Il sanguinoso attentato di New Orleans, compiuto da un sospetto membro dell’Isis nella notte di Capodanno, e il mistero dell’esplosione di un Tesla Cybertruck fuori dal Trump Hotel a Las Vegas, hanno acceso l’attenzione sulla violenza interna negli Stati Uniti. Si rischia una nuova escalation terroristica nella superpotenza a stelle e strisce? Per capirlo, InsideOver ne ha discusso con Andrea Molle, studioso di fenomeni legati al radicalismo, all’estremismo e al terrorismo nelle società contemporanee, collaboratore di Start Insight e professore associato presso la Chapman University (Orange, California) dove insegna Relazioni Internazionali, Teoria dei Giochi e Metodi per la Ricerca.
L’attentato a New Orleans mostra l’attualità dell’allarme terrorismo negli Usa. A poca distanza da Magdeburgo, un attacco con modus operandi simile: era prevedibile?
Gli attacchi di questo genere, compiuti da individui radicalizzati ma non affiliati a organizzazioni terroristiche e condotti con strumenti di uso comune, come coltelli o veicoli, sono in costante aumento. Questi attacchi risultano particolarmente insidiosi rispetto a quelli più tradizionali, come l’utilizzo di ordigni esplosivi, poiché vengono compiuti da individui che non appartengono a gruppi già sotto l’attenzione delle autorità di polizia e non generano alcun segnale d’allarme, le cosiddette “red flag”, nelle fasi preparatorie. Per quanto riguarda la loro prevedibilità, è necessario distinguere tra la probabilità crescente del verificarsi di atti di questo tipo, che purtroppo sta diventando sempre più alta, e la possibilità di prevedere eventi specifici come quelli citati, per la quale non esistono strumenti analitici o di intelligence realmente efficaci. Ciò è dovuto principalmente alla difficoltà di identificare e monitorare i potenziali terroristi, oltre che di limitare l’accesso agli strumenti utilizzati, senza violare i diritti garantiti nei sistemi democratici.
Si sospetta che possa essere di matrice terroristica anche la vicenda che ha portato all’esplosione del Tesla Cybertruck fuori dall’Hotel Trump a Las Vegas. Qual è la sua opinione a riguardo?
Secondo le informazioni disponibili al momento, l’FBI starebbe indagando sull’evento come un possibile atto terroristico, compiuto utilizzando materiali facilmente accessibili al pubblico. Tuttavia, i dettagli sono ancora scarsi, ed è prematuro trarre conclusioni definitive. Pare che l’individuo che ha noleggiato il veicolo sia un veterano delle forze speciali dell’esercito americano, ma al momento non emergono ulteriori informazioni significative relative alle sue posizioni politiche o eventuali affiliazioni con movimenti estremisti della galassia del cosiddetto “homegrown terrorism”. Se la pista terroristica fosse confermata, considerando il luogo e il modello del veicolo coinvolto, non sarebbe comunque azzardato interpretare l’attacco come un gesto simbolico diretto contro il Presidente eletto Trump e il suo consigliere e sostenitore Elon Musk.
L’homegrown terrorism come possibile forma liquida e difficilmente gestibile di minaccia: come, ad esempio, si può manifestare?
Nel caso di New Orleans, ad esempio, l’attentatore risulta essersi autoaffiliato allo Stato Islamico. L’autoradicalizzazione e l’autoaffiliazione sono oggi molto comuni perché portano grossi vantaggi ai gruppi terroristici. Pur non esistendo un legame ufficiale, un gruppo può rivendicare, a costo zero, il successo di un attentato e nello stesso modo può negare il coinvolgimento nel caso di falliment
In generale, le polarizzazioni della società americana stanno creando problemi per possibili escalation?
Questa tendenza è comune in tutto il mondo occidentale, compresa l’Europa, ma gli Stati Uniti, per dimensioni e altri fattori, si collocano ancora una volta all’avanguardia. La polarizzazione politica non è una novità nella storia americana, ma l’attuale crisi economica, combinata con il susseguirsi di crisi internazionali nel contesto post-COVID, ha amplificato l’influenza di elementi estremi che da tempo fanno parte della cultura politica del paese. Ho scritto molto su teorie del complotto e sui cosiddetti “cittadini sovrani”, che rappresentano un esempio emblematico di questo ambiente, ma il fenomeno non si limita all’estrema destra. Anche movimenti che in Italia si potrebbero definire di estrema sinistra hanno il potenziale di generare disordini e conflitti nel prossimo futuro. Questo soprattutto dopo il risultato deludente del partito Democrati nelle passate elezioni presidenziali di Novembre 2024.
Donald Trump è pronto a tornare al potere. Nella sua seconda amministrazione punterà fortemente sulla sicurezza. Le minacce interne devono preoccupare?
Le minacce interne sono da tempo motivo di preoccupazione. L’FBI, una delle fonti più autorevoli in materia, ha lanciato l’allarme già da diversi anni, e l’amministrazione uscente lo aveva raccolto, inserendo il fenomeno delle minacce interne tra le priorità della propria politica antiterrorismo. Anche il Pentagono aveva espresso preoccupazioni, evidenziando il rischio di legami tra l’estremismo interno e il mondo delle forze armate, in particolare tra i veterani, storicamente una delle categorie più vulnerabili e trascurate della società americana. In questo contesto, l’evento di Las Vegas, qualora la pista terroristica fosse confermata, non rappresenterebbe una sorpresa. Anzi, sarebbe la conferma che le preoccupazioni dell’intelligence americana sono assolutamente fondate.
Quanto può influire su queste problematiche il tema, sempre scottante, delle armi?
Personalmente, sono sempre molto scettico quando si cerca di stabilire un legame diretto tra l’accesso alle armi da fuoco e il terrorismo, per tre motivi principali. In primo luogo, negli attacchi di questo tipo è evidente che le armi da fuoco non siano coinvolte, poiché vengono utilizzati strumenti di uso comune, il cui scopo principale non è certamente violento. In secondo luogo, i dati statistici sono chiari: la reale pericolosità delle armi da fuoco, in particolare delle pistole, è maggiormente legata alla correlazione con suicidi e incidenti domestici, mentre i cosiddetti “mass shooting” e soprattutto l’uso di armi a fini terroristici sono fenomeni relativamente rari. Infine, la violenza con armi da fuoco è statisticamente più diffusa proprio nelle aree che applicano regolamentazioni più restrittive, non perché vi sia un nesso diretto tra le restrizioni e l’uso improprio, ma perché si tratta di contesti già problematici dal punto di vista sociologico. In sintesi, al momento non ci sono evidenze che dimostrino un legame concreto tra terrorismo e disponibilità o accesso alle armi.

