Una popolazione che a stento arriva a contare sette milioni di abitanti vede girare per il proprio paese qualcosa come quindici milioni di armi. In media, ogni libico ha quasi due armi a testa. Da quando Muhammar Gheddafi è stato ucciso, la Libia si è trasformata tra le altre cose in un immenso deposito di armi di ogni tipo. Non esiste più uno Stato vero e proprio, ogni fazione aspira a prendersi un pezzo del paese e questo contribuisce a frazionare la situazione. Il dato sulle armi è stato diffuso nei giorni scorsi da Ghassan Salamé, l’inviato Onu per la Libia, il quale è stato intervistato dalla tv araba Al Hayat. La diffusione delle armi in Libia contribuirebbe, tra le altre cose, anche alla crescita esponenziale del pericolo terrorismo nel Paese. Il rischio insomma è quindi che pericolosi terroristi ben armati si attestino sulle coste a noi dirimpettaie. 

Jihadisti pronti a partire per l’Italia

La caduta di Sirte nel 2016 ha fatto tirare, a suo tempo, un certo sospiro di sollievo. Ma già all’epoca la fine del Califfato islamico in Libia non è apparsa come la fine definitiva del terrorismo nella nostra ex colonia. I jihadisti dell’Isis, secondo i rapporti dei servizi segreti americani ma anche di alcuni Paesi europei, si sono attestati nel sud della Libia. Qui il controllo è ancora minore che lungo le coste, il territorio è complesso da gestire e dunque non è stato difficile per i terroristi installare vere e proprie basi. Non solo l’Isis, ma anche Al Qaeda e diversi altri gruppi sempre di ispirazione islamista: la galassia terroristica stanziata nel sud della Libia comprende tutte le più temibile sigle della jihad. Tra le dune del Fezzan, i gruppi estremisti hanno preso possesso di diverse fette di territorio, autofinanziandosi anche grazie alla gestione dei tanti traffici che passano da quelle remote regioni: droga, armi, ma anche esseri umani. 

Mappa Libia (Alberto Bellotto)
Mappa Libia (Alberto Bellotto)

Come ben si sa, tra agosto e settembre a Tripoli si sono avuti numerosi scontri tra le fazioni della capitale in lotta tra loro per spartirsi la città. Questo ha generato ancora più caos e confusione, elementi che sarebbero subito stati sfruttati dai terroristi per insinuarsi anche sulla costa. L’allarme ancora una volta è arrivato proprio dall’inviato dell’Onu: “A Tripoli – si legge sempre nell’intervista rilasciata ad Al Hayat – Sono entrati soggetti noti per le loro attività terroristiche“. In poche parole, centinaia di jihadisti sono adesso stanziati sulla costa. Da qui potrebbero sfruttare i lauti guadagni dell’immigrazione verso l’Italia oppure, ed è questo lo scenario che preoccupa di più, salpare verso il nostro Paese ed attuare piani terroristici in Europa. Proprio come già visto per la Tunisia e per il fenomeno degli sbarchi fantasma, da più parti degli apparati di sicurezza non si esclude il collegamento tra immigrazione e rischio terrorismo. 

Quei numeri che mettono paura

“I terroristi dell’Isis presenti in Libia potrebbero raggiungere quota 500”: a lanciare questo dato, certamente più inquietante considerato il pericolo di infiltrazione lungo le coste libiche, è  Oded Berkowitz. Si tratta del direttore regionale dell’intelligence presso la società di consulenza di sicurezza Max Security. Intervistato da AgenziaNova, è stato proprio lui a rilanciare un dato che adesso viene tenuto in seria considerazione. Ma in estate anche lo stesso governo italiano non ha escluso pericoli provenienti dai terroristi stanziati in Libia. Nel mese di luglio, infatti, il ministro della difesa Elisabetta Trenta, dopo una visita lampo effettuata a Tripoli, ha dichiarato la possibilità di un collegamento tra l’immigrazione incontrollata e l’approdo di terroristi in Italia. 

Con una Libia ancora fortemente destabilizzata, per l’Isis, ma anche per Al Qaeda e le altre organizzazioni estremiste, approfittare della situazione non appare difficile. L’allarme, rilanciato come detto anche dall’inviato delle Nazioni Unite, appare serio e concreto. In vista del prossimo vertice di Palermo la sicurezza potrebbe diventare, in cima alla lista, una delle più importanti priorità di cui discutere con gli attori internazionali e libici. 

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