Nel mese di ottobre sono stati uccisi sette militari appartenenti al gruppo Wagner, alcuni sono stati decapitati.  Le prime ricostruzioni attribuiscono i violenti attacchi al gruppo jihadista che da due anni compie razzie e massacri nei villaggi della regione di Cabo Delgado. Ed emergono, ancora una volta, rapporti poco chiari tra Russia, Africa, armi e gas.

Due assalti ravvicinati

Qualche settimana fa le agenzie di stampa, locali e internazionali, hanno riportato che durante un’imboscata nel distretto di Macornia due militari russi sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco. L’attacco è attribuito al gruppo terroristico Al Sunna Wa – Jamma. Uno scontro che giungeva a pochi giorni dalla firma di una serie di accordi militari ed economici tra Nyusi e Vladimir Putin che prevedono la fornitura di apparati di sicurezza (200 uomini e diversi mezzi militari) proprio per contrastare il gruppo terroristico: servizio per cui si era proposto anche il Lancaster 6 Group, Blackwater, di Erik Prince.

Pochi giorni fa, il 27 di Ottobre, un nuovo assalto ancora più letale, con le stesse modalità. Nel distretto di Muidumbe è stato assalito un convoglio militare, composto da contractor del Gruppo Wagner e uomini delle Fadm (Forcas Armadas da Defesa de Mozambico). Nella sparatoria sono stati feriti 20 soldati mozambicani e cinque russi. Un militare, sopravvissuto, ha raccontato che in seguito alla sparatoria tutti i prigionieri sono stati decapitati.

Al Sunna Wa – Jamma

Il gruppo jihadista Al Sunna Wa – Jamma opera nella provincia di Cabo Delgado, Nord del Mozambico, dal 2017. Conosciuto localmente con il nome di Al Shabaab, a differenza di quanto possa sembrare non ha alcun legame con i “cugini” qaedisti somali: anzi fa parte della rete dello Stato Islamico, sempre più attivo nell’area dal riconoscimento della nuova provincia dello Stato Islamico dell’Africa centrale.

In circa due anni il gruppo jihadista ha causato oltre 310 morti in circa 116 attacchi, con un incremento notevole nel 2019. Il gruppo terroristico, pur essendo eterogeneo per la provenienza dei suoi combattenti, a lungo ha agito localmente, attaccando, in oltre l’80% dei casi, civili. Il 4 di Giugno lo Stato Islamico ha rivendicato ufficialmente un suo attacco terroristico, il primo nella storia del Mozambico. Da quel giorno qualcosa è cambiato, Al Sunna Wa – Jamma ha acquisito legittimità e forza, come dimostrano gli attacchi contro personale armato.

In particolare, l’assalto cui poi è seguita la decapitazione segna, probabilmente, uno spartiacque nelle capacità operative e negli obiettivi del gruppo. Non più attacchi a civili e villaggi ma scontri a fuoco con soldati, anche stranieri. Se la prima imboscata era un campanello d’allarme, questa seconda è un chiaro ed evidente ultimatum a Nyusi e alla Russia di Vladimir Putin, che a trent’anni dalla caduta del muro di Berlino sta provando a ricostruire la sua sfera d’influenza su quei paesi africani che si schierarono con l’Urss.

Elezioni, social network e gas

Un attacco così violento da parte di un gruppo che non aveva mai mostrato prima tali capacità operative merita un’ulteriore riflessione e s’intreccia con almeno tre elementi. Il primo sono le recenti elezioni del 15 di Ottobre che hanno riconfermato Nyusi e il Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico) alla guida del Paese col 73% dei voti – risultato duramente contestato dal Renamo (Resistenza Nazionale del Mozambico) di Ossufo Momade.

Il secondo elemento è la recente chiusura, da parte di Facebook, di tre network di account russi, cui si aggiungono cinquanta account Instagram, che avrebbero influenzato la politica in alcuni Stati africani, tra cui il Mozambico. Questi account pare siano riconducibili all’Internet Research Agency, legata a Yevgeny Prigozhin, il cosiddetto “chef di Putin”, nonché mentore e finanziatore del Gruppo Wagner.

Infine, può essere utile ricordare che la regione sede degli scontri è poco distante dalla provincia di Palma. Questa provincia è ricca di giacimenti di gas liquido (Lng), già sfruttati da Eni, Total ed ExxonMobil. A margine degli incontri con la Russia sono stati firmati degli accordi con la Rosneft, la compagnia petrolifera russa, proprio per le concessioni di questi giacimenti, nell’ambito del Mozambique LNG project.

Il quadro che emerge ci parla di numerosi attori, troppi, presenti in questo momento in Mozambico. Dalla Russia con le sue ombre alle compagnie petrolifere, dal Frelimo ai jihadisti. Giocatori che si sfidano a colpi di contractor, milizie armate, gruppi terroristici e concessioni di giacimenti. Interessi ed eventi contrastanti si sovrappongono in maniera così evidente da rendere visibile, dietro le ombre, il filo rosso che li unisce.