Continua a far discutere la fallita offensiva anti-Maduro messa in atto nella notte di domenica 3 maggio sulle coste del Venezuela e bloccata dall’esercito di Caracas ancor prima di iniziare. Un’offensiva dalle dinamiche talmente assurde che si fa fatica persino a definirla “operazione” e che ha visto coinvolti controversi ex militari bolivariani rifugiatisi in Colombia  ma anche ex militari statunitensi reinventatisi contractors e alla cui regia delle operazioni spicca il nome di Jordan Goudreau, ex Berretto Verde veterano pluridecorato di Iraq e Afghanistan, ben noto in Florida dove ha sede la sua società di sicurezza privata “Silvercorp”.

Intanto la televisione venezuelana di regime mostrava come trofeo le immagini dei passaporti e delle patenti di guida di Luke Alexander Denman e Airan Berry, i due contractors statunitensi catturati a Chuao assieme a una ventina di altri ribelli. In molti si sono ovviamente chiesti perchè i due ex militari abbiano deciso di mettere in atto un’infiltrazione clandestina in territorio nemico portandosi dietro i documenti. Come se non bastasse, a rendere ancor più assurda la faccenda c’è il fucile M4 da softair sequestrato dalle autorità venezuelane e mostrato assieme ad ulteriore equipaggiamento ritrovato a bordo del motoscafo.

Goudreau e soci venezuelani hanno accusato il leader dell’opposizione, Juan Guaido, di non aver rispettato i patti e come conseguenza di ciò l’ufficio della Procura Generale di Caracas ha emanato un mandato di arresto contro l’esponente politico che nel frattempo sarebbe scappato presso l’ambasciata di un Paese europeo non meglio precisato. Intanto Maduro punta il dito contro la Colombia e contro Trump che rimanda però le accuse al mittente: “Noi non c’entriamo. Se fossimo stati noi, le cose sarebbero andate diversamente”.

Lo sbarco mal riuscito e gli obiettivi incerti

Uno dei due contractors statunitensi ha dichiarato alle autorità venezuelane che l’obiettivo principale doveva essere quello di arrestare il Presidente venezuelano Nicolas Maduro per poi trasferirlo all’aeroporto di Caracas e metterlo su un aereo diretto negli Stati Uniti. Per far ciò, uno dei gruppi d’assalto avrebbe dovuto in qualche modo raggiungere l’aeroporto senza farsi individuare per poi prenderne il controllo.

Fonti governative venezuelane avanzano però ipotesi differenti, spiegando che il gruppo guidato da Robert Colina “Pantera” avrebbe dovuto inserirsi a Macuto per poi avanzare su Caracas con l’obiettivo di arrestare Maduro; i gruppi fermati tra Chuao e Puerto Cruz avrebbero invece dovuto coprire una distanza di circa 30 chilometri in direzione sud verso la città di Maracay per impossessarsi della base della 4a Divisione Blindata dell’esercito bolivariano.

E’ veramente difficile concepire come una sessantina di uomini male armati e senza l’adeguato addestramento possano mettere in atto un piano del genere, come già illustrato all’emittente statunitense Nbc da Ephraim Mattos, un ex Navy Seal che aveva visitato tempo prima uno dei campi di addestramento in territorio colombiano per fare un corso di medicina militare ad alcuni uomini poi rivelatisi del gruppo di Goudreau.

Uomini che avevano descritto il contractor come “membro della Delta Force e guardia del corpo di Donald Trump”. A quel punto Mattos (che non aveva mai sentito parlare di Goudreau), dopo aver visitato il sito della Silvercorp ed aver realizzato che si trattava di un “private contractor” e non un membro attuale di alcun corpo militare, lo aveva contattato via Instagram per avere chiarimenti, ma la conversazione non aveva avuto seguito.

Il resto della storia è ben nota, con Goudreau e l’ex ufficiale venezuelano Nieto Quintero che, ben lontani dal campo di battaglia, diffondevano un video ad operazione ancora in corso, denominandola “Gideon” e illustrandone gli obiettivi: “rovesciare il regime di narcotrafficanti e liberare i prigionieri politici”. In aggiunta, Goudreau rivendicava incursioni anche nell’est e nel sud del Paese. L’epilogo è però quello che il mondo intero ha potuto vedere, con otto ribelli uccisi a Macuto e gli altri umiliati davanti alle telecamere.

Chi è Jordan Goudreau?

Con il passare delle ore inizia ad emergere un quadro sempre più chiaro sul regista dell’operazione, il canadese Jordan Goudreau, tre medaglie di bronzo da veterano di Iraq e Afghanistan, indicato da chi lo ha conosciuto sul campo come ottimo tiratore; un ex Berretto Verde con in passato anche un’esperienza nell’esercito canadese. Dopo il ritorno alla vita da civile, nel 2018 aveva deciso di aprire la Silvercorp, azienda di sicurezza privata, per focalizzarsi sulla prevenzione delle stragi nelle scuole, problema particolarmente sentito oltre-Oceano.

Il business della sicurezza privata è però piuttosto inflazionato negli Usa e Goudreau, a detta del suo ex socio Drew White, aveva obiettivi ben più lungimiranti ed orientati all’estero: “voleva fare una società di contractors in stile BlackWater”. Nel febbraio del 2019, durante un concerto a Cucuta, città colombiana vicino il confine col Venezuela, l’ex Berretto Verde abbracciava l’idea di guidare un gruppo di ribelli per scardinare il regime di Maduro. Se l’iniziativa fosse riuscita, sarebbe stato un “colpaccio” per l’azienda di Goudreau, sia dal punto di vista finanziario che della fama. Su Maduro c’è una taglia di Washington e inoltre il contractor avrebbe potuto contare sui finanziamenti di facoltosi oppositori con i quali era entrato in contatto (o per lo meno, così credeva), oltre che su eventuali vantaggi legati al business una volta instauratosi il nuovo governo.

Non risulta ancora pienamente chiaro in che modo Goudreau si sia realmente presentato ai ribelli, se come membro delle forze speciali Usa, della Delta Force, guardia del corpo del Presidente Trump, agente della Cia. Vero è che lo US Secret Service e la Cia hanno entrambi dichiarato di non aver mai contrattato Goudreau; successivamente arrivava poi la comunicazione di un portavoce del Bojangles’ Coliseum di Charlotte che illustrava come Goudreau non fosse mai stato contrattato come guardia di sicurezza al convegno di Trump del 28 ottobre 2018. Ciò in seguito a una foto pubblicata sul profilo Instagram della Silvercorp dove Goudreau appariva vestito da “bodyguard” proprio in quell’occasione.

Quel carico di armi sequestrato a marzo 2020

Il 24 marzo 2020 un cittadino colombiano di 60 anni, identificato come Jorge Alberto Molinares, veniva fermato all’altezza di Tasajera mentre era a bordo di una Renault “Duster” bianca sulla Troncal del Caribe, strada che porta da Barranquilla a Santa Marta.

All’interno del mezzo la polizia colombiana ritrovava un carico di armi ed equipaggiamento militare tra cui 26 fucili AR-15, 37 visori notturni, 8 silenziatori, 4 binocoli, laser, cannocchiali, radio con batterie, 15 elmetti e 3 giubbotti anti-proiettile. Le autorità colombiane inizialmente pensarono a un carico destinato alle Farc, ma Molinares confessò che le armi erano dirette a Riohacha per essere consegnate a un personaggio noto come “El Pantera”, alias dell’ex ufficiale bolivarano Robert Colina Ibarra, rimasto ucciso domenica 3 maggio durante lo sbarco di Macuto.

In seguito emergeva come il carico di armi fosse destinato a un campo di addestramento dei ribelli anti-Maduro nella zona di La Guajira, a ridosso del confine venezuelano e doveva essere utilizzato per un’invasione da lanciare a fine marzo, sotto il comando del “Pantera” e di Cliver Alcalà Cordones (già noto a Goudreau), ex ufficiale dell’esercito venezuelano e considerato il leader dei militari d’opposizione fuggiti in Colombia; personaggio già accusato nel 2011 dagli Usa di aver venduto missili terra-aria alle Farc in cambio di cocaina, nonchè di far parte del “Cartel de los Soles“, organizzazione dedita al traffico internazionale di droga formata da alti membri dello Stato e delle Forze Armate venezuelane. Il 27 marzo Cliver Alcalà, dopo aver dichiarato che le armi erano dirette a lui e “di proprietà del popolo venezuelano”, decideva improvvisamente di consegnarsi alle autorità colombiane e poi alla Dea per farsi estradare negli Stati Uniti. Poco più di un mese dopo “El Pantera” lanciava l’offensiva su Macuto da dove non sarebbe più tornato.

Le responsabilità

Ephraim Mattos non ha certamente torto quando afferma che Goudreau dovrebbe consegnarsi alle autorità venezuelane in cambio del rientro di Denman e Berry, i suoi due ex commilitoni che rischiano ora di marcire in un carcere venezuelano per colpa dei suoi piani, mentre lui era ben lontano dalla zona operativa.

Ridurre però tutto il discorso al solo Goudreau rischia di far perdere di vista una situazione ben più ampia, intricata e caratterizzata da rapporti ambigui tra contractors che cercavano fama e gloria immediate ed ex militari chavisti passati dall’altra parte della barricata ma sui quali è legittimo avanzare tutti i relativi dubbi del caso: erano veramente tutti dissidenti? Al di là degli errori basilari commessi dai gruppi di assalto, è doveroso chiedersi come sia possibile che ex ufficiali dell’esercito venezuelano non fossero a conoscenza della vasta rete d’intelligence di Maduro, attiva su entrambi i lati del confine.

In base alle dichiarazioni fatte da Nieto Quintero nel video girato con Goudreau, sembra che l’ex ufficiale sperasse in una sollevazione dei militari e della popolazione contro il regime, cosa che non è però avvenuta ed anche qui, c’è da chiedersi a cosa fosse dovuta una tale aspettativa pur sapendo che le Forze Armate sono ampiamente sotto il controllo di Maduro.

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