Un sanguinoso video diffuso da un gruppo legato all’Isis ed attivo in Africa occidentale, l’Islamic State West Africa Province (Iswap), ha generato orrore e sdegno in Nigeria. Nel filmato, che ha una durata di 56 secondi e che è stato prodotto dall’Amaq, l’agenzia di stampa dello Stato islamico, undici ostaggi cristiani, tutti uomini, vengono uccisi dai membri dell’Iswap come “vendetta per l’assassinio di leader jihadisti come Abu Bakr al-Baghdadi ed Abul-Hasan al-Muhajir”. Gli uomini assassinati sarebbero stati rapiti, nel corso delle ultime settimane, nello Stato del Borno, situato nella Nigeria nord-orientale mentre la diffusione del video nel periodo natalizio è stata appositamente scelta, secondo gli analisti, per avere un grande impatto mediatico.
Una nazione segnata dalle violenze
La Nigeria deve fare i conti, da diversi anni, con l’insurrezione islamista del gruppo Boko Haram, attivo principalmente nel nord-est del Paese e che ha provocato decine di migliaia di morti e gravi distruzioni sul territorio. Originariamente i militanti di Boko Haram erano noti come i Talebani d’Africa a causa delle somiglianze ideologiche con l’omonima organizzazione afghana ma più in generale il gruppo jihadista non ha mai preso parte alle attività del sistema politico nigeriano poiché esso non è basato sulla Sharia. L’organizzazione terroristica iniziò ad operare intorno al 2002 ed a basarsi presso la città di Maiduguri, capitale dello Stato del Borno. La lunga scia di sangue lasciata, nel corso del tempo, dagli attentati di Boko Haram ha comportato una risposta, non sempre efficace, da parte delle forze di sicurezza locali che, solamente negli ultimi anni, sono riuscite a confinarne le attività alle aree più remote della Nigeria. A partire dal 2015, anche a causa dei mutati equilibri sullo scacchiere internazionale e nell’ambito del mondo jihadista, la leadership di Boko Haram ha dichiarato fedeltà allo Stato Islamico mutando anche il nome dell’organizzazione in Islamic State West Africa Province (Iswap).
Le prospettive
Le attività dell’Iswap rischiano di destabilizzare la Nigeria, la nazione più popolosa dell’Africa, preda di un grave stato di povertà e divisa demograficamente a metà tra i musulmani, che abitano le regioni settentrionali del Paese ed i cristiani, concentrati nel Sud. La vicinanza del Nord della Nigeria alla regione del Sahel, dove sono attivi diversi gruppi estremisti legati ad Al-Qaeda e all’Isis, rende ancora più esplosiva la situazione e rischia di amplificare la minaccia causata dall’organizzazione jihadista. I militanti attivi nelle diverse nazioni, infatti, potrebbero giungere a forme di collaborazione sempre più avanzate riuscendo, così, a controllare territori sempre più vasti e mettendo a repentaglio la sopravvivenza degli esecutivi locali.
La vasta estensione territoriale della regione e la scarsità di fondi di cui godono le forze di sicurezza locali costituiscono, senza dubbio, elementi che aggravano e rendono ancora più preoccupante un quadro generale che è già precario e che è fortemente influenzato anche dalla presenza di grandi sacche di povertà. I jihadisti traggono beneficio da queste sacche che gli forniscono, in forma più o meno continuativa, nuove reclute per le loro azioni terroristiche. Le campagne militari contro i diversi gruppi della regione, dunque, si devono necessariamente accompagnare ad iniziative culturali e di sviluppo economico in grado di favorire un certo progresso e sviluppo sociale. La minaccia del radicalismo islamico, in ogni caso, continuerà ancora per molto tempo ad essere particolarmente presente nell’area ed a provocare morte e distruzione.
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