Lui molto probabilmente è in Siria, non ha più un territorio da controllare ma riesce a nascondersi nelle zone più impervie del deserto e da lì dettare ancora legge e condurre i terroristi che gli giurano fedeltà. Ma, stando alle dichiarazioni del suo ultimo video, Abu Bakr Al Baghdadioramai sembra spostare il baricentro dell’Isis in Africa: è nel continente nero che il mondo jihadista oggi trova maggior terreno fertile, è lì secondo il califfo che occorre organizzarsi.

L’incoronazione di Abu Walid Al Sahrawi

Un video breve, come raccontato nei giorni scorsi, ma allo stesso tempo denso di significati. Al Baghdadi, apparso invecchiato e con la barba più folta, se a Mosul nel 2014 si mostra all’interno di una moschea in qualità di nuovo califfo, nelle ultime immagini diffuse sembra avere l’aspetto di un comandante in trincea, capace di impartire ordini e di fomentare ideologicamente la causa jihadista. Commenta solo brevemente i fatti recenti riguardanti la caduta di Baghouz, l’ultima roccaforte dello Stato Islamico espugnata dai filo curdi dell’Sdf a fine marzo, forse più per dimostrare l’autenticità del video e del suo manifestarsi in vita che per farne il perno del suo discorso. In realtà, Al Baghdadi riappare agli occhi dei suoi fedelissimi per dare precise indicazioni future sull’Isis.

Non è un caso che tiene un discorso adesso, dopo che l’ultimo risale proprio a quello rivolto dalla moschea di Mosul nel momento della proclamazione del califfato islamico. Al Baghdadi appare raramente in video, quando lo fa c’è quindi sempre una finalità ben precisa. Per l’Isis da lui guidata è il momento di spostare tutti gli sforzi in Africa. Del resto di origine africana sono molti degli attentatori che creano panico e terrore in Europa negli ultimi anni. Il principale nome che Al Baghdadi tira fuori nel suo discorso, è quello di Abu Walid Al Sahrawi. Si tratta di uno dei massimi vertici del mondo jihadista africano: nato nel Polisario, la regione che reclama da anni l’indipendenza dal Marocco, Al Sahrawi è negli anni passati uno dei fedelissimi di Mokhtar Belmokhtar. Quest’ultimo è uno dei più pericolosi terroristi ricercati: di origine algerina, è lui a fondare il gruppo Al Murabitun, in parte poi confluito all’interno di Aqim, Al Qaeda nel Magreb Islamico.

Al Sahrawi viene considerato da diverse forze di sicurezza un vero e proprio braccio operativo di Aqim, anche se già dal 2015 si parla di un possibile suo passaggio all’Isis. Il fatto che Al Baghdadi lo menzioni nel suo discorso, equivale di fatto ad una vera e propria incoronazione. Adesso Al Sahrawi è il leader della causa jihadista in Africa, è a lui che tutti gli aspiranti terroristi devono far riferimento ed è attorno a lui che l’Isis deve ulteriormente strutturarsi nel continente africano. Lì dove cioè oramai Al Baghdadi ha deciso di puntare maggiormente.

Perchè l’Isis sceglie l’Africa

Il terrorismo prende dunque la via del continente nero. E questa per l’Italia e per l’Europa non è certo una buona notizia: di fatto, la centrale della galassia jihadista sarebbe al di là del Mediterraneo e le minacce verso dell’Isis quindi sempre più attuali. Ma non è soltanto la relativa vicinanza geografica all’occidente che proietta il fondatore del califfato islamico verso l’Africa. Qui sussistono molte condizioni che rendono più facile la proliferazione del terrorismo, a partire dall’instabilità e debolezza di molti Stati. Se in Siria ed Iraq l’Isis dal 2014 in poi riesce a dilagare sfruttando le guerre interne a queste due nazioni, è pur vero però che sia Damasco che Baghdad riescono ad attrezzarsi per riguadagnare il territorio perduto e ad avere appoggi militari e politici dalle potenze regionali e non solo. Ma paesi come quelli del G5 del Sahel, attanagliati da gravi crisi economiche, corruzione, lotte tribali ed etniche, oltre ad un’atavica instabilità, sono prede molto più semplici per i gruppi terroristici.

Nel Mali nel 2012 in pochi mesi le fazioni jihadiste riescono a conquistare per intero la parte settentrionale del paese, soltanto l’intervento francese riporta il locale governo al controllo del territorio ma qui l’instabilità e l’avanzata del terrorismo sono elementi che continuano a convivere. Di recente, anche il Burkina Faso vive una fase contrassegnata da attacchi ed assalti ad opera di jihadisti. Senza contare poi che, più a sud, la presenza di Boko Haram è sempre più ingombrante in Nigeria ed inizia a farsi spazio anche nel Ciad ed in Camerun. L’Isis dunque prova a strappare ad Aqim ed Al Qaeda i primati sul controllo del terrorismo africano, perchè sa che è proprio da qui che passa il futuro della jihad.

L’instabilità inoltre, crea le condizioni giuste per l’autofinanziamento dei gruppi terroristici da queste parti: grazie alla porosità dei confini ed all’attuale situazione in Libia, tra Sahel e deserto del Sahara si contrabbanda di tutto. In primis anche esseri umani, con le tratte gestite dai trafficanti che in alcuni casi immettono enormi quantità di denaro nelle casse delle fazioni jihadiste. In Africa dunque contrabbando e terrorismo sono due elementi che si intrecciano e creano pericoli per la sicurezza, africana in primis ma occidentale in un secondo momento. L’incoronazione di Abu Walid Al Sahrawi da parte di Al Baghdadi, segna il passaggio della centralità dell’Isis in Africa ed il tentativo dell’organizzazione islamista di sostituirsi definitivamente ad Al Qaeda.