Il Federal Bureau of Investigations (Fbi) ha pubblicato, l’8 luglio scorso, una gara da appalto per lo sviluppo di uno strumento informatico per sfruttare i dati raccolti e acquisiti, legalmente, tramite i social network. L’obiettivo è quello di sfruttare queste informazioni per rilevare in anticipo e indagare sulle potenziali minacce contro gli Stati Uniti proteggendo gli interessi economici, le persone e le libertà individuali, tra cui la privacy. Per l’Fbi questo strumento informatico sarà utile per monitorare anche gruppi terroristici, servizi di intelligence stranieri, organizzazioni criminali e potenziali minacce domestiche, tutte accomunate dall’utilizzo massiccio dei social network per promuovere le loro iniziative. Per preservare la sicurezza nazionale e per garantire l’incolumità dei cittadini statunitensi, e non solo, il controllo di Twitter, Facebook, Instagram e degli altri “social” è quindi necessario assicurarsi un controllo tempestivo e in tempo reale di tutte le informazioni pubbliche. Nelle ultime settimane, come evidenziato su Defense One, l’Fbi ha modificato la proposta di acquisizione, spostando la data per la presentazione delle offerte al 27 agosto a causa di alcuni cambiamenti nei requisiti minimi del tool informatico per monitorare i social network.

Uno strumento per le minacce interne

Non è tanto il rischio proveniente dalle minacce esterne a preoccupare l’Fbi, quanto piuttosto è il “terrorismo interno” a far aumentare il livello d’allerta. I casi degli attentati in Nuova Zelanda del marzo scorso, della sparatoria al Gilroy Garlic Festival in California del 28 luglio e delle due stragi a El Paso, Texas, e Dayton, Ohio, dello scorso fine settimana, hanno tutte lo stesso filo conduttore. In tutti i casi infatti sono stati utilizzati i social network, specialmente Facebook, per annunciare l’attentato o per pubblicare le immagini in diretta prima dell’attacco. Nella richiesta di acquisizione viene sottolineato, infatti, che “ogni incidente e potenziale argomento di interesse investigativo dell’Fbi è presente online”. Individuare preventivamente e interrompere un attacco o una qualsiasi minaccia oppure indagare in maniera veloce e precisa sono gli obiettivi dello strumento informatico per il quale l’Fbi ha indetto una gara d’appalto, aperta principalmente ad aziende statunitensi o dei Paesi alleati.

Come funzionerà il tool

Il tool dovrà dare agli agenti federali preposti al controllo informatico la possibilità di monitorare in tempo reale più social network, assistendoli anche nell’inviare avvisi e notifiche immediate nel caso in cui venissero rilevate potenziali minacce per la sicurezza nazionale. Ma all’Fbi non serve solo monitorare i dati pubblici della popolazione statunitense, perché tra gli obiettivi c’è quello di assicurare la sicurezza anche esterna e per questo lo strumento informatico di “controllo” dovrà essere impiegabile su scala internazionale potendo, anche, tradurre con assoluta precisione la maggior parte delle lingue al mondo. Ovviamente l’Fbi non richiede un controllo totale dei social network, ma la richiesta è quella di far sì che possano essere utilizzate alcune parole chiavi rilevanti per la sicurezza nazionale e per la geo-localizzazione, in modo tale da poter contattare e mettere al corrente gli uffici più vicini a dove è presente una potenziale minaccia. Nel caso in cui dovesse essere rilevata, la richiesta dell’Fbi alle aziende che presenteranno la loro proposta è quella di far sì che possano essere archiviate tutte le informazioni chiave, ovvero il social utilizzato, l’id utente, il numero di telefono, l’indirizzo e-mail e quello IP. La necessità di salvare questi dati è legata al fatto che nel caso in cui fossero rilevate nuove potenziali minacce l’Fbi avrebbe a disposizione uno storico, cruciale per valutare se c’è effettivamente o meno il rischio e decidere di intervenire per assicurare la sicurezza nazionale.

Un rischio per la privacy?

Aumentare le capacità di raccolta informazioni da social network (Socmint, Social Media Intelligence) per l’Fbi, e non solo, sta diventando una sfida sempre più importante per garantire la sicurezza dei cittadini e per preservare gli interessi economico-politici nazionali. Avere la possibilità di elaborare questi dati e unirli a quelli raccolti tramite le altre metodologie di intelligence permetterà, probabilmente, in futuro di intervenire in maniera rapida in caso di attacco e di accorciare in maniera esponenziale i tempi per un’indagine contro organizzazioni terroristiche o criminali. L’altro lato della medaglia, per garantire l’incolumità dei cittadini e preservare le libertà civili e individuali, è che l’uso massiccio di questi tool informatici faccia diminuire il già basso livello di privacy che assicurano i social network.