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Combattere il terrorismo internazionale, soprattutto quello di matrice islamica non è mai stato facile per le forze segrete, anche a causa della marcata omertĂ  della popolazione locale. Un esempio può essere quello di Osama Bin Laden, ucciso il 2 maggio del 2011 a seguito di un raid americano ad Abbottabad, in Pakistan, a pochi chilometri dal confine con l’Afghanistan. Esattamente come nel caso dell’uccisione di Abu Bakr al Baghdadi del 27 ottobre, la soffiata è avvenuta (a quanto trapelato) da una persona a lui vicina, che ha deciso di vendere la loro vita. Tornando leggermente indietro nella storia, prima del manifestarsi del fenomeno del terrorismo islamico nella regione, si ricorderĂ  anche la cattura dell’ex dittatore dell’Iraq, Saddam Hussein, avvenuta il 13 dicembre del 2003 mentre si nascondeva in un buco di ragno..

Quando le date non sembrano essere una coincidenza

A leggere attentamente le date, non sfugge all’occhio la distanza di quasi otto anni esatti dalla cattura o dall’uccisione dei precedenti personaggi, nemici giurati degli Stati Uniti d’America: Saddam nel 2003, Osama Bin Laden nel 2011 e Abu Bakr al-Baghdadi nel 2019. Se si considerano invece gli anni delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America, si nota come gli anni 2004 e 2012 (prossimamente anche 2020) sono quelli nel quale il presidente americano uscente si candida per il secondo mandato alla Casa Bianca. A ben vedere la riuscita delle operazioni volte a stanare il ricercato hanno sempre portato bene alla massima carica di Stato, con il buon auspicio anche del presidente Donald Trump per la prossima tornata elettorale.

In un certo senso, la cattura o l’uccisione del ricercato sembra essere stata ostentata quasi come segno della propria vittoria nell’ambito della politica estera, ottimo bigliettino da visita agli occhi del popolo. Una sorta di successo in grado di mettere la figura del presidente in primo piano e quindi congeniale alla campagna elettorale, soprattutto nei territori centrali degli Stati Uniti d’America. Allo stesso tempo però la notorietĂ  tende a diminuire con il passare dei mesi ed il tempo, nelle logiche di voto, è molto importante: piĂą prossimo è il fatto alle elezioni, maggiore sarĂ  il suo impatto sugli elettori.

Il potere della CIA

Non sono poche le critiche rivolte alla Cia che si sono succedute negli anni riguardo alle intromissioni sulle elezioni americane. Si sono avanzate negli anni anche accuse di congiure contro la figura del presidente stesso (basti pensare all’uccisione di John Fitzgerald Kennedy e di suo fratello, Robert Kennedy, durante la campagna elettorale), sebbene conclusioni certe non siano mai state raggiunte.

Certamente ci sono stati però presidenti americani che hanno lavorato con maggiore simbiosi con i servizi segreti e questo è il caso degli ultimi vent’anni ed una rielezione della carica non è stata mai vista in queste occasioni come pericolosa riguardo alla propria libertĂ  di azione. Lungi dall’accusare la Cia di temporeggiare le operazioni per dare modo di giocarsi il successo in campagna elettorale, è comunque curioso come nel 2003, 2011 e 2019 la casualitĂ  abbia voluto che tale vantaggio sia comunque stato concesso.

Chiusa comunque anche questa partita, adesso si attenderanno sviluppi circa la successione ad al-Baghdad, cui nome è già stato identificato in Abu Ibrahim al-Hashimi al-Quraishi. La vita e le possibilità di azione del nuovo leader sembrano comunque limitate, data la vicina e completa disfatta di quel che rimane dello Stato Islamico di Siria ed Iraq. Ciò comunque non pare a questo punto primario interesse della Cia, che può adesso dedicarsi ad altre faccende, tornando nel suo canonico letargo di otto anni, in attesa del prossimo nemico degli Stati Uniti da colpire, con la precisione di un orologio svizzero.

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