Lo Stato islamico continuerà ad esistere anche dopo aver perso il controllo fisico sul territorio. Da circa un anno è già in atto una strategia di sopravvivenza che mira a preservare una versione virtuale del regno, una volta perso il controllo del Califfato in Iraq e Siria. Tale piano è descritto in un nuovo rapporto sulla nuova strategia di comunicazione dell’Isis pubblicato dal King’s College di Londra.LAPRESSE_20170211200757_22146647Nello studio si rileva che “ad oggi è prematuro immaginare un mondo senza lo Stato islamico”. “L’organizzazione ha utilizzato la propaganda per coltivare una profondità strategica digitale. L’idea di califfato esisterà a lungo”.L’arma della propagandaLa propaganda è essenziale per la sopravvivenza dello Stato islamico, sia come gruppo che come idea. È stato un meccanismo prezioso con il quale far valere l’acquiescenza nel suo proto-Stato ed un’arma penetrante con cui affermare la propria egemonia terroristica all’estero. Negli anni a venire, servirà come bandiera attorno alla quale i veri credenti del Califfato si raduneranno, una volta perduti i territori. Lo scorso aprile, il canale ufficiale dello Stato islamico ha diffuso sulla rete il documento chiamato “Media Operative, You Are a Mujahid, Too”.È una edizione riveduta ed aggiornata delle precedente guida pubblicata dallo Stato islamico nel 2014. È stata definita come la guida strategica jihadista, concepita per fornire gli strumenti essenziali per sfruttare la copertura dei media. È anche una sorta di invito rivolto ai simpatizzanti del Califfato che non imbracceranno mai un fucile, ma che potrebbero essere utili alla causa. Il Califfato non è più localizzato in un territorio, ma idealizzato. L’uso della rete è essenziale sia per continuare ad attirare reclute che per preservare la lealtà dei seguaci.“Le armi dei media più potenti delle atomiche”Il documento è destinato ad ispirare la prossima generazione. Spiega, nel tipico dialetto salafita-jihadista, le ragioni dell’importanza dei media ed il ruolo di coloro che materialmente realizzano i messaggi, considerati alla stregua dei mujahidin. In questo modo, si consacra la partecipazione di un’altra frangia di guerrieri, classificandone il loro ruolo grazie al loro attivismo. Grazie a questa nuova visione, la distinzione tra “supporto” ed “appartenenza” non esiste più. Lo Stato islamico si rivolge quindi ai propri sostenitori che possono contribuire alla causa con il minimo sforzo, favorendo l’assorbimento degli aspiranti sostenitori.La progressione evolutiva della jihadLo Stato islamico potrebbe presto degenerare in un Califfato sulla carta, privo della sua terra e della sua leadership. Eppure, questo non è un problema perché per sua natura, il ciclico destino dello Stato islamico lo porterà a rinascere e ripresentarsi. Le perdite sul campo sono adesso raffigurate come nobili ed inevitabili, ma necessarie per l’edificazione del nuovo Califfato. Lo Stato islamico cercherà di compensare le battute d’arresto territoriali cercando di svolgere complotti terroristici in Europa e negli Stati Uniti così da mostrare la sua importanza come forza globale. In Iraq e Siria, una volta perduto il controllo, è probabile che aumenteranno gli attentati per destabilizzare il territorio ceduto.Consacrando l’aspetto ciclico ed ideale, il Califfato avrebbe gettato le basi per il prossimo stadio: una sorta di Stato idealizzato. Un califfato in pectore, ramificato con le sue cellule in almeno tre continenti. Da un lato, la perdita fisica di un territorio limiterebbe sia la capacità economica che quella di reclutamento massiccio, ma la natura fortemente decentralizzata del gruppo assicurerebbe una presenza costante nel tempo. Questa nuova fase è già in atto da tempo. Ciò è dimostrato dai nuovi termini utilizzati nei messaggi.LAPRESSE_20170210180415_22134440Vi è sempre una valutazione ottimistica per la vittoria finale, come il compimento delle profezie di epoca abbaside riguardanti la fine del mondo. La vittoria non è più imminente, ma posticipata ad un giorno. Il Califfato potrebbe perdere i territori in Siria, ma la battaglia finale tra l’islam e Roma, attesa da più di 1400 anni, si svolgerà un giorno a Dabiq. Dabiq è un’ideale, la Megiddo della fede islamica, luogo della battaglia finale tra le forze del bene e quelle del male. In realtà proprio a Dabiq, l’Impero Ottomano sconfisse il Sultanato mamelucco nel 1517, crollando nel 1918 con la fine della prima guerra mondialeLo Stato islamico intende suggerire che Dabiq potrebbe essere ovunque e non geograficamente localizzata. Tradotto significa che l’Isis attende ancora la resa dei conti e che la profezia non è ancora compiuta. Invocarla, infatti, innescherebbe l’ultima parte del mito: la vittoria finale sui crociati.Combattere un’idea è impossibile. Grazie alla sua struttura elastica, l’organizzazione terroristica ha le risorse per realizzare le proprie ambizioni con una grande flessibilità, riscrivendo le priorità in base alle necessità emergenti. Allo stesso tempo, le caratteristiche future dell’ideologia salafita del cosiddetto Stato islamico potrebbero disallinearsi con l’attuale strategia volta a contrastarle.Un messaggio di veritàNel documento “Giving Glad Tidings to the Believers” che potremmo tradurre come “Date il lieto annuncio ai credenti”, si consiglia di parlare della verità, intesa come strumento per confutare le bugie dei crociati. I messaggi dovranno incoraggiare e guidare, così da aprire gli occhi sul valore dell’esistenza dello Stato islamico. Il concetto di verità nei messaggi è particolare. I destinatari dovranno provare soddisfazione nel leggere o nell’ascoltare quei messaggi carichi di speranza. Appelli comunque generalizzabili, che dovranno tenere conto delle necessità quotidiane dei credenti e dei mujahidin sparsi nel mondo. L’obiettivo è quello di offrire una identità partecipativa, che rafforzi il concetto di califfato come organo rappresentativo per tutti i musulmani sunniti.

“Sarebbe opportuno raccontare alla gente un semplice e reale quadro della battaglia senza esagerazioni e bugie. Non possiamo nascondere gli aspetti negativi della vita, ma dobbiamo trasmettere anche tutte le sfaccettature positive dell’esistenza sotto lo Stato islamico”. Ciò rappresenta un cambiamento nella strategia di comunicazione salafita-jihadista per tutte le future operazioni di informazione.

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