Se da un lato, seppur a fatica, l’Afghanistan assiste con un cauto ottimismo ai primi timidi passi del processo di pace con i talebani, dall’altro il Paese asiatico deve guardarsi dall’insidia sempre più importante dell’Isis. Qui lo Stato Islamico appare sempre più ramificato, nel corso degli anni sono aumentati gli attentati rivendicati dalle bandiere nere e questo sia a Kabul che nelle aree più remote. Ed in questo mercoledì, il gruppo jihadista è tornato a colpire la capitale: un commando di terroristi infatti, ha fatto fuoco all’interno di un tempio della comunità sikh che, in quel momento, era frequentato da più di cento fedeli. L’intervento delle forze di sicurezza non è riuscito ad evitare una nuova strage di civili.

L’attentato contro la minoranza sikh

Lo Stato Islamico in Afghanistan ha tra gli obiettivi quello di attaccare le varie minoranze religiose presenti nel Paese. I fedeli sikh già da anni in tal senso risultano nel mirino dei fondamentalisti, questo accadeva anche al tempo in cui i Talebani erano al potere a Kabul: il gruppo degli studenti coranici mal tollerava la loro presenza e, anche se non hanno mai attaccato frontalmente la comunità presente nella capitale afghana, hanno comunque costretto gli appartenenti a questa comunità ad andare in giro con delle fasce gialle identificative. Ma è soprattutto con l’avanzata dell’Isis che i sikh hanno iniziato a temere sempre di più per la propria sicurezza.

L’attacco di questo giovedì è la conferma di una situazione sempre più precaria per i membri di questa comunità religiosa. Mentre più di 100 persone pregavano all’interno del tempio sikh di Kabul, un commando è entrato nella struttura prendendo in ostaggio la gran parte di coloro che partecipavano alle funzioni religiose. Tra di essi molti bambini, alcuni dei quali scappati e per fortuna messi in salvo nei primi momenti dell’attacco. Secondo la tv afghana Tolo, il commando di terroristi era formato da almeno tre assalitori, armati anche di granate.

Nella zona limitrofa al tempio sikh, sono state udite diverse esplosioni prima dell’arrivo delle forze di sicurezza. In quel momento, è partita un’autentica battaglia che ha coinvolto la polizia afghana ed i terroristi asserragliati all’interno dell’edificio religioso. Almeno uno di loro sarebbe stato ucciso subito dopo l’inizio del conflitto a fuoco. Alla fine dell’attacco, le forze di soccorso di Kabul hanno annotato 25 vittime tra i fedeli, mentre sarebbero morti tutti gli attentatori. Sarebbero invece almeno 80 le persone messe in salvo dopo essere riuscite a fuggire dal tempio in cui pregavano. Poche ore dopo, è giunta la rivendicazione dell’Isis che si è assunta la paternità dell’attacco.

La strategia dell’Isis in Afghanistan

La presenza dei talebani nel territorio afghano ha fatto credere erroneamente per diversi anni che il Paese asiatico fosse destinato ad essere immune dal dilagare delle cellule dell’Isis. Ma così non è stato: anche se i talebani hanno ancora oggi il controllo di buona parte dell’Afghanistan rurale, l’ascesa dello Stato islamico è stata forse più contenuta che altrove ma non è stata impedita del tutto. I due gruppi fondamentalisti sono rivali, in primis sotto il profilo ideologico: i talebani hanno sempre sostenuto la creazione di un emirato afghano, l’Isis invece ha sempre mirato ad un grande califfato islamico, come quello che dal 2014 al 2019 ha occupato parti di Siria ed Iraq.

Diverse sono anche le strategie dei due gruppi: i talebani hanno quasi sempre attaccato obiettivi militari, sia di Kabul che della coalizione internazionale, al contrario l’Isis ha avuto nel mirino soprattutto i civili e le minoranze. Non è un caso che in questo mercoledì ad essere attaccato è stato un tempio sick, minoranza già presa di mira nel 2018 con un attentato a Jalalabad che ha causato decine di vittime. Ad inizio marzo, ad essere attaccata sempre a Kabul è stata la minoranza sciita con un attentato che ha provocato almeno 32 vittime. L’episodio di oggi ha dimostrato, tra le altre cose, anche la fragilità atavica dei sistemi di sicurezza afghani: nonostante anni di addestramento e di investimenti in mezzi e uomini da parte della coalizione internazionale, le forze di Kabul non riescono ad avere quel controllo capillare del territorio vitale per proteggere almeno i luoghi più sensibili.