Il ministero dell’Interno spagnolo ha elevato a “4” il livello di allerta per attentati terroristici nel Paese, in particolare per quanto riguarda le zone turistiche e ad alta densità, come reso noto dal giornale online “La Razon“.

Il timore è che si verifichino attacchi come quello del 17 agosto 2017 a Barcellona, quando il marocchino Younes Abouyaaqoub utilizzò un furgone come ariete sulla Rambla, uccidendo 13 persone e ferendone più di 100. Il rischio di possibili attacchi è plausibilmente dovuto a una serie di operazioni anti-terrorismo, l’ultima delle quali di quattro giorni fà, che hanno portato all’arresto di una ventina di nordafricani e mediorientali appartenenti a un gruppo jihadista che stava pianificando attentati nella capitale catalana.

Lo scorso 5 luglio le forze dell’ordine catalane avevano inoltre arrestato nel barrio “La Salut” di Badalona tre fratelli con l’accusa di propaganda e reclutamento jihadista.

La Spagna al centro di attività jihadiste

Lo scorso 14 luglio il Mossos d’Esquadra arrestava due cittadini algerini di 41 e 43 anni nel quartiere Barceloneta di Barcellona; i due sono accusati di far parte di una rete jihadista sgominata con l’operazione “Alexandria“, avviata nel giugno del 2017 e che nel gennaio del 2019 portava all’arresto di 18 persone a Barcellona e Igualada, tra cui lo “zoccolo duro” del gruppo, composto da cinque soggetti tra i 33 e i 44 anni; tre algerini, un libico e un iracheno, tutti noti alle autorità a causa di precedenti per furto, rapina e traffico di droga, attività con cui si autofinanziavano. I terroristi stavano preparando ordigni esplosivi e raccogliendo armi da guerra e munizioni da utilizzare per attentati in territorio spagnolo e avevano già individuato alcuni obiettivi.

Il leader della rete veniva individuato in Berkan Azizi, cittadino algerino che si spacciava per libico, radicalizzatosi nel carcere di Brians dove venne a suo tempo rinchiuso per reati minori. Nei suoi 20 anni di attività delinquenziale Azizi si era specializzato nel furto e nella falsificazione di documenti (molti dei quali rubati a turisti) che poi offriva alla criminalità locale per autofinanziare la propria attività terroristica. Per sua sfortuna, il soggetto in questione aveva però l’abitudine di scrivere tutto quello che gli passava per la testa, inclusi i suoi piani delittuosi, tutto materiale recuperato dagli inquirenti.

Azizi veniva arrestato in un appartamento che aveva illegalmente occupato, assieme a un connazionale, nel Barrio La Ribera, al centro di Barcellona. Il suo coinquilino aveva anche provato a prendere le sue difese definendolo “un tipo tranquillo, che non andava in moschea e che fumava”.

Gli inquirenti avevano però rinvenuto alcune conversazioni di posta elettronica dove Azizi spiegava di essere in grado di fabbricare il Tatp, un tipo di esplosivo a base di perossido di acetone e noto come “Madre di Satana“, già utilizzato dall’Isis all’aeroporto di Bruxelles e rinvenuto anche all’interno dell’appartamento di Alcanar dove il 16 agosto 2017 saltarono in aria due terroristi islamici appartenenti alla cellula che il giorno successivo attaccò la Rambla di Barcellona e a Cambrils.

Il suo “collega”, il 27ennne marocchino Anwar Andalosi, veniva arrestato anche grazie alla sua ingenuità in quanto aveva spifferato ai quattro venti sui social la propria intenzione di farsi saltare in aria presso la Feira de Manilva a Malaga.

Il 15 luglio 2020 a San Vincente de Raspeig (Alicante) un giovanissimo veniva invece arrestato con l’accusa di diffusione di propaganda jihadista a favore dell’Isis tramite l’utilizzo di videogiochi. Il soggetto in questione diffondeva anche archivi con filmati per la creazione e l’utilizzo di armi. Precedentemente implicato ideologicamente nel movimento red skin e con diversi precedenti penali, nel 2019 il giovane si “convertiva” al jihadismo, passando quasi tutto il suo tempo collegato su internet.

Lo scorso aprile ad Almeira la polizia spagnola arrestava poi il cittadino britannico di origine egiziana Abdel Majed Abdel Bary, ex rapper poi arruolatosi nell’Isis in Siria. Il jihadista veniva trovato in compagnia di altri due nordafricani tra cui un 28enne algerino identificato come Abdeizerrak Seddiki. Non si esclude che la temporanea permanenza di Abdel Bary ad Almeira non fosse che una tappa per poi raggiungere proprio Barcellona.

Il “livello 4”

L’innalzamento a “4” del livello di allerta in Spagna può essere dovuto a una serie di fattori, in primis indubbiamente le operazioni anti-terrorismo che hanno portato dietro le sbarre numerosi jihadisti in procinto di perpetrare attacchi. Non è infatti inusuale che reti e cellule jihadiste decidano di attaccare proprio in seguito ad arresti effettuati dalle forze di sicurezza, come colpo di coda per dimostrare di poter comunque colpire. E’ dunque prassi, in alcuni casi, quella di elevare il livello di allerta nel momento in cui vengono effettuate operazione di una certa importanza. E’ inoltre fondamentale tener presente il periodo estivo che in condizioni normali sarebbe di elevata presenza turistica; quest’anno l’emergenza da Covid-19 ha pesantemente ridimensionato la presenza di turismo internazionale, ma quello domestico resta comunque vulnerabile. Inoltre, i jihadisti potrebbero decidere di sfruttare l’emergenza da Covid per colpire, aggravando così una situazione già ampiamente problematica, sia sul piano economico che su quello organizzativo.

Il “livello 4” è dunque un atto dovuto per tutelare la sicurezza della cittadinanza e non si può certo dire che l’intelligence e le forze di sicurezza spagnole non abbiano fatto un buon lavoro nell’individuare e sgominare cellule e soggetti che erano già attivi e, in alcuni casi, in procinto di colpire.

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