanta quando i “mujaheddin del popolo” conducevano la loro jihad contro gli europei russi, allora politicamente sovietici, alimentati dalla solita filiera del denaro che partiva dalle petromonarchie del Golfo Persico, fluiva attraverso il reticolo delle finte organizzazioni umanitarie e di beneficenza e infine si riversava sui gruppi armati.
Almeno quattro decenni, quindi, durante i quali abbiamo visto lo stesso terrorismo prendere nomi diversi, dotarsi di tattiche diverse, colpire in luoghi diversi, abbeverandosi però alle stesse fonti e perseguendo gli stessi fini. Alla fine fine, quindi, il terrorismo islamico è cambiato poco. E noi? Noi, quanto siamo cambiati? Quanto è cresciuta la nostra capacità di prevenire e rispondere, e soprattutto di capire?
Uno dei gran pregi del libro, lo ripeto, sta proprio nel darci una lunga serie di elementi utili per rispondere a queste domande. E lo fa fin dall’inizio, affrontando subito certi nodi cruciali. Che cosa sappiamo, esattamente, sulla strage di Nizza del luglio 2016, quando lo squilibrato Mohamed Bouhlel uccide 84 persone travolgendole con un camion? Perché tutte quelle falle nella sicurezza in una data cruciale (la Festa della Repubblica) in una città cruciale (Nizza si è già rivelata sensibile alle infiltrazioni islamiste) di un Paese già così duramente colpito l’anno prima a Charlie Hebdo e al Bataclan? Perché il ministero degli Interni esercita quelle clamorose pressioni sui responsabili locali affinché indichino uno spiegamento di polizia in realtà mai avvenuto? Perché la magistratura ordina che tutte le immagini video dell’attentato debbano essere cancellate?
Carnieletto e Indini vanno a caccia di bruciato anche in Belgio (altro Paese d’Europa duramente colpito e rivelatosi, nella sorpresa generale, quasi un centro continentale di smistamento dei terroristi), in Germania (dove l’entusiasmo per l’arrivo per i rifugiati rapidamente si muta in tensione e sospetto) e persino negli Usa, dove gli attentatori tornano a colpire un Paese che, diretto da Barack Obama e Hillary Clinton (quand’era segretario di Stato) molto ha lavorato per dare, in Libia e in Siria, il colpo di grazia alla stabilità di un Medio Oriente già duramente scosso dall’invasione dell’Iraq nel 2003, favorendo così il diffondersi del fenomeno jihadista.Si diceva prima: domande e risposte. Il libro ci porta a concludere che dobbiamo fare ancora molti passi prima di poter seriamente pensare di sconfiggere il terrorismo islamico. Non sono le armi o le risorse, a mancarci. Ci fa difetto la disponibilità a capire, ad andare oltre i luoghi comuni del politicamente corretto. In definitiva, a riconoscere che le nostre ricette sono quasi sempre fallimentari e che i nostri alleati potrebbero invece essere i nostri peggiori nemici.
Detto questo, non perdetevi il resto di Sangue occidentale. Godetevi, anche se l’argomento è drammatico, i capitoli sulla formazione dei “lupi solitari” e di una generazione nuova di terroristi capaci di inserirsi perfettamente nell’Occidente da cui si sono fatti adottare, fino al momento di colpire. Studiate il ruolo dell’informatica nella nuova guerra transnazionale. Scoprite le relazioni tra jihadismo e traffico di essere umani, le porcherie degli scafisti, e anche il via vai dei miliziani attraverso il nostro Paese. Ripercorrete la strategia di agitazione e propaganda dello pseudo-Stato islamico. Il terrorismo è un oceano in tempesta di notizie, informazioni, voci ed eventi. Questo libro, però, è una barca sicura per navigarlo.
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