La Turchia di Recep Tayyip Erdogan è oramai diventata un vero e proprio rifugio, nonché base operativa, da dove alti membri dell’organizzazione palestinese Hamas possono pianificare attentati contro Israele. Il fatto in sé non sorprende visto che da quando nel Paese è al potere il partito islamista Akp, vicino ai Fratelli Musulmani, in suolo turco hanno trovato riparo e cure terroristi islamici di ogni tipo; dai jihadisti dell’Isis e di al-Qaeda a quelli fuggiti da Cecenia e Daghestan (e da dove hanno continuato a pianificare attacchi). La questione diventa però paradossale nel momento in cui si fa mente locale sul fatto che la Turchia è Paese membro della Nato e sta da tempo tentando di entrare nell’Unione Europea, seppur con probabilità sempre più remote in seguito alla deriva autoritaria di Erdogan che ha portato la Turchia non solo a trasferire terroristi e mercenari in Libia ma anche ad aggredire in più occasioni la Grecia, altro Paese membro della Nato e tutto nel più totale ed imbarazzante silenzio da parte dei vertici dell’Alleanza Atlantica.

La cittadinanza turca conferita a dirigenti di Hamas

Il quotidiano britannico The Telegraph ha recentemente reso noto che almeno sette alti membri di Hamas hanno già ricevuto la cittadinanza turca, incluso passaporto e documento di identità, mentre altri cinque sarebbero in procinto di completare l’iter. In diversi casi, i membri dell’organizzazione terroristica sono stati registrati con falsi nominativi turchi, per nasconderne la reale identità. Numerose fonti indicano come questi personaggi siano liberi di organizzare attentati contro Israele e raccogliere fondi da inviare agli operativi a Gaza che si occupano poi di perpetrare attacchi contro i cittadini israeliani.

E’ fondamentale tener presente che i possessori di passaporti turchi possono viaggiare senza visto in Paesi come Corea del Sud, Giappone, Serbia e Singapore, mentre Ankara sta cercando di estendere tale agevolazione anche in Unione Europea e ciò risulterebbe in un enorme disastro, visto che in tal modo i dirigenti di Hamas sarebbero liberi di circolare in Europa senza alcun tipo di controllo.

Il quotidiano britannico ha anche fornito diversi nominativi di alti dirigenti di Hamas che hanno ricevuto la cittadinanza turca; tra questi vi sono Zacharia Najib, Jihad Ya’amour e Hisham Hijaz.

I tre terroristi sotto l’ala protettiva di Erdogan

Zacharia Najib è ben noto all’antiterrorismo israeliano visto che nel 2016 dal territorio turco aveva trasferito 25mila dollari, in contanti,  a Seif al-Din Abd al-Nabi, operativo di Hamas residente nel quartiere Ras al-Amud di Gerusalemme. I soldi dovevano a loro volta essere indirizzati alle famiglie di terroristi membri dell’organizzazione islamista palestinese. All’epoca, Nabi risultava a sua volta proprietario di due negozi di abbigliamento femminile a Gerusalemme Est e uno proprio a Istanbul. I contatti tra Al-Nabi e Najib avvenivano tramite Whatsapp e il denaro doveva arrivare in Israele nascosto tra gli indumenti dello stesso Nabi, ma le conversazioni venivano facilmente intercettate dall’intelligence israeliana.

Jihad Ya’amour viene invece indicato come “uomo di punta” di Hamas in Turchia, con tanto di numerosi contatti con autorità governative ed alti membri del partito islamista Akp. Nel febbraio del 2018, Ya’amour finiva al centro di un’indagine dello Shin Bet che portava all’arresto di Kamil Takli, noto anche con la versione turca di “Cemil Tekeli” (docente di giurisprudenza in Turchia) e Daram Jabbarin (terrorista rilasciato durante lo scambio per la liberazione di Gilad Shalit), entrambi alti membri di Hamas. I due venivano accusati di aver portato contante dalla Turchia da distribuire all’organizzazione terroristica. Fonti israeliane rivelavano inoltre che buona parte delle operazioni avvenivano tramite un’azienda turca attiva nel settore della sicurezza privata e nota come Sadat Inc., fondata da un consigliere del governo turco identificato come Adnan “Basha” Tanriverdi.

Hisham Abdel Qader Ibrahim Hijaz, originario del villaggio di Mazraa al-Sharqiya (vicino Ramallah), anch’egli rilasciato in cambio della liberazione di Gilad Shalit, è invece tra gli organizzatori di una serie di attentati in territorio israeliano, nonchè reclutatore dell’operativo Bakr Atallah Samih Saad quando Hijaz ancora risiedeva in Giordania, prima di fuggire in Qatar e poi in Turchia, come reso noto dal Meir Amit Intelligence and Information Center.

La SADAT Inc, la compagnia che addestra mercenari islamisti filo-Erdogan

Fondata nel 2012 dall’ex ufficiale dell’esercito turco, Adnan Tanriverdi e da una ventina di altri ex membri delle forze armate, è stata più volte accusata di addestrate terroristi islamici e di operare come “pretoriani” dell’Akp, tanto che l’analista Michael Rubin ha ampiamente analizzato il discutibilissimo operato dell’azienda, ipotizzandone il ruolo di vera e propria “Guardia Rivoluzionaria” di Erdogan. Tra i vari aspetti evidenziati da Rubin, vi è il caso sollevato dal parlamentare del partito Chp, Ali Riza Ozturk, secondo cui in un campo di addestramento nella regione di Hatay la Sadat avrebbe addestrato jihadisti dell’Isis. Curiosamente, il governo turco aveva rigettato la richiesta di un’ispezione all’interno del campo, arrivando addirittura a rimuovere dal registro la richiesta scritta fatta dal parlamentare.

Un report dello Stockholm Center for Freedom ha inoltre messo in evidenza come cecchini addestrati dalla Sadat avrebbero preso parte alla controffensiva anti-golpe del 15 luglio 2016, causando tra l’altro la morte di diversi civili. Subito dopo il fallito golpe, Adnan Tanriverdi è stato nominato capo consigliere militare di Erdogan, come reso noto da Michael Rubin, un dettaglio da non sottovalutare. Oggi la Sadat Inc. si occuperebbe anche dell’addestramento di mercenari filo-Ankara in diverse aree del mondo tra cui la Somalia, il nord della Siria ed anche la Libia.

Una Turchia sempre più lontana dalla Nato

La Turchia sotto Erdogan è da tempo in preda ad una deriva islamista radicale che ha oramai raggiunto livelli tali da rendere sempre più difficile l’indifferenza fin’ora mostrata dalla Nato, dai partner europei di Ankara e dagli Stati Uniti.

Durante la guerra siriana i turchi hanno curato, addestrato e armato jihadisti, hanno inviato truppe a combattere a fianco dei mercenari islamisti di Idlib, ripresi in un video al grido “Allahu Akbar”; molti di questi jihadisti sono poi stati trasferiti in Libia per sostenere il regime fantoccio di Tripoli guidato da Fayez al-Serraj e sfortunatamente sostenuto anche da Roma (del resto a giugno il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, si è recato in Turchia per rinnovare la collaborazione con l’esecutivo di Erdogan).

In diverse occasioni Ankara è poi è aggressivamente sconfinata in territorio e acque greche, con tanto di minacce da parte di Erdogan. In ultimo, il rais turco è andato su tutte le furie in seguito all’accordo sulla normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi, minacciando di sospendere i rapporti con Abu Dhabi e rivendicando il suo sostegno alla causa palestinese (e anche a Hamas, visti i fatti). Le medesime linee di Erdogan vengono condivise anche dall’Iran e non è certo un caso visto che i due governi hanno aspetti sempre più comuni. Di fatto quello che sembra ormai chiaro è che la Turchia abbia sempre meno da spartire con la Nato e con l’Europa, rendendo ormai paradossale la sua stessa appartenenza a un sistema che in teoria contrasta proprio migliori partner (nemmeno segreti) di Erdogan.

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