La geopolitica della corsa allo spazio
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Una nuova “Kill List” che annovera 43 persone del governo statunitense, è stata scoperta su Telegram poche ore fa. Pubblicata dal gruppo hacker “United Cyber Caliphate”, è stata diffusa su una delle principali applicazioni che lo Stato islamico (o simpatizzanti del movimento) utilizza per propaganda. Nella lista figurano 43 nomi di persone legate al Dipartimento di Stato, della Difesa, dell’Energia, Commercio e della Sanità in servizio sia negli Stati Uniti che presso le ambasciate di Santiago e Kathmandu. Sotto ogni “obiettivo” della kill list, identificato con foto ed informazioni, è presente una frase tradotta in quattro lingue che recita testualmente: “Vuole essere ucciso”.

“Il Dipartimento di Stato precisa che tutte le informazioni pubblicate sulla kill list sono già disponibili al pubblico e che non è stato riscontrato alcun attacco informatico. Numeri di telefono e riferimenti – aggiungono dal Dipartimento di Stato – sono già pubblicati sui siti istituzionali dei vari enti. Nelle ultime settimane abbiamo chiuso 78 canali che diffondevano propaganda Isis in dodici lingue”.

La capacità informatica di un movimento o di un paese X è ritenuta la più grande minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti. Sappiamo che il Cyber ​​Command degli Stati Uniti è attualmente composto da 100 team operativi e diverranno 133 entro il 2018.

Le principali preoccupazioni alla sicurezza informatica includono attacchi contro le infrastrutture chiave degli Stati Uniti e la possibilità che gli hacker possano iniziare a violare le reti e modificare i dati per contrattaccare gli USA.Da tempo, lo Stato islamico è alla ricerca di personale in grado di estrapolare informazioni sensibili dai social network e poter condurre attentati contro i militari americani o i loro parenti. Due militari canadesi, rispettivamente il 20 ed il 22 ottobre del 2014, in Quebec ed Ontario, sono stati uccisi in due attentati da seguaci dello Stato Islamico. Gli attacchi sembrano essere stati pianificati on line senza alcun tipo di contatto con i leader dell’ISIS che hanno più volte sollecitato i musulmani negli Stati Uniti ed in Europa a colpire i militari. Il Pentagono pubblica periodicamente dei vademecum da osservare per i social. Da questi ultimi devono essere cancellati gli indirizzi e tutti i dati che possono identificare l’esatta ubicazione o residenza del proprietario del profilo Facebook. Anche il semplice ritorno a casa dei militari in missione, cosi pubblicizzato in modo innocuo sui social, è diventato un serio rischio per la loro incolumità. Sarebbe opportuno evitare – aggiungono dalla Difesa USA – anche di scrivere il proprio lavoro o qualsiasi foto o logo che potrebbe sospettare un collegamento con i militari.Nonostante la difesa attiva, gli account pro-Isis di Twitter e Facebook, così come le pubblicazioni e le condivisioni del materiale jihadista continuano a diffondersi. Il Bookings Institute ha stimato in oltre 46.000 gli account sostenitori dello Stato Islamico a fine 2014.

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