Il ministro dell’Interno francese, Cristophe Castaner, ha recentemente dichiarato che ben 287 segnalazioni di possibile radicalizzazione islamista tra i funzionari pubblici sono giunte alla Direction Générale de la Sécurité Intérieure (Dgsi) a partire dal 3 ottobre 2019, data dell’attacco perpetrato dal convertito islamista Mickael Harpon alla prefettura parigina dove lavorava, presso l’unità informatica del Drpp (la direzione d’intelligence della polizia). Un’infiltrazione ideale, visto che Harpon era abilitato ad accedere a documenti e atti coperti dal segreto di Stato. Di queste 287 segnalazioni, ben 110 sono agenti di polizia, di cui 73 schedati e due allontanati dal lavoro.

Un’infiltrazione che riguarda anche il settore della sicurezza aeroportuale transalpina, con almeno un centinaio di addetti ai lavori, soprattutto su Parigi, sospettati di radicalizzazione ma regolarmente in possesso delle “tessere rosse” che permettono loro l’accesso alle aree riservate degli aeroporti, con tutti i relativi rischi per l’incolumità dei passeggeri. Non è certo un caso che, subito dopo gli attentati avvenuti tra novembre e dicembre 2015, le autorità francesi avevano ritirato le tessere a una sessantina di dipendenti degli aeroporti, procedendo anche alla perquisizione degli armadietti. Vale inoltre la pena ricordare una serie di atti di vandalismo, con slogan inneggianti ad Allah incisi su parti di velivoli e nelle zone bagagli, come già riportato a suo tempo da Obs.

Oltre agli atti di vandalismo erano emersi anche veri e propri sabotaggi agli aerei, con l’Air France che aveva segnalato un incremento delle anomalie su velivoli commerciali in partenza dall’aeroporto di Roissy, al punto che una decina di soggetti erano stati messi sotto sorveglianza. Alcuni comandanti avevano registrato frequenti malfunzionamenti ai motori, poi individuati e segnalati durante le procedure di controllo pre-partenza.

Il problema delle segnalazioni e delle classificazioni

In Francia sarebbero quasi 22mila i soggetti inseriti nel registro per la prevenzione della radicalizzazione (Fsprt) e ben 10 mila quelli pericolosi, segnalati con la oramai ben nota “S”. Dietro a ciò, vi è però una complessa procedura per l’individuazione degli individui in fase radicalizzante che si basa su una serie di segnali e indicatori che vanno messi in relazione tra loro. Elementi che se presi singolarmente possono essere anche interpretati come “deboli”, ma nel momento in cui si sommano tra loro, iniziano a diventare significativi per quanto riguarda l’indice di pericolosità.

Il governo francese ha da tempo reso pubblico un brevissimo documento, denominato “Prevenzione e segnalazione di casi di radicalizzazione jihadista”, nel quale vengono elencati una serie di elementi che potrebbero indicare un progressivo processo di radicalizzazione, spiegando anche come comportarsi nel caso si volesse procedere con una segnalazione alle autorità.

È chiaro che non sono certo la barba lunga o la tunica tradizionale a indicare la pericolosità di un individuo, ma piuttosto una serie di comportamenti correlati tra loro. Il documento spiega infatti che la rigida applicazione dei precetti religiosi non è in se un segnale di allarme; lo diventa invece nel momento in cui è accompagnata da una volontà di drastica rottura con la personalità antecedente alla conversione e con tutto ciò che riguarda il precedente stile di vita. Questo resta però soltanto un primissimo segnale, visto che per identificare un processo di progressiva radicalizzazione servono diversi altri elementi tra loro combinati e coerenti. Tra questi vengono indicati comportamenti anti-sociali, isolamento, rigetto delle istituzioni (scuola inclusa), manifestazioni di odio verso gli altri, antisemitismo, giustificazione di attentati e manifestazione di voler passare all’atto violento.

Trattasi di un’analisi molto complessa e non semplice da applicare con le necessarie repentine tempistiche, considerato l’elevatissimo numero di segnalazioni. Vero è che nel nel caso di Harpon i segnali c’erano: soggetto che aveva aderito da anni a una visione radicale dell’Islam (al punto da non voler più avere alcun contatto con le donne), si intratteneva con soggetti legati alla galassia islamista, aveva precedenti penali per violenza domestica e aveva anche esultato per l’attentato jihadista contro Charlie Hebdo del gennaio 2015. Nonostante ciò, Harpon ricopriva un ruolo sensibilissimo presso la Prefecture, segnale che qualcosa all’interno del complesso meccanismo di rilevazione, non ha funzionato.