C’è una sigla nuova all’interno della galassia jihadista, che adesso sta iniziando a mettere sempre più paura in Europa. Si tratta, in particolare, della cosiddetta Jnim e sta per “Jamaat Nusrat al Islam wal Muslimin”: per la verità più che una sigla, è un cartello in grado di raggruppare al suo interno gruppi jihadisti affiliati all’Isis, ad Al Qaeda ed anche intere tribù africane. Sì perché il raggio di azione è proprio quello: l’Africa, la frontiera sempre più calda del terrorismo da cui gli islamisti guardano pericolosamente verso il vecchio continente.

Quell’alleanza nel Sahel che mette paura all’Europa

Per la verità la sigla Jnim sta emergendo adesso, tuttavia ha iniziato a circolare già nel 2017. Ora appare una minaccia sempre più diretta, tanto da essere citata nell’ultima relazione dei servizi segreti esposta a Palazzo Chigi nei giorni scorsi: “L’ area del Sahel è definita potenziale epicentro del jihad globale – si legge nel documento degli 007 italiani – Le formazioni saheliane, in particolare quelle aderenti a Daesh e le varie sigle qaediste raggruppate nel cartello Jamaat Nusrat al Islam wal Muslimin (Jnim), hanno potenziato le loro attività grazie ad un mix di tattiche funzionali alla loro espansione geografica e crescita operativa”. Un “successo” quello del cartello jihadista dovuto ad una lunga serie di fattori. In primis, quello relativo all’unione di diverse anime islamiste e di diverse tribù molto legate al territorio. Dunque, sia a livello ideologico che tattico/militare Jnim si presenta al cospetto delle forze occidentali con non pochi vantaggi logistici.

All’interno del cartello, ci sono gruppi che dal 2015 hanno giurato fedeltà all’Isis, così come formazioni da sempre più legate ad Al Qaeda: quello cioè che in Siria ed in Iraq non è riuscito, ossia unificare le due diverse costole del terrorismo islamico internazionale, tra le dune del Sahara invece appare realtà. Ed insieme a gruppi tradizionalmente jihadisti, ci sono anche tribù di etnie che adesso stanno sposando la causa terroristica: tuareg, fulani, nomadi del Sahel e del deserto appaiono tutti uniti nel diffondere l’ideologia islamista ed a lanciare attacchi nei paesi africani. L’obiettivo conclamato di Jnim è quello di destabilizzare Burkina Faso, Mali, Ciad, Sudan, Niger ed altri paesi dell’area dove la presenza occidentale è sempre più marcata in nome della lotta al terrorismo. Qui si vorrebbe arrivare a costituire un nuovo grande emirato dove applicare la Sharia, ma l’obiettivo potrebbe essere anche quello di avere una testa di ponte per attaccare direttamente in occidente.

Il proselitismo mirato di Jnim

A fondare questo cartello islamista è stato Iyad Ag Ghaly, noto per essere stato espulso nel 2010 dall’Arabia Saudita per essere vicino ad Al Qaeda. E la “benedizione” alla formazione del nuovo gruppo non a caso è arrivata da Ayman al-Zawahiri, il terrorista egiziano leader dei qaedisti e successore di Osama Bin Laden. Fino all’anno scorso, braccio destro di Ghaly era il marocchino Ali Maychou, nome di battaglia di Abou Abderahman al-Maghrebi. Marocchino, vicino da sempre agli ambienti terroristici africani, il miliziano è stato ucciso da un raid francese nel Mali nello scorso mese di novembre. Secondo i servizi di sicurezza sia di Parigi che di altri paesi occidentali, Ali Maychou era una sorta di guida religiosa del gruppo, colui che riusciva a coordinare le strategie di proselitismo nei vari paesi del Sahel.

Ed è proprio questo l’elemento che più preoccupa gli 007 in Europa: Jnim riesce ad attirare sempre più giovani, molti dei quali vedono nell’affiliazione al gruppo non solo un riscatto da proprie condizioni personali senza grandi prospettive future, ma anche come la possibilità di contribuire all’emancipazione del Sahel e della propria etnia di appartenenza. Per questo chi ha fondato Jnim è riuscito nell’impresa di far coesistere gruppi e tribù solitamente in guerra tra loro per il predominio del territorio. L’uccisione di Ali Maychou ha rappresentato un duro colpo per la sigla jihadista, ma non ne ha minato per il momento la pericolosità. Anzi, Jnim è sempre più in ascesa non solo in Africa ma in tutto il panorama islamista.

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