Il Niger, una delle nazioni più povere del mondo, continua a soffrire a causa della grave instabilità che affligge la regione del Sahel. Quasi tutti i suoi vicini, infatti, sono alle prese con insurrezioni e violenze: dalla guerra civile in Libia ai gruppi di radicali islamici che operano in Algeria, Burkina Faso, Mali e Nigeria. Lo Stato Islamico è ormai presente nella Nigeria del Nord grazie alla cooperazione di Boko Haram ed anche in Mali. In Burkina Faso operano movimenti terroristici locali, come Ansarul Islam, mentre in Algeria le cellule estremiste continuano a minacciare la stabilità delle zone desertiche. Gli scontri in Libia, infine, contribuiscono a generare ulteriore caos.

Le conseguenze di questi conflitti rischiano così di travolgere anche Niamey che, solo nei primi mesi di quest’anno, ha visto il numero di rifugiati interni, a causa del tracimare delle violenze dal Mali, aumentare a decine di migliaia di persone. In gennaio, invece, gli attacchi di Boko Haram nella regione del Diffa hanno costretto centomila persone ad allontanarsi da questa zona.

I gruppi terroristici sembrano aver trovato, nel Sahel, il loro habitat ideale: vaste aree desertiche poco popolate, confini porosi, scarsa presenza di forze di sicurezza e conflitti preesistenti tra coltivatori e nomadi. Un mix letale che, unito all’inefficienza dei governi della regione, sta generando una vera e propria catastrofe umanitaria. Le Nazioni Unite avevano espresso preoccupazione in maggio, ricordando come, nei precedenti dodici mesi, oltre 330.000 mila persone erano state costrette a lasciare le proprie case mentre più di 100mila erano divenute rifugiati. Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha lanciato, il 3 settembre del 2019, un appello affinché il Palazzo di Vetro finanzi le operazioni antiterrorismo della G5 Sahel, affermando come non si sia ancora riusciti a sconfiggere le insurrezioni in Africa occidentale.

Cooperazione ed aiuto esterno

La recente visita del generale Stephen Townsend, a capo dello United States Africa Command, ha inoltre ricordato come anche Washington sia molto preoccupata per quanto sta succedendo nel Sahel. Townsend, dopo essersi recato negli altri stati dell’area, è giunto in Niger per incontrare, tra gli altri, il presidente Mahamadou Issoufou. Il generale ha lodato gli sforzi in materia di contrasto al terrorismo del Paese: il Niger infatti prende parte sia alla G5 Sahel che alla Task Force Multinazionale Congiunta. Gli Stati Uniti stanno inoltre completando la costruzione di una base area ad Agadez grazie alla quale rafforzeranno la propria presenza nella regione.

La necessità di potenziare gli sforzi in materia di cooperazione per la sicurezza è stata ribadita anche dal meeting straordinario della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas) che ha avuto luogo in Burkina Faso. Il piano antiterrorismo, che sarà supportato da un fondo comune di un miliardo di dollari, finanzierà le operazioni militari nazionali e congiunte attualmente in corso. La Francia, ex potenza coloniale nel Sahel, non è rimasta a guardare e può contare su tremila soldati stanziati in Mali, attivi nell’ambito dell’operazione Barkhane. Dietro la necessità di affrontare la minaccia del terrorismo, infatti, si nasconde una spietata lotta per il dominio territoriale e l’influenza strategica tra Parigi e Washington in primis ma con la partecipazione interessata anche di altri stati. La Federazione Russa, nell’ambito della continua espansione della propria influenza in Africa, ha siglato un accordo di cooperazione in materia di sicurezza con il Niger.

Povertà e miseria

Il terrorismo e le violenze non sono, purtroppo, gli unici problemi che affliggono l’area del Sahel e il Niger più nello specifico. Due milioni e trecentomila persone necessitano di assistenza umanitaria nel Paese, quasi quattrocentomila bambini al di sotto dei cinque anni soffrono di malnutrizione acuta e Niamey è inoltre soggetta a periodiche pandemie. I servizi sanitari sono particolarmente carenti e le decine di migliaia di rifugiati in fuga dagli scontri in Nigeria e Mali continuano ad aggravare la già precaria situazione locale. Nel 2017 il Niger si era inoltre piazzato all’ultima posizione per quanto riguarda l’Indice di Sviluppo Umano, un indicatore di sviluppo macroeconomico utilizzato dalle Nazioni Unite per misurare la qualità della vita. Niamey rischia così, a causa della povertà diffusa e dell’instabilità proveniente dalle nazioni confinanti, di venire pienamente coinvolta nei conflitti del Sahel e di divenire l’ennesimo fronte attivo della guerra al terrorismo. Un fenomeno, quest’ultimo, che continua ad alimentarsi grazie al proliferare di povertà, bassi livelli di scolarizzazione, mancanza di prospettive economiche ed isolamento. La comunità internazionale dovrà rafforzare la propria presenza a Niamey per evitare che il Niger possa divenire un nuovo Mali oppure una nuova Nigeria. Non si tratta di un compito facile e i rischi restano molti ma Washington e Parigi sembrano, al momento, molto determinate.