Nel momento del suo disimpegno dal nord della Siria, Donald Trump è stato molto chiaro: “Il problema dei foreign fighters è europeo”. Come dire appunto che adesso è il vecchio continente a doversi far carico delle migliaia di combattenti dell’Isis di nazionalità europea presenti in medio oriente. Un problema non da poco, specie se si considera che i paesi europei non sono molto propensi a far tornare indietro chi ha combattuto per anni sotto le insegne del califfato. Il timore principale è che, in primo luogo, manchi un sistema giuridico adeguato per perseguire coloro che sono andati in medio oriente per affiliarsi allo Stato Islamico. E dunque che, una volta dalle nostre parti, non possa essere garantita la detenzione di chi si è macchiato di gravi crimini avvenuti in un’altra parte del mondo. Da qui la proposta, emersa in un articolo del New York Times, fatta dalla Francia: istituire un tribunale internazionale per giudicare i detenuti dell’Isis.

La proposta di Macron

La Francia è senza dubbio il paese più interessato dal problema. Tra il 2012 ed il 2015 soprattutto, sono decine i cittadini francesi che sono volati tra Siria ed Iraq per combattere con lo Stato Islamico. Si tratta nella maggior parte dei casi di soggetti di origine araba, spesso immigrati di seconda generazione. Oltre ad aver subito le conseguenze del terrorismo in casa propria, con gli attacchi che dal 2015 ad oggi non si sono mai fermati, la Francia ha dovuto fare i conti con la fuga di jihadisti verso il medio oriente che adesso potrebbero tornare. Da Parigi già nei mesi scorsi si era cercato di affrontare il problema stringendo un accordo con Baghdad: il governo iracheno, in particolare, si accollava in quel caso di giudicare alcuni cittadini francesi affiliati all’Isis. Ma il problema è molto più esteso, perché sono circa diecimila i foreign fighters europei detenuti in medio oriente. Quelli presenti in Turchia Erdogan li sta rimandando indietro, la Francia vorrebbe affrontare la questione relativa a quelli detenuti tra Siria ed Iraq.

I due paesi, che ancora sono alle prese con guerre e recrudescenze del fenomeno jihadista, non hanno la forza necessaria per sobbarcarsi centinaia di processi contro altrettanti detenuti. Non adesso, quanto meno. Allo stesso tempo, come detto, l’Europa non vede di buon occhio un loro ritorno nei paesi di cui hanno la cittadinanza. Emmanuel Macron sta quindi pensando, secondo il New York Times, all’istituzione di un apposito tribunale internazionale. Sulla falsariga di quello per i crimini delle guerre jugoslave e di quello attivo fino al 2015 per il genocidio in Ruanda. Secondo il quotidiano americano, la Francia starebbe lavorando su questa proposta assieme al Qatar. Un’idea, quella dell’Eliseo, emersa soprattutto durante la riunione tenuta a Washington della coalizione internazionale anti Isis.

La questione dei “figli dell’Isis”

Ma oltre ai foreign fighters, il periodo post califfato pone all’Europa un altro grave problema: quello dei familiari dei detenuti o delle vittime dei combattenti dell’Isis. Sarebbero circa 70mila: donne, tra moglie e vedove, e bambini “parcheggiati” di fatto nell’inferno dei campi di detenzione tra Siria ed Iraq. Si tratta nella maggioranza dei casi di cittadini europei il cui rientro nel vecchio continente creerebbe non pochi grattacapi. Non hanno commesso crimini, ma al tempo stesso una loro reintegrazione nei paesi da cui sono partiti risulterebbe molto problematica. Per di più, c’è il rischio che una volta arrivati in Europa possano propagandare o sostenere le idee dell’Isis.

Anche di loro dunque il vecchio continente non sa che farsene ed è difficile venirne a capo. Tuttavia, lasciare l’attuale status quo potrebbe portare all’insorgenza in futuro di altri problemi.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
Leggi il reportage