Il 23 maggio del 2023 gli Stati Uniti saranno colpiti da un attentato terroristico che mieterà centinaia di vittime nella metropolitana che collega il New Jersey a Manhattan. A dirlo non è un film catastrofico di Hollywood né un sito internet di complotti, bensì un’esercitazione svolta da circa 150 allievi delle accademie militari Usa che hanno partecipato a questa nuova frontiera degli studi strategici. Il tutto è avvenuto nella base militare Maxwell, in Alabama, in quello che è a tutti gli effetti l’Air Force Wargaming Institute. A rivelare per la prima volta questo scenario prodotto dai migliori studenti delle accademie militari americane è stato The Intercept che descrive in modo molto dettagliato quello che è scaturito dalle simulazioni, insieme a centinaia di pagine fac-simile dell’intelligence statunitense in cui si pone come data il 2026 e si studiano gli eventi che potrebbero accadere nel prossimo decennio: tutti falsi, ovviamente, ma tutti estremamente connessi agli sviluppi delle politica mondiale.

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L’attentato che sconvolgerà gli Stati Uniti nel 2023 avrà una conseguenza di estrema rilevanza: l’invasione dell’Africa nordoccidentale da parte delle forze armate americane, il cui Commander in Chief sarà un ipotetico presidente Maxwell McGraw, ex senatore dell’Arizona, che si candiderà alla guida del Paese con il supporto del movimento populista “America on the Move”. Vinte le elezioni, nel febbraio del 2021 l’America subirà il primo attacco: hacker stranieri colpiranno la centrale nucleare di Susquehannah, in Pennsylvania, “minando la fiducia del popolo americano nella capacità del governo di difendere le infrastrutture critiche”. Tra il 2021 e il 2023, il presidente Usa si troverà di fronte un mondo in tumulto in cui le minacce per la politica estera americana e per la sicurezza interna aumenteranno esponenzialmente: una crisi economica nel continente asiatico, la crescita dei cyberattacchi promossi da Stati rivali, esplosione dei movimenti contrari alla globalizzazione e di destra radicale in tutto l’Occidente e, infine, l’aumento della minaccia terroristica contro gli Stati Uniti, in particolare nei consolati e nelle ambasciate in Africa.

L’Africa, secondo lo scenario creato dalle accademie militari, sarà lo snodo fondamentale della politica mondiale e della geopolitica americana. L’esercitazione prende, infatti, come postulato il consolidamento di Al Qaeda nel Maghreb (Aqim), che avrà entro pochi anni circa 38mila jihadisti. L’idea dello scenario è che entro il 2023, Aqim avrà ormai raggiunto accordi con tutte le maggiori sigle terroristiche del Sahel e dell’Africa sub-sahariana, ovvero Boko Haram e Al Shabaab, riuscendo quindi a creare una minaccia estesa dalla costa atlantica al Corno d’Africa. L’attacco di New York sarà contemporaneo a un attentato contro l’ambasciata canadese in Mauritania, che farà circa 135 vittime. A quel punto, il presidente McGraw, insieme al presidente canadese e con l’assenso del governo della Mauritania, lancerà l’operazione Desert Strike. Una sorta di invasione dell’Afghanistan 2.0 ma questa volta con l’obiettivo di annientare la minaccia entro tre anni. Un’ipotesi che però, sempre secondo lo scenario, sarebbe eccessivamente ottimistica: in realtà la guerra durerà di più, soprattutto per la vastità del territorio e l’assenza di forze sufficienti per contrastare il numero sempre maggiore di jihadisti che si uniscono alla causa di Al Qaeda e dei gruppi affiliati. A queste difficoltà, si potrebbe aggiungere poi la mancanza di accordo nella Nato per dare ulteriore sostengo alle truppe nordamericane in Nordafrica e con un Canada sempre meno coinvolto e che inizierà a ritirare le truppe entro il 2026. La guerra sarà quindi sempre più un affare Usa, che vedrà schierati in Africa circa 70mila uomini. Una guerra logorante che si potrebbe trasformare sempre di più in un nuovo Afghanistan, con un aumento degli attentati contro le forze Usa e contro i Paesi coinvolti nella guerra e con un enorme dispendio di energie e di denaro da parte del Pentagono.

Sebbene si tratti di un’ipotesi di scuola promossa dalle accademie militari, lo scenario ipotizzato dal wargame non sembra essere troppo scollegato dalla realtà. I recenti avvenimenti in Niger, per esempio, dimostrano come l’America non sia affatto disinteressata a quel territorio, tanto che contribuisce allo sforzo delle truppe locali e francesi per la guerra contro Al Qaeda nel Maghreb. Ed è altrettanto vero che le forze islamiste presenti in Africa stanno aumentando notevolmente le proprie capacità e sono molti gli analisti che da tempo ritengono come questa regione sarà il vero e proprio fulcro dello jihadismo dei prossimi anni. La sconfitta del Califfato in Siria e Iraq potrebbe anche aver accelerato questo processo evolutivo, giacché l’Africa rappresenta ancora un continente debole in cui i governi locali hanno poche speranze contro un’organizzazione così radicata e potente quale può essere Al Qaeda. E nel complesso, il fatto che tutte le potenze mondiali stiano iniziando a installare basi militari in Africa non va certamente messo in secondo piano. Gli Stati Uniti, in questo, non sono da meno. Il loro interesse per le risorse del continente africano è molto rilevante e, a questo profilo, si aggiunge poi la volontà di frenare l’espansione cinese in tutto il continente, che sta minando nel profondo gli interessi economici e politici di Washington. Terrorismo islamico, risorse economiche, interessi politici e scontro fra superpotenze sono già fattori che caratterizzano il presente. E sono tutti fattori che, in futuro, potrebbero condurre a un’escalation di tensione nella regione sub-sahariana.

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