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“Un nuovo tipo di terrorismo che comprende atti di violenza casuali che possono essere in parte ispirati dallo Stato islamico, ma non sono in alcun modo diretti dai leader del gruppo”. È così che il New York Times, tirando le somme della sparatoria che nella notte di domenica ha provocato 49 morti nel club gay Pulse, ad Orlando, in Florida, descrive la nuova minaccia che l’intelligence statunitense ed europea si trovano a dover fronteggiare.“L’estremismo interno” è la nuova sfida jihadistaNon più gruppi organizzati, ma singoli individui, con una buona dose di instabilità mentale, che si radicalizzano autonomamente, in breve tempo, soprattutto attraverso il web. Omar Mateen, infatti, è stato descritto dalla sua famiglia come un uomo non particolarmente religioso. Eppure, nella notte di domenica, ad Orlando, si è trasformato in un soldato del Califfato, non avendo, apparentemente, alcun contatto con cellule dell’organizzazione terroristica.Per approfondire: L’evoluzione del terrorismo individualeÈ per questo che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha parlato di “estremismo interno”. L’attentatore ha infatti proclamato la propria adesione all’Isis “all’ultimo minuto”. Ma è proprio questo, per l’Isis, l’unico requisito sufficiente a trasformare un cittadino americano qualunque, in un miliziano del Califfato. Il meccanismo, dunque, è molto semplice. Lo Stato Islamico, attraverso il suo articolato sistema di propaganda, incita i potenziali jihadisti di tutto il mondo a sollevarsi contro gli infedeli. Ma a rispondere alla chiamata, sempre più spesso, non sono cellule organizzate, ma “lupi solitari”, con scarsa o nessuna esperienza in tecniche militari e nessun supporto da organizzazioni esterne, che agiscono individualmente e diventano “soldati del Califfato” soltanto proclamando la propria affiliazione al gruppo jihadista nella rivendicazione dell’attentato. E per fare questo basta una semplice telefonata o un post sui social network: come è successo ad Orlando, a San Bernardino, o, ancora prima, al Curtis Culwell Center di Garland, in Texas.O come è avvenuto stanotte in una banlieu di Parigi, dove il venticinquenne francese di origine araba, Larossi Abballa, già condannato nel 2013 per “associazione a delinquere finalizzata alla preparazione di atti terroristici”, ha ucciso a coltellate un poliziotto e sua moglie davanti al figlio della coppia, un bambino di tre anni. Anche Abballa, si sarebbe radicalizzato su internet e non mostrerebbe, ad una prima analisi, affiliazioni dirette con cellule dell’Isis in Iraq, in Siria o in altri Paesi.Lupi solitari: anche l’Italia è a rischioPer questo motivo, scrive il New York Times, “sventare un attentato terroristico dello Stato islamico in America, non è più come sventare un tradizionale attentato terroristico, ma come cercare di prevenire una sparatoria in una scuola o in un teatro”. Così le azioni di singoli esaltati  si affiancano a quelle delle cellule delocalizzate, dei foreign fighters e dei terroristi cosiddetti “home grown”, in contatto con esponenti dell’organizzazione, ponendo un nuovo problema alla sicurezza europea e mondiale.Per questo, come evidenziava già la Relazione sulla politica della sicurezza del 2015, presentata in Parlamento lo scorso febbraio, il “rischio zero” diventa una eventualità “oggettivamente impossibile”. E se a mettere a rischio più di tutto la sicurezza durante Euro 2016, come dimostra l’attacco di ieri notte, e come ha affermato anche il Questore della Camera dei Deputati, Stefano Dambruoso, è proprio l’azione dei “lupi solitari”, l’Italia non è esclusa da un rischio di questo tipo. Anzi, come comunicano i nostri servizi di sicurezza, il nostro Paese sarebbe sempre più esposto.Sarebbero 400 infatti, secondo il quotidiano Il Tempo, che cita fonti dell’Antiterrorismo, i lupi solitari potenzialmente attivi sul nostro territorio, che vengono “attenzionati” dalle Forze dell’Ordine. Tra questi ci sono italiani convertiti, immigrati di seconda generazione, foreign fighters o combattenti ritornati sul suolo nazionale. Soggetti che si sono radicalizzati non solo su internet ma anche grazie a contatti personali con estremisti espulsi dall’Italia o foreign fighters, all’inserimento in gruppi etnici a forte componente islamica, alla frequentazioni di luoghi di aggregazione islamica non autorizzati e permeabili alla propaganda estremista, oppure negli ambienti carcerari. Tutti soggetti che, secondo i nostri servizi di sicurezza, vengono incitati dai gruppi jihadisti, tramite “la diffusione di testi o elaborati tradotti nella nostra lingua”, sia a raggiungere i territori del Califfato in Siria o in Iraq, sia ad agire come lupi solitari nel proprio Paese, “adottando un codice comportamentale improntato a segretezza e cautela”.La strage di Orlando e l’attacco di ieri notte a Parigi, avvenuto, inoltre, in una fase di massima allerta legata allo svolgimento dei campionati europei di calcio, dimostra quindi come l’universo jihadista sia sempre meno controllabile e come il pericolo sia diventato sempre più interno e radicato in casa nostra. Una nuova sfida che impone ai servizi di sicurezza di tutto il mondo un cambio di strategia per fermare il terrore.