L’attentato della notte di Capodanno a New Orleans, che ha provocato quindici morti, e l’esplosione di un Tesla Cybertruck a Las Vegas fuori dal locale Trump Hotel, hanno una matrice comune? Negli Stati Uniti diversi commentatori si stanno interrogando su questo tema dopo che sono emersi elementi possibili per classificare, data per scontata la matrice terroristica dei fatti della Louisiana, anche l’esplosione del fuoristrada dell’azienda di Elon Musk fuori da una struttura di proprietà del gruppo del presidente eletto come un attentato.
Nelle ultime ore sarebbe emersa una possibile traccia comune tra i due fatti. Sia il pick-up Ford F-150 utilizzato da Shamsud-Din Bahar Jabbar, 42 anni, il texano veterano dell’esercito americano che a New Orleans si è gettato sulla folla che festeggiava l’inizio del 2025, che il Cybertruck esploso a Las Vegas sarebbero stati noleggiati con la medesima applicazione, Turo, un portale che consente a un utente di ottenere potenzialmente una macchina senza l’incontro fisico col proprietario.
Turo, app utilizzata da 3,7 milioni di utenti lo scorso anno, permette di abbattere nettamente i tempi di accesso a un’autovettura e impone la registrazione con dati personali e patente, bypassando però molte formalità e favorendo lo scambio di mezzi. Gli investigatori analizzano ora questo dettaglio, provando a capire se la comune base del noleggio sulla medesima app possa legare i due fatti.
Inoltre, chi ha noleggiato il Cybertruck sarebbe stato a sua volta legato al mondo delle forze armate come Jabbar. Fonti delle forze dell’ordine hanno riferito alla CBS News che “il Cybertruck era stato noleggiato da Matthew Alan Livelsberger, un militare in servizio attivo dell’esercito americano operante in Germania che era in licenza in Colorado al momento dell’incidente”.
Non sono state rivelate ufficialmente le generalità del conducente del Cybertruck esploso che è stato trovato morto nel veicolo fuori dal Trump Hotel, ma indubbiamente la traccia dell’uso di un’app comune e un possibile identikit simile delle personalità coinvolte nei due incidenti sono elementi meritevoli di attenzione. Così come del resto lo sono i bersagli: a New Orleans, una città che vive in un contesto apertamente multietnico, simbolo dell’America provinciale e delle sue contraddizioni, a Las Vegas un edificio legato a Donald Trump a pochi giorni dal suo insediamento. Come a dire che due tipi di America diverse sono state assieme nel bersaglio, in un contesto in cui non è da escludere che ci sia la volontà di alzare il livello dello scontro nel Paese. Il ritrovamento di una bandiera dell’Isis nel F-150 guidato da Shamsud-Din Bahar Jabbar a New Orleans, in quest’ottica, manda un messaggio psicologico risvegliando l’atavica paura del terrorismo negli States.
Del resto, è bene evidenziare come l’America che si avvia al Trump 2.0 abbia sulle sue spalle un crescente fardello di fragilità. Ipotizziamo, in questa fase, una serie di “se”: se c’era un rischio attentati negli Usa, perché non sono stati studiati piani di protezione di luoghi sensibili e strategici? Perché a New Orleans un attacco con un’auto ha potuto replicare ciò che pochi giorni fa abbiamo, tragicamente, visto a Magdeburgo, in Germania, con gli attacchi ai mercatini di Natale, mentre il Cybertruck ha potuto parcheggiare liberamente vicino al Trump Hotel a Las Vegas? Se l’allarme degli attentati con auto erano crescenti, perché le app di noleggio non sono state adeguatamente scrutinate?
E ancora, se i fatti di Las Vegas fossero riconducibili a un attentato, qualcuno ne aveva sentore? E quante figure con addestramento militare e possibili orientamenti terroristici esistono negli Usa? Infine, cosa ci insegna per l’avvenire questo fatto? L’allarme sicurezza è lo specchio di un Paese diviso che nell’era Trump bisognerà, giocoforza, rimettere a nuovo. E ogni caso porta con sé nuovi interrogativi in degli States fragili.

