Annidati nel deserto, più a sud della costa sul Mediterraneo, ma ugualmente pericolosi sia per la Libia che per l’Europa. I gruppi terroristici tornano a mettere paura al paese nordafricano, in uno dei momenti più delicati da sette anni a questa parte, dall’uccisione cioè di Muhammar Gheddafi. Per la verità nessuno ha mai pensato che l’estremismo islamico fosse stato espulso dalla Libia, ma la recrudescenza degli ultimi mesi mette certamente apprensione. Isis ed Al Qaeda nel Magreb Islamico (Aqim) mantengono da anni basi e campi di addestramento nel paese, soprattutto nelle lande più lontane e remote del Sahara. L’espulsione da Sirte nell’estate del 2016 e l’operazione Dignità compiuta dal 2014 fino a pochi mesi fa dal generale Haftar in Cirenaica, non sembrano essere bastate ad allontanare del tutto la più vicina e quindi pericolosa minaccia jihadista all’Europa. 

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Gli ultimi episodi che destano preoccupazione 

Lo scorso giovedì alcuni testimoni, citati da alcune testate locali, riportano la notizia di alcune esplosioni udite non distanti dalla cittadina di Al Awinat, non lontano da Ghat. Bastano poche ore per accertare il fatto che quelle esplosioni sono dovute ad alcuni raid aerei, molto probabilmente effettuati con l’ausilio dei droni. Ed in effetti il giorno dopo, come si legge sul Libya Herald, arriva la conferma. Il quotidiano libico riporta il comunicato stampa dell’Africom, il comando militare americano in Africa: “Sono stati effettuati – si legge – Alcuni raid contro obiettivi precisi di Aqim nei pressi di Al Awinat. Undici terroristi sono stati uccisi”. Il raid è la dimostrazione di come sul versante della sicurezza l’attenzione in Libia non può affatto essere abbassata. 

Se gli obiettivi colpiti nel Fezzan riguardano affiliati ad Al Qaeda, un altro inquietante episodio accaduto pochi giorni prima è invece ascrivibile all’Isis. Il 24 novembre infatti, uomini armati creano scompiglio e caos nella cittadina di Tazerbo, nella parte sud orientale della Libia. Viene presa di mira una locale caserma di Polizia, due civili vengono uccisi assieme ad otto poliziotti mentre, secondo alcune fonti vicine all’Lna, l’esercito comandato da Haftar, undici persone vengono rapite. Poche ore dopo è l’Isis per l’appunto a rivendicare l’azione. Su Amaq, come si legge su SpecialeLibia, i miliziani fedeli ad Al Baghdadi parlano di attentato compiuto in risposta alla cattura di alcuni terroristi da parte delle forze vicine ad Haftar. L’azione fa seguito ad un altro atto terroristico compiuto ad Al-Foqha, nella parte centrale del paese, lo scorso 29 ottobre. Una recrudescenza dunque che coinvolge le zone centrali e meridionali della Libia, ma che certamente  rischia di avere conseguenze in tutto il paese. L’attentato più eclatante degli ultimi mesi riguarda quello compiuto lo scorso settembre nei confronti della sede della Noc, la società di Stato che si occupa dell’estrazione del greggio, a Tripoli. L’azione, pur se mai rivendicata, viene attribuita all’Isis ed ha causato tre vittime. 

Dove si nascondono i terroristi in Libia 

Tra il 2014 ed il 2016 è la costa a destare maggiore preoccupazione. A Sabrata e Sirte iniziano ad essere piazzate le bandiere nere del califfato, a Bengasi ed in altre città della Cirenaica appaiono ben radicate diverse organizzazioni jihadiste. Haftar da un lato e l’azione dei misuratini, aiutati dai raid Usa, dall’altro creano i presupposti per una lenta ma progressiva cacciata delle principali organizzazioni terroristiche dalla costa. Sirte viene ripresa dalle milizie di Misurata, nei mesi scorsi Bengasi e Derna sono conquistate dalle forze fedeli ad Haftar. Ma i terroristi in realtà più che essere sconfitti risultano semplicemente dislocati in altre parti. Vanno più a sud, nascosti tra le dune del Sahara. Lì è più facile riorganizzarsi, il territorio è difficilmente controllabile anche in tempo di pace e negli anni del grande caos libico sia l’Isis che Aqim trovano terreno fertile per le proprie azioni.

L’Isis in particolare, sembra aver stabilito le proprie basi poco più a sud di Sirte, lì dove spesso anche nell’ultimo anno non di rado vengono notati movimenti di miliziani ed intere carovane segno di una certa attività da parte del califfato. Ma i miliziani dello Stato Islamico sarebbero piazzati anche ancora più a sud, nella parte del deserto dove confluiscono Cirenaica e Fezzan. Non a caso gli ultimi attentati risultano compiuti proprio in queste zone. L’Isis qui avrebbe una certa libertà di movimento, pericoloso segnale che evidenzia l’instabilità della situazione e le insidie rappresentate dal califfato. 

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Nel Fezzan invece ad essere particolarmente attivo è Aqim, i cui miliziani hanno vita facile nel transitare dai porosi confini con il Niger. Questo gruppo criminale, vera e propria filiale di Al Qaeda tra il Sahara ed il Sahel, è molto radicato nel Mali, nel Ciad ed anche nello stesso Niger. L’assenza di autorità ed istituzioni nel sud della Libia, permette ai terroristi di piazzare non solo campi base e campi di addestramento, ma anche di poter lucrare sul traffico di migranti e di armi in arrivo dai paesi confinanti. Grane importanti dunque sia per la Libia che per gli attori internazionali maggiormente interessati al dossier sul paese nordafricano. La precarietà delle istituzioni di Tripoli non può che continuare ad incidere anche sul fenomeno dell’aumento della minaccia jihadista. Una minaccia sempre più marcata, tanto più che essa proviene da territori affacciati sul Mediterraneo. 

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