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In India è in corso una vera e propria caccia all’uomo per trovare gli autori dell’attentato costato la vita a 26 persone in Kashmir. A Delhi nessuno ha ancora ufficialmente attribuito la responsabilità dell’attacco, avvenuto nei pressi della città di Pahalgam, in un’attrazione turistica nell’Himalaya, nella pittoresca valle di Baisaran.

Il governo indiano ha tuttavia adottato una serie di misure punitive contro il Pakistan, compresa la chiusura del principale valico di frontiera che collega i due Stati confinanti; la sospensione di uno storico trattato di condivisione delle acque; l’espulsione di diplomatici e l’ordine ad alcuni titolari di visto pakistani di andarsene entro 48 ore. Il ministero degli Esteri di Islamabad, che ha negato il ruolo del Paese nell’attacco, ha fatto sapere che elaborerà una risposta ai provvedimenti indiani.

Per capire perché i sospetti dell’India sono ricaduti sul Pakistan è importante sapere che entrambe queste nazioni rivendicano il Kashmir per intero ma ne controllano solo alcune parti. Nel 1947 gli inglesi divisero l’India, la loro ex colonia, in due Paesi. Uno era il Pakistan, a maggioranza musulmana. L’altro, composto principalmente da indù, mantenne invece il nome India. Da quel preciso momento in poi India e Pakistan, vicini riottosi dotati di armi nucleari, si sono più volte scontrati per il controllo del Kashmir.

Alta tensione tra India e Pakistan

Narendra Modi, che durante l’attentato si trovava in Arabia Saudita per una visita istituzionale, ha dichiarato che i responsabili dell’attentato dell'”atto atroce” – l’episodio più mortale contro i civili avvenuto in India dagli attacchi terroristici di Mumbai del 2008 – sarebbero stati catturati e “consegnati alla giustizia”. Tra le 26 vittime, tutti turisti, c’erano 25 cittadini indiani e un nepalese.

Il ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh, ha affermato che “presto arriverà una risposta forte e chiara”. “Non raggiungeremo solo coloro che hanno perpetrato questo incidente, ma anche coloro che, seduti dietro le quinte, hanno cospirato per commettere tali atti sul suolo indiano”, ha aggiunto.

Nella regione del Kahsmir, a maggioranza musulmana, diversi gruppi ribelli scatenarono una insurrezione nel 1989 per ottenere l’indipendenza dall’India o l’annessione al Pakistan. In precedenza India e Pakistan avevano combattuto tre guerre legate alla questione territoriale (1947-48; 1965 e 1971).

Nel 2019 Delhi ha revocato la limitata autonomia del Kashmir dividendo lo stato in due territori amministrati a livello federale, Jammu e Kashmir e Ladakh. Una mossa, questa, ufficialmente spiegata dal governo Modi con la volontà di promuovere lo sviluppo economico in loco, combattere separatismo e terrorismo, e, soprattutto, integrare completamente il Kashmir al resto dell’India.

Kashmir Resistance

Risultato? Sia India che Pakistan continuano a rivendicare il territorio del Kashmir. In particolare, Delhi accusa Islamabad di sponsorizzare la violenza separatista. A loro volta i pakistani negano ogni accusa e sostengono che la disputa sulla regione contesa dovrebbe essere risolta attraverso un referendum imposto dalle Nazioni Unite, che consenta ai kashmiri di decidere autonomamente il proprio status.

La militarizzazione che gli indiani hanno imposto in Kashmir dopo il 2019 e la rigida linea politica del governo Modi – ben poco interessato a tendere la mano alla minoranza islamica presente nel Paese – sono due fattori che hanno risvegliato decine di gruppi e gruppuscoli di ribelli che lottano per l’indipendenza del Kashmir da Delhi.

Uno di questi, Kashmir Resistance, ha rivendicato la responsabilità dell’attacco di Pahalgam in un messaggio diffuso sul web, esprimendo il suo malcontento per la presenza di 85.000 “forestieri” nella regione e del conseguente “cambiamento demografico”. Il gruppo ha quindi affermato che “gli individui presi di mira non erano semplici turisti”, ma individui “legati e affiliati alle agenzie di sicurezza indiane”, e avvisato che avrebbe intensificato le sue attività.

Le autorità di Delhi ritengono che Kashmir Resistance, nota anche come The Resistance Front, non sia altro che una copertura per organizzazioni militanti con sede in Pakistan come Lashkar-e-Taiba (LeT) e Hizbul Mujahideen. Sarà poi sicuramente un caso, ma l’attentato è andato in scena pochi giorni dopo che il Capo di Stato Maggiore dell’esercito pakistano, il generale Asim Munir, aveva descritto il Kashmir come la “vena giugulare ” del Pakistan.

epa12048536 Indian paramilitary soldiers patrol in Pahalgam town in Anantnag district, India, 23 April 2025. According to officials, terrorists attacked the popular tourist destination of Pahalgam in south Kashmir on 22 April, resulting in at least 26 deaths and several injuries. EPA/FAROOQ KHAN

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