Un capitolo del report anti terrorismo presentato nei giorni scorsi a Washington dal dipartimento di Stato Usa, è dedicato all’Italia. Da un lato, si notano elogi per gli sforzi del nostro paese, viene sottolineata tra le altre cose l’importanza dell’impegno italiano in scenari quali l’Iraq, l’Afghanistan e la Libia. Dall’altro però, arrivano anche i “dolori”: in particolare, in questo caso il riferimento è al rischio terrorismo legato alle rotte migratorie.

L’allarme lungo la rotta libica

Nel report redatto dal dipartimento di Stato, ad essere prese sotto esame sono in particolare due tratte ben specifiche: quella libica e quella balcanica. Nella prima la lente d’ingrandimento è giustificata dal fatto che, secondo quanto riportato dal dipartimento, dalla rotta che parte dalle coste nordafricane e che permette l’approdo in Sicilia, passerebbero diversi terroristi. Nel secondo caso invece, si parla di traffico d’armi che dai Balcani riesce poi a giungere nel nostro paese.

“Le autorità italiane continuano a lavorare con l’ amministrazione statunitense – si legge nel documento – per rafforzare la capacità dell’Italia nel controllo dei migranti in arrivo, identificando terroristi noti e sospetti”. In questo passaggio, viene citato l’esempio dell’estremista gambiano affiliato all’Isis arrestato a Napoli lo scorso anno, giunto in Italia grazie ad un barcone partito dalla Libia. Così come, la rete scoperta in Lombardia formata da 11 siriani e 3 marocchini, in grado di raccogliere molti fondi da inviare ai combattenti di Al Nusra, in Siria. Poi vi è anche il riferimento al palestinese arrestato in Sardegna anch’egli affiliato all’Isis. Una serie di episodi dunque, che ben possono testimoniare come l’allerta terrorismo nel nostro paese appare abbastanza alta. E come, soprattutto, un occhio di riguardo deve essere gettato sulle rotte migratorie che hanno nell’Italia il punto di approdo.

Italia paese di transito

Complessivamente, la sensazione emersa dal report Usa è che anche oltreoceano considerano il nostro come un potenziale paese di transito di armi e terroristi. E sotto questo fronte a preoccupare è la situazione in Libia: la nuova emersione dell’Isis nel paese nordafricano, con cellule redivive individuate nelle aree centro meridionali dove appaiono sempre più ramificate, potrebbe essere principale motivo di apprensione per gli esperti anti terrorismo. Specialmente perché, al fianco della persistenza del fenomeno jihadista in Libia, è da registrare un aumento del numero delle partenze dei barconi dalle coste nordafricane.

A questo occorre aggiungere che le sconfitte dell’Isis tra Siria ed Iraq, potrebbero richiamare sempre più estremisti in Africa. Lungo le rotte migratorie, secondo gli esperti Usa, potrebbero nascondersi quei foreign fighters che, usando la Libia come testa di ponte e l’Italia come paese di transito, mirano a tornare in Europa ed a compiere attentati nel vecchio continente.

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