Cresce la tensione nel nord dell’Iraq e, in special modo, nella provincia di Kirkuk. Si tratta della stessa regione in cui due settimane fa 4 soldati italiani sono rimasti feriti a seguito di un’esplosione di un ordigno al passaggio di un mezzo corazzato con a bordo i nostri militari. La situazione a Kirkuk sarebbe talmente grave che da Baghdad si è deciso l’invio di un comandante militare per coordinare al meglio gli interventi. Sotto la lente di ingrandimento il progressivo rafforzamento dell’Isis, di cui proprio l’attentato contro i militari italiani ne ha costituito il mese scorso un triste e significativo esempio.

Isis pronto a nuovi attacchi a Kirkuk

A parlare della gravità della tensione in questa provincia dell’Iraq, è stato nelle scorse ore un importante rappresentante dei peshmerga, le milizie al servizio della regione autonoma curdo – irachena. Così come si legge su AgenziaNovaNuri Hama Ali, questo il nome del rappresentante dei peshmerga, ha dichiarato che il governo curdo è stato costantemente informato in queste ultime settimane della crescente attività di molti miliziani dell’Isis a Kirkuk. Si avrebbe infatti notizia di una vera e propria riorganizzazione di molte cellule rimaste fedeli al califfato anche dopo la fine dello Stato Islamico. Decine di combattenti sarebbero pronti ad attuare diversi attacchi nella stessa Kirkuk e nella provincia circostante. È stato poi lo stesso Ali a parlare dell’invio da Baghdad di un comandante militare per monitorare al meglio la situazione.

Oltre che ai soldati italiani, l’Isis ha attaccato nelle ultime settimane diversi obiettivi sia civili che militari in diverse zone della provincia di Kirkuk. Subito dopo l’attacco contro i nostri militari, il governo iracheno ha autorizzato diverse operazioni che hanno portato alla scoperta di diversi covi jihadisti ed alla cattura di alcuni miliziani. Ma l’impressione è che il radicamento dell’Isis nella zona è molto più importante di quanto fin qui registrato. Diversi gruppi legati alle bandiere nere avrebbero già pronti numerosi piani per destabilizzare la provincia di Kirkuk, creando ulteriori grattacapi soprattutto alle autorità di Baghdad.

Perché la provincia di Kirkuk è nel mirino

A dire la verità è buona parte dell’Iraq rimasto per tre anni sotto l’occupazione dell’Isis che appare, a partire dalla seconda metà del 2019, profondamente destabilizzato. In questo lunedì si è avuta notizia ad esempio dell’uccisione di 7 membri delle Pmu, le milizie filo sciite anti Isis, nella provincia di Al Anbar. Ma Kirkuk è quella in cui il rischio risulta maggiore. E questo sia per fattori interni alla stessa provincia, così come per elementi riguardanti l’intero Iraq. Tra i fattori interni, è indubbiamente da annoverare la disputa sullo status della provincia di Kirkuk. Territorio che idealmente galleggia sul petrolio, questa regione non ha una precisa identità etnica o religiosa. Al suo interno sono presenti comunità sunnite, così come anche turcomanne e curde. Proprio i curdi rivendicano da sempre la provincia di Kirkuk come appartenente alla regione autonoma curda. Nel 2014, con le difficoltà dell’esercito iracheno di fronte all’avanzata dell’Isis, i peshmerga hanno occupato la provincia, annettendola de facto al governo regionale di Erbil. Dopo il referendum vinto ma non riconosciuto da Baghdad in cui, nel settembre 2017, i curdi avevano votato per l’indipendenza, le autorità centrali ne hanno ripreso il controllo. Ma le dispute tra Baghdad ed Erbil hanno dato all’Isis l’opportunità di organizzarsi e di non perdere del tutto la presa sul territorio.

A livello nazionale poi, ovviamente le recenti proteste con relativa destabilizzazione di molti territori iracheni, hanno distratto molte forze dalle province dove l’Isis sta riemergendo, lasciando in alcuni casi campo libero al califfato. A questo occorre aggiungere la confusione insita nell’attuale quadro politico, reso ancora più complesso dalle dimissioni del premier Mahdi. Una situazione generale quindi che potrebbe rendere l’Iraq nuovamente bersaglio della recrudescenza del califfato.

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