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Analizzando attentamente i casi di reclutamento precedentemente esposti, è possibile notare che quasi tutti hanno in comune la presenza di un predicatore che si è attivato per radicalizzare i volontari per la jihad.

Caso emblematico è quello di Bilal Bosnic per quanto riguarda i jihadisti Ismar Mesinovic e Munifer Karamaleski, o quello di Bushra Haik per quanto riguarda l’arruolamento di Maria Giulia Sergio. Anche diversi casi be noti e non necessariamente balcanici, come quelli dei fratelli Kouachi, di Amedy Coulibaly, Mehdi Nemmouche e Mohammed Merah sono ricollegabilia figure propagandistiche.

In tutti i casi possiamo trovare un comun denominatore, la presenza del predicatore radicale, del fomentatore che con il suo verbo estremista, provoca e sobilla utilizzando differenti metodologie a seconda del contesto di riferimento e che ha un unico obiettivo, spingere quegli elementi “sensibili” alla predica, a compiere azioni violente. Terreno d’azione per tali personaggi possono essere “luoghi” come moschee e centri islamici ma anche “non-luoghi” come internet (dai social network, ai canali video, dalle chat ai forum), divenuto ormai strumento fondamentale per i propagatori di odio e ciò è stato dimostrato da diverse analisi e rapporti come quello dello US Department of Homeland Security del 2009.In base a quanto sopra esposto risulta evidente la necessità di andare alla radice del problema e intervenire con misure  preventive e mirate nei confronti di coloro che fanno propaganda jihadista, danneggiando in questo modo i musulmani stessi.

La presenza di soggetti che predicano la jihad e fomentano odio via web non sorprende affatto, è un fenomeno che va avanti ormai da diversi anni e che necessita una risposta forte, diretta e immediata da parte dello Stato. Procedere con  provvedimenti giudiziari nei confronti di coloro che si sono resi responsabili di attentati è doveroso, ma altrettanto importante è la strategia preventiva che deve andare a colpire gli “operativi” prima che riescano a mettere in atto un attacco e i sobillatori che si occupano di diffondere il radicalismo.Il fomentatore, che si tratti di un imam, di un predicatore autoproclamato o di un frequentatore itinerante, svolge un ruolo di primo piano nella propaganda jihadista in quanto è alla ricerca di soggetti potenzialmente sensibili alla violenza per incitarli a passare all’azione; la riuscita di tale intento è direttamente proporzionale alla “fertilità del terreno” in cui si predica.Brano tratto da Giovanni Giacalone, La spirale balcanica. Il jihadismo in Europa,  “Il Giornale”

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