Azerbaijan, Georgia e Cipro: sono questi i Paesi utilizzati dall’Isis per far transitare i propri kamikaze dalla Siria in Europa, per compiere attentati suicidi. A rivelarlo è il quotidiano turco Hurriyet, che cita un rapporto degli 007 di Ankara, che hanno messo in guardia i colleghi occidentali sul passaggio di foreign fighter e combattenti di ritorno attraverso questi territori. Proprio dall’Azerbaijian e dal Caucaso settentrionale sarebbero arrivati in Turchia, infatti, gli attentatori che hanno colpito lo scalo Ataturk di Istanbul. Una rotta, questa, percorsa, viceversa, negli ultimi anni anche da molti foreign fighter che da Cecenia, Daghestan e Georgia sono transitati per la capitale azera, Baku, fino in Turchia, per poi attraversare il confine turco-siriano ed unirsi alle file dello Stato Islamico in Siria ed in Iraq.

Secondo l’intelligence turca, inoltre, l’Isis si starebbe preparando a reagire alle perdite subite sul terreno in Siria ed Iraq, con un’ondata di nuovi attentati in Europa e in Turchia. Secondo gli 007 turchi, lo Stato Islamico avrebbe infatti ordinato ai combattenti dell’Emirato del Caucaso, gli affiliati del Califfato in Azerbaijan e nel Caucaso settentrionale, di colpire di nuovo in territorio turco. E anche Baku, secondo il rapporto, rientrerebbe tra gli obiettivi dei jihadisti.In particolar modo, secondo l’intelligence turca, Ankara sarebbe nel mirino dei terroristi a causa degli arresti operati dal governo dopo l’attentato che ha provocato 45 morti, lo scorso 28 giugno, allo scalo Ataturk. Dopo l’attacco allo scalo internazionale di Istanbul, infatti, sono stati messi a segno dalla polizia turca 37 arresti di presunti affiliati allo Stato Islamico, di cui gli ultimi sette nella giornata di lunedì. I miliziani dell’Isis sarebbero, per questo motivo, ancora più motivati a colpire la Turchia tramite i propri affiliati in Azerbaijan e nel Caucaso. Secondo le indiscrezioni rese note dall’Hurriyet, l’Isis avrebbe costituito, inoltre, in Siria, un commando composto da circa 25 miliziani, che avrebbero dovuto colpire il Paese con nuovi attentati dopo che Ankara aveva diffuso le generalità di combattenti coinvolti in attacchi terroristici nel Paese. Nel mirino dei jihadisti, che secondo l’intelligence erano pronti a colpire di nuovo ad Ankara, Istanbul e Izmir, ci sarebbero stati edifici militari, caserme di polizia, ma anche funzionari pubblici curdi, giornalisti e gli stessi 007 turchi.Per approfondire: Così Isis nasce e cresce nel CaucasoL’allerta terrorismo in Turchia rimane quindi massima, ed il pericolo maggiore per il futuro resta legato ai jihadisti provenienti dalle regioni del Caucaso settentrionale. Le indagini sugli attentati di Istanbul hanno portato infatti all’identificazione di due attentatori su tre, Rakim Bulgarov e Vadim Osmanov, entrambi con passaporto russo. Undici dei 37 fermati per sospetti legami con l’attentato provengono dalla Russia e le indagini confermano, inoltre, che la mente dell’attentato resta Ahmet Chatayev, ricercato da Mosca per terrorismo e considerato il trait d’union fra lo Stato Islamico in Siria e i jihadisti dell’Emirato del Caucaso, attivo nelle regioni del sud-ovest della Russia, a maggioranza musulmane. Chatayev, secondo gli inquirenti, ha vissuto a lungo ad Istanbul, e vanta una conoscenza approfondita della città, nonché un legame con Diana Ramazanova, la diciottenne jihadista che nel gennaio scorso si fece saltare in aria  nel quartiere di Istanbul, Sultanahmet, uccidendo un agente di polizia.L’attacco allo scalo di Istanbul porterebbe quindi la firma dell’Emirato del Caucaso. E secondo i servizi segreti turchi, la formazione che nel giugno del 2015 ha giurato fedeltà all’Isis, sarebbe pronta  a colpire di nuovo in Turchia e in Europa.

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