L’attentatore che nella serata di sabato a Reading ha ucciso tre persone e ne ha ferite diverse altre è stato identificato come Khairi Saadallah, profugo libico di 25 anni con diversi precedenti penali alle spalle e con un passato piuttosto oscuro. Secondo le ricostruzioni, l’attentatore sarebbe arrivato in Gran Bretagna come turista nel 2012, un Paese che conosceva bene visto che c’era già stato diverse volte e avrebbe dunque deciso di fare richiesta di asilo.  La presunta conversione al cristianesimo – evidenziata da quel tatuaggio con la croce – risulta ancora un mistero e c’è chi ha addirittura ipotizzato una possibile “taqqiyya“, una dissimulazione, forse per guadagnarsi la fiducia delle autorità britanniche.

Chi lo conosceva lo descrive come un soggetto non religioso, che beveva, fumava e aveva tatuaggi. Un aspetto che non è però particolarmente indicativo, visto che molti terroristi islamici che hanno colpito in Europa mostravano le medesime caratteristiche.

A Saadallah era stato diagnosticato il PTSD (Post Traumatic Stress Disorder), patologia tipica di chi ha combattuto o ha vissuto in zone di guerra ed anche la schizofrenia paranoide; in un articolo del Daily Mail è tra l’altro presente una foto del soggetto in questione dove sono visibili cicatrici sull’avambraccio dall’aspetto chiaramente autolesionistico.

Khairi Saadallah aveva affermato in più occasioni di aver combattuto da ragazzino contro le forze armate di Muhammar Gheddafi e nel 2019 era finito nei radar dell’MI5, l’intelligence interna britannica, in quanto sospettato di volersi recare in Siria per unirsi ai jihadisti. Un suo vicino di casa ha inoltre reso noto che anche un parente di Saadallah aveva combattuto contro Gheddafi.

Nella serata di domenica l’account Twitter del think-tank britannico “Islamic Theology of Counter-Terrorism-Itct” ha pubblicato il tesserino di Khairi Saadallah, con tanto di foto, che dimostrerebbe la sua appartenenza alla Brigata dei Martiri 17 Febbraio, formazione islamista radicale alleata ad Ansar al-Sharia e non più attiva, ma i cui membri hanno combattuto anche in Siria contro l’esercito di Assad.

Lo scorso ottobre Khairi Saadallah era stato condannato a 28 mesi di reclusione per aver violato una pena detentiva sospesa, per aggressioni con aggravante razziale e danneggiamenti, ma sabato sera era in giro.

Va inoltre evidenziato come Saadallah sapesse chiaramente come utilizzare letalmente il coltello, mirando prevalentemente al collo; il terrorista ha inoltre cercato di massimizzare il numero delle vittime, colpendo più persone possibile. Nel momento in cui un “obiettivo” fuggiva, l’attentatore si reindirizzava verso un altro più vicino o facilmente raggiungibile. Un modus operandi in linea con quanto suggerito dai leader del jihadismo globale. Se non fosse stato per l’agente di polizia che lo ha braccato, il bilancio sarebbe certamente stato peggiore. Intanto il Governo britannico è alle prese con tutta una serie di quesiti e dubbi, perchè Saadallah non solo non avrebbe dovuto essere libero, ma forse non si sarebbe neanche dovuto trovare in territorio britannico.

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