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L’efferato omicidio di Samuel Paty, il professore decapitato alle porte di Parigi da un giovane ceceno radicalizzato, sta contribuendo a dare legittimità e linfa vitale all’ambizioso progetto di Emmanuel Macron inerente la lotta al separatismo islamista che minaccia la sicurezza nazionale e la stessa integrità territoriale della Francia.

Le indagini per chiarire le circostanze che hanno condotto all’uccisione, e anche alla radicalizzazione dell’attentatore improvvisato, proseguono a ritmo serrato e stanno conducendo alla graduale scoperta di particolari che evidenziano nuovamente le falle (già note) del sistema di prevenzione francese. La domanda è la stessa che l’opinione pubblica e gli analisti più critici del modello francese dell’antiterrorismo si erano posti in occasione di altri episodi terroristici che hanno insanguinato le strade d’Oltralpe: l’assassinio di Paty avrebbe potuto essere evitato?

Una famiglia di combattenti

Abdoullakh Abouyedovich Anzorov, rifugiato 18enne di nazionalità cecena, era giunto in Francia nel 2008 all’età di soli sei anni. La sua famiglia era scappata dalla Cecenia a inizio 2007 per cercare rifugio in Europa. Una volta usciti da Grozny gli Anzorov avevano raggiunto Mosca, da dove erano poi partiti alla volta di Varsavia.

In Polonia gli Anzorov avevano inoltrato una richiesta di protezione umanitaria per via delle presunte persecuzioni subite in patria a causa del loro attivismo politico contro il governo ceceno. Le indagini dell’immigrazione polacca, però, avevano costruito un quadro della situazione radicalmente diverso da quello offerto dagli Anzorov: non degli oppositori antigovernativi perseguitati per il loro credo politico, ma una famiglia coinvolta nel supporto attivo alla militanza islamista cecena.

La richiesta di asilo politico a Varsavia fu rigettata, perciò gli Anzorov furono costretti a lasciare il Paese e a fare ritorno in Cecenia nel mese di giugno 2007. Pressati dalle autorità e timorosi di possibili rappresaglie, gli Anzorov ripartirono poco tempo dopo alla volta della Francia. Lì, contrariamente alla Polonia, la loro storia di persecuzione fu reputata credibile, pertanto nell’aprile 2011 ottennero protezione e diritto alla residenza in quanto rifugiati politici.

Il percorso invisibile verso la radicalizzazione

L’attentatore era cresciuto lontano dai drammi del dopoguerra ceceno e dalle difficoltà dei quartieri-dormitorio delle metropoli francesi, ma una combinazione di fattori familiari, ambientali e, probabilmente, anche di volontà personale, ne avevano determinato la caduta nel vortice dell’integrazione mancata. Nonostante la giovanissima età Abdoullakh Anzorov era noto agli inquirenti di Evreux, la cittadina in cui risiedeva con la famiglia, per una serie di reati che lo avevano portato in diverse occasioni davanti al tribunale dei minorenni, ma non era nell’elenco dei ventimila sorvegliati dai servizi segreti francesi.

Eppure, con l’evolvere delle indagini sul caso Paty, stanno emergendo dei dettagli sul giovane attentatore che, forse, se utilizzati e compresi a tempo debito, avrebbero potuto servire l’obiettivo di evitare la tragedia del 16 ottobre. Il primo è, come suscritto, il fatto che l’immigrazione sapesse dei trascorsi di guerra degli Anzorov e, ciò nonostante, abbia deciso di garantirgli protezione umanitaria.

Il secondo dettaglio emerso, molto più importante, riguarderebbe la sorellastra del 18enne: nel 2014 sarebbe partita in Siria per arruolarsi nelle file dello Stato Islamico; il suo destino attuale è ignoto. Secondo altre fonti, però, la persona in questione non sarebbe consanguinea dell’attentatore ma di una delle persone arrestate durante le indagini, più precisamente il padre di un’allieva che aveva protestato per la mostra delle vignette su Maometto. Ad ogni modo, se l’evento fosse confermato, avrebbe dovuto e potuto giustificare un’attività di sorveglianza preventiva nei confronti dell’intera famiglia, anche alla luce del contesto di provenienza, permettendo di catturare le tappe del lungo percorso di Abdoullakh Anzorov verso la radicalizzazione.

Il terzo ed ultimo particolare è il complemento dell’intera vicenda, iconico nel modo in cui manifesta l’inefficienza e l’inadeguatezza del modello francese di contrasto al terrorismo. Anzorov rispondeva all’identikit tipico dei terroristi di nuova generazione che dal 2010 stanno insanguinando le strade delle città europee, da Nizza a Stoccolma: giovane, con precedenti penali, proveniente da famiglia problematica e/o vicina all’islam radicale, frequentazioni pericolose e segni di radicalizzazione visibili dalle attività in rete.

Gli ultimi due punti sono estremamente significativi. Le frequentazioni pericolose riguardano un biennio trascorso da Abdoullakh in una palestra di Tolosa nota per essere luogo di ritrovo di musulmani radicali; mentre le attività in rete sono un riferimento ai post carichi di insofferenza e odio che il giovane aveva iniziato a pubblicare da alcuni mesi − post indicativi di una radicalizzazione avvenuta e ormai visibile e che, inoltre, erano stati segnalati alla polizia postale, ma senza che a ciò seguissero indagini.

La protezione mai garantita al professore

Oltre a sottovalutare la potenziale minaccia rappresentata da Abdoullakh Anzorov, che nei giorni precedenti all’assassinio aveva anche fermato gli alunni dell’istituto per chiedere informazioni utili a riconoscere il professore, le autorità hanno anche sottostimato le potenziali ripercussioni della vicenda. La lezione, filmata da alcuni studenti, era passata nell’arco di poche ore da Whatsapp alla rete, venendo pubblicata dalla pagina Facebook della grande moschea di Pantin e provocando un’ondata di sconcerto tra l’opinione pubblica musulmana di Francia.

Sullo sfondo del subbuglio a livello nazionale, la dirigenza dell’istituto era stata avvicinata dai genitori di alcuni studenti musulmani che chiedevano sanzioni nei confronti del professore. Nello scandalo, sempre più esteso, si era anche intromesso un noto militante islamista, Abdelhakim Sefrioui, per cavalcare l’ondata di indignazione e dare risalto ulteriore alla vicenda. Nonostante i personaggi coinvolti a vario titolo nelle rimostranze, e la sensibilità dell’argomento in questione, a Paty non era stata garantita alcuna forma di protezione; ragion per cui la sera del 16 ottobre è stato relativamente facile consumare il brutale omicidio per Abdoullakh Anzorov.

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