A quasi sei anni dalla scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa, il governo federale messicano ha reso nota l’identificazione dei resti di un altro corpo, quello di Christian Alfonso Rodriguez Telumbre, grazie all’operato degli esperti dell’Università di Innsbruck che si stanno occupando del lavoro scientifico assieme ai periti argentini dell’EAAF, interpellati dai parenti delle vittime.

Nel dicembre del 2014 erano già stati identificati i resti di Alexander Mora Venancio, rinvenuti nella discarica di Cocula, mentre nel settembre del 2015 venivano ritrovati e identificati quelli di Jhosivani Guerrero de la Cruz, i cui frammenti erano contenuti all’interno di un sacco nel fiume San Juan, sempre nella zona di Cocula.

I luoghi di ritrovo dei resti umani sono tre e alla base di polemiche e controversie nella ricerca della verità, con la discarica di Cocula indicata dalla versione ufficiale istituzionale come luogo dove gli studenti di Ayotzinapa sarebbero stati uccisi e i corpi dati alle fiamme da membri del cartello di narcos “Guerreros Unidos” in combutta con la polizia locale e gli ex sindaci di Cocula e Iguala.  Vi è poi La Barranca de la Carniceria, un burrone di non facile accesso situato circa 800 metri a nord della discarica, dove sono stati rinvenuti 15 indizi, sei dei quali inviati a Innsbruck per il riconoscimento e uno di questi è stato identificato proprio come appartenente a Rodriguez Telumbre. In questo sito erano tra l’altro già stati trovati resti umani non ricollegati ai 43 studenti scomparsi.

C’è poi il fiume San Juan, sempre a Cocula (circa 15 chilometri a sud est di Iguala) dove, a detta di alcuni narcos del gruppo “Guerreros Unidos”, sarebbero stati gettati i resti bruciati dei corpi.

Infografica di Alberto Bellotto

I fatti di quella notte

Nella notte del 26 settembre 2014 un centinaio di studenti della “Escuela Normal Rural Isidro Burgos” di Ayotzinapa si erano recati a Iguala per sequestrare alcuni autobus di linea da utilizzare per recarsi il 2 ottobre successivo a Città del Messico per la commemorazione del massacro di Tlatelolco. Una pratica comune quella del furto di autobus con restituzione da parte degli studenti della “Normal” e difatti il 22 e il 25 di settembre due tentativi di furto erano già stati sventati dalla polizia sull’autostrada che porta ad Acapulco e nella cittadina di Chilpancingo.

Gli studenti avevano allora deciso di spostarsi verso Iguala dove si erano impossessati di una serie di autobus delle compagnie “Costa Line”, “Estrella de Oro” ed “Estrella Roja”; uno degli autisti era però riuscito a fuggire e a dare l’allarme.

Nel contempo, a Iguala era in corso un evento per celebrare il sindaco della città, Josè Luis Abarca Velazquez e della moglia, Maria de los Angeles Pineda. Non risulta chiaro se la polizia sia accorsa in forze esclusivamente per fermare la carovana di bus rubati o nel timore che gli studenti volessero recarsi all’evento per creare disordini, fatto sta che la situazione di lì a poco è degenerata. Secondo le ricostruzioni, una volta giunti al blocco stradale della polizia, gli studenti sono scesi dai bus per scontrarsi con gli agenti che a quel punto hanno aperto il fuoco, ferendo gravemente Aldo Gutierrez Solano e uccidendo Daniel Solis Gallardo. A quel punto alcuni studenti sarebbero fuggiti, mentre altri, prevalentemente quelli rimasti all’interno dei bus (in particolare nell’ultimo della fila), venivano arrestati dalla polizia.

Nel frattempo alcuni studenti sui bus avevano avvisato i compagni rimasti ad Ayotzinapa, i quali avevano subito mandato un mezzo in soccorso a Iguala, la conversazione era però stata intercettata dalla polizia che aveva a sua volta inviato mezzi per intercettarlo. Questo secondo bus riusciva ad arrivare sul luogo dell’arresto e veniva a sua volta attaccato a colpi di arma da fuoco da uomini non meglio identificati che uccidevano gli studenti Julio Cesar Ramirez Nava e Julio Cesar Mondragon Fuentes. Quasi in contemporanea, un altro gruppo di agenti polizia nei pressi dell’uscita autostradale di Iguala apriva il fuoco contro un bus che trasportava la squadra di calcio del Chilipancingo, uccidendo tre persone e ferendone gravemente una quarta. Il bus era plausibilmente stato scambiato per un altro convoglio di studenti inviato dalla “Normale” di Ayotzinapa.

La differenti versioni sulle responsabilità

Se la ricostruzione fino agli arresti e le sparatorie della polizia risulta piuttosto evidente, ciò che accade dopo è invece ben poco chiaro. La versione ufficiale dell’allora Governo Federale guidato da Enrique Peña Nieto aveva concluso che le autorità di Iguala avevano consegnato gli studenti ai narcos del gruppo “Guerreros Unidos” i quali li avevano a loro volta scambiati per membri di un cartello rivale e dunque uccisi, gettati nella discarica e i corpi dati alle fiamme. Le stesse testimonianze di narcos arrestati in seguito all’accaduto hanno destato non poche perplessità.

Un’altra versione indica come responsabile il sindaco, Abarca Velazquez, accusato di essere in combutta coi narcos, in particolare tramite la moglie che aveva parenti nel cartello. I due erano successivamente fuggiti da Iguala per venire poi individuati ed arrestati all’interno di un’abitazione malandata nella periferia di Città del Messico. Venivano inoltre arrestati numerosi agenti e ufficiali in servizio a Iguala. Il movente sarebbe stato quello di evitare che gli studenti riuscissero a creare disordini all’evento organizzato quella sera da Velazquez che pare volesse tra l’altro lanciare la candidatura a sindaco della moglie.

Abarca Velazquez veniva arrestato per l’omicidio dell’oppositore Justino Carvajal Salgado, ucciso nel marzo del 2013 e per rapporti con la criminalità organizzata, ma non per la sparizione degli studenti. La sua espulsione dal partit PRD veniva giustificata in quanto “possibile responsabile della scomparsa”.

Vi è poi una terza versione, ricostruita dalla giornalista investigativa Anabel Hernandez, che parla addirittura di un insabbiamento governativo e del coinvolgimento diretto del 27° Battaglione dell’Esercito messicano che avrebbe assaltato i bus che segretamente trasportavano eroina, in seguito a un ordine ricevuto dai narcos della zona.

La scuola rurale “Normale” di Ayotzinapa tra agricoltura e attivismo rivoluzionario

La “Escuela Normal Isidro Burgos” dello Stato di Guerrero è storicamente nota per le sue posizioni di estrema sinistra e per il suo duro attivismo politico che tra gli anni ’60 e ’70 era sfociato in vera e propria guerriglia. Tra le figure storiche di maestri-guerriglieri della “Normal” ci sono Lucio Cabañas Barrientos (1938-74) e Genaro Vázquez Rojas (1931-72). In uno dei cortili interni della Scuola sono presenti murales di chiara ispirazione comunista rivoluzionaria raffiguranti falci e martelli, pugni chiusi, Che Guevara, Lenin e Marx. Per poter entrare alla “Normal” è essenziale essere figli di campesinos o per lo meno di gente povera, come illustrato da Ernesto Guerrero, uno degli studenti sopravvissuti all’assalto di Iguala.

Le manifestazioni e le azioni degli studenti della Scuola di Ayotzinapa sfociavano spesso in violenza e il sequestro degli autobus e della benzina per recarsi agli eventi era oramai una consuetudine, chiaramente mal digerita dalle autorità. Nel dicembre del 2011 a Chilpancingo, uno scontro tra “normalisti” e polizia aveva portato alla morte di due studenti e un benzinaio, dopo che alcuni studenti avevano incendiato la sua pompa.

I legami tra amministrazioni locali e narcos

Lo scorso 29 giugno la Procura della Repubblica messicana ha emesso 46 ordini di cattura nei confronti di funzionari pubblici in relazione alla faccenda di Iguala, tra cui l’ex governatore Angel Aguirre Rivero, l’ex procuratore Inaky Blanco e l’ex sindaco di Cocula, Cesar Miguel Peñaloza Santana (accusato di aver protetto l’attività dei narcos). Il nuovo governo di sinistra messicano, guidato da Andres Manuel Lopez Obrador aveva da subito messo in discussione la versione ufficiale fornita dal suo predecessore, affermando di voler far emergere la verità su quanto accaduto quella notte. La faccenda sta però acquisendo sempre più le dinamiche di uno scontro politico che va ben oltre la vicenda degli studenti di Ayotzinapa.

Le tre differenti versioni, quella che punta il dito contro i narcos del gruppo “Guerreros Unidos”, quella che vorrebbe come mandante l’ex sindaco di Iguala e quella che parla di una responsabilità dell’esercito e di un boss dei narcos per recuperare eroina nascosta nei bus, destano comunque perplessità nella loro incompletezza.

Nonostante gli elementi non permettano ancora di fornire conclusioni, è utile fare alcune considerazioni. Per prima cosa, esaminando la mappa, è possibile rendersi conto come Iguala non sia così vicina ad Ayotzinapa, con una distanza di circa 170 km. Negli ultimi anni gli studenti della “Normale” avevano più volte effettuato incursioni in città limitrofe come Chilpancingo (capitale di Guerrero) per impossessarsi di bus, ma non risulta che si fossero mai spinti così a nord, fino a Iguala. Non si può dunque escludere che così facendo siano andati a “pestare i piedi” a narcos ed ambienti politici a questi vicini che hanno dunque deciso di regolare i conti a modo loro. Difficile credere che i “Guerreros Unidos” li possano invece aver scambiati per un cartello rivale in una zona dove tutti conoscono tutti.

Un altro elemento che vale la pena tener presente è il legame ideologico-militante della scuola e la pratica dei sequestri dei bus, entrambi aspetti che non erano certo ben visti dalle autorità. Potrebbe dunque essere che questa volta si sia deciso di usare la mano pesante e che la faccenda sia sfuggita di mano in un Paese dove narcos, politica e polizia si ritrovano spesso a condividere interessi.

Una cosa è certa, per la verità bisognerà attendere e finché la questione resterà campo di battaglia per le parti politiche, le prospettive di scoprire come siano realmente andate le cose non sono delle migliori e intanto mancano ancora 39 studenti all’appello.

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