Monsef El Mkhayar vuole tornare in Italia. Il ragazzo, che ha poco più di vent’anni, vuole tornare nel Belpaese dopo essere finito in regime di detenzione in Siria circa sessanta giorni fa, perché è da noi, pur cambiando più volte zona, che ha trascorso buona parte della sua giovinezza. Il marocchino non è nuovo a dichiarazioni di questa tipologia: le aveva già fatte nel corso del 2017.
A raccontare la storia in questione e i propositi di Monsef El Mkhayar è stata la Reuters, attraverso questa intervista rilasciatale in maniera diretta dal ventiduenne e in esclusiva. Il virgolettato dell’ ex combattente è esplicativo: “Desidero tornare in Italia dalla mia famiglia e dai miei amici … perché accettino e mi aiutino a vivere una nuova vita”. Non c’è alcuna intenzione, insomma, di celare al mondo questa aspirazione: tornare alla normalità. Per quanto sia possibile dopo aver combattuto in guerra dalla parte dei terroristi.
Sullo sfondo di ciò che dice ci sono le fasi finali di un conflitto bellico, quello siriano, dal quale gli estremisti islamici non sembrano disposti a uscire del tutto sconfitti. L’ex jihadista ha parlato di “cellule dormienti”, che starebbero nascendo e che sarebbero destinate a occupare l’Iraq e l’Est della nazione guidata da Bashar al Assad. A certificare come per l’Isis non è finita qui.
Non è la prima volta che si sente parlare di membri di Daesh in relazione all’Italia. Anche Samir Borguana, meno di quindi giorni fa, aveva rivelato agli Occhi della Guerra il suo desiderio di rincasare: “Sono stato un terrorista, ma adesso è finita e grazie a Dio sono ancora vivo. Spero un giorno di tornare a vivere normalmente in Italia con mia moglie ed i figli”. Tornado al caso di Monsef El Mkhayar, sembrerebbe che i giudici italiani – che lo hanno già condannato a otto anni per terrorismo – abbiano più di qualche perplessità rispetto a motivi per cui Monsef vuole tornare.
La sua è una vicenda di “influenza” e di “propaganda”. Non a caso si può leggere una definizione che lo accompagna spesso negli articoli che lo riguardano: quella di “reclutatore”. L’Isis, stando alle parole riportate dalla Reuters, avrebbe per Monsef una grave colpa: quella di aver distorto il vero significato e la vera giustizia che un califfato islamico dovrebbe incarnare. E il giovane, che in Italia ha avuto a che fare soprattutto con la città di Milano, ha affermato pure di credere ancora uno Stato a trazione islamica, un califfato appunto, contraddistinto però da altre caratteristiche rispetto a quello, ormai decaduto, di Daesh.