Ecco i jihadisti di casa nostra: viaggio nei luoghi del reclutamento

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La fascia di territorio che va dalla provincia di Perugia fino a raggiungere la città portuale di Ancona preoccupa sempre di più per quanto riguarda il radicalismo di matrice islamista.

Venti giorni fa veniva espulso da Città di Castello il cittadino marocchino Abdelilah el-Assali, frequentatore del centro islamico di Città di Castello; il soggetto in questione aveva manifestato vicinanza all’ideologia islamista radicale mettendo in atto in diverse occasioni comportamenti violenti e accusando di miscredenza alcuni suoi correligionari.



El-Assali, che è stato rimpatriato con un volo da Malpensa, era monitorato per i suoi pregressi rapporti di amicizia con il cittadino albanese Adrian Collaku, anch’egli residente nella provincia ed espulso insieme alla moglie, per motivi di sicurezza, nell’agosto del 2015.

I Collaku, originari della zona di Kavaja, già nota per essere una di quelle ad alto tasso di radicalizzazione in Albania, rientrano in quel filone legato alla cosiddetta “Spirale Balcanica”, culla del radicalismo d’oltre-Adriatico che ha influito negli anni in diverse regioni italiane. Dalle indagini allora effettuate dalla Digos emergeva la loro vicinanza a posizioni jihadiste per le quali la coppia avrebbe fatto attività di proselitismo.

A luglio veniva poi espulso un altro cittadino marocchino improvvisatosi imam salafita e attivo tra Perugia e Corciano. Il predicatore, che aveva contribuito a radicalizzare due tunisini espulsi nel 2015 e nel maggio 2017, risultava in contatto con soggetti coinvolti in indagini per terrorismo, tra i quali l’ex imam della moschea di Ponte Felcino arrestato nel 2007 e poi condannato per reati di terrorismo internazionale.

A giugno veniva rintracciato dalla Digos di Perugia il ventottenne marocchino Ghouiza el-Mehdi, pronto a raggiungere i jihadisti in Siria e successivamente rimpatriato. Stessa sorte toccava al tunisino Imed Labidi, anch’egli nel perugino, distintosi per aver condiviso materiale apologetico jihadista e per aver esultato su Facebook in seguito all’attentato a Charlie Hebdo. Il 22 marzo 2017 la Digos di Milano e il Compartimento Polposta di Perugia avevano dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP di Perugia nei confronti di un gruppo di estremisti islamisti (tre tunisini e un marocchino) a loro volta in contatto con Labidi.

Ad agosto veniva espulso dal capoluogo umbro un trentunenne spacciatore tunisino conosciuto nell’ambiente col soprannome “Adriano”, noto per il suo comportamento violento e successivamente radicalizzatosi e pronto ad abbracciare il jihad.

Per quanto riguarda la provincia di Ancona, lo scorso gennaio veniva rintracciato a Falconara Marittima mentre vagava senza fissa dimora il trentaduenne tunisino Sami Chebli, dimorante ad Ancona, già noto alle autorità per rapina e lesioni personali aggravate; l’uomo sul proprio profilo Facebook condivideva contenuti propagandistici jihadisti pro Isis. Il soggetto in questione era inoltre risultato in contatto con l’estremista tunisino Saif Abdawi, membro dell’Isis, a suo volta entrato in contatto con l’attentatore di Berlino Anis Amri.

A maggio veniva invece rimpatriato il quarantaduenne tunisino Ridha el-Gharbi, alias Hasan Maroini; El-Gharbi, assieme ad altri reclusi presso la Casa Circondariale di Ancona, avevain più occasioni inneggiato all’Isis manifestando l’aspirazione di unirsi al jihad e aveva esultato alla notizia degli attentati di Bruxelles del 22 marzo 2016.

Bisogna inoltre tener bene a mente due casi di “jihadismo conclamato” e cioè quelli di Giuliano Ibrahim Delnevo e Noureddine Chouchane.

Delnevo, d’origine genovese, si era radicalizzato nel 2013 ad Ancona dove lavorava presso il porto del capoluogo marchigiano ed è lì che avrebbe allacciato i contatti che lo avrebbero poi portato in Siria. Il ragazzo morirà poco tempo dopo mentre combatteva in una katiba cecena di Jabhat al-Nusra, parte di al-Qaeda. Nourreddine Chouchane, jihadista tunisino ritenuto dall’intelligence statunitense una delle menti dell’attentato al Bardo del 18 marzo 2015, aveva invece risieduto per un periodo a Cerreto d’Esi ed era stato seguito dagli investigatori come uno dei tanti musulmani che lavorano e frequentano i piccoli centri di preghiera sparsi nella provincia. Chouchane veniva ucciso il 19 febbraio del 2016 da un raid statunitense a Sabratha.

Fonti autorevoli albanesi segnalavano del resto da tempo Ancona come una delle basi logistiche del radicalismo islamista in quanto città di transito e con un importante porto con collegamenti verso la rotta balcanica e greco-turca. A inizio gennaio 2016 emergeva addirittura una presunta attività di reclutamento dell’Isis in Albania che richiedeva aspiranti volontari con perfetta conoscenza dell’italiano e di strumenti informatici; una delle porte d’ingresso sarebbe proprio Ancona, notizia lanciata dai media albanesi e confermata anche dall’intelligence di Tirana. Se poi si va ad aggiungere la problematica relativa ai passaporti falsi, già emersa in più occasioni, perfettamente confezionati sia in Albania che in Grecia, la questione diventa ancor più seria.

Il giornalista investigativo albanese Gjergj Thanasi, esperto di traffici illeciti e contrabbando, ricorda il ruolo di Enkeledja Zace, la franco-albanese che assieme al marito Artan ha fornito tramite intermediario una pistola 7,65 a Mohamed Lahaouiej Bouhlel, l’autore della strage di Nizza del 14 luglio 2016. La donna era transitata in Italia diverse volte passando non soltanto per il porto di Bari ma anche per quello di Ancona. Thanasi aggiunge inoltre che il capoluogo marchigiano è luogo di transito per traffici di cannabis e materiale bellico manovrati dalla criminalità albanese in coordinamento con elementi del radicalismo jihadista d’oltre-Adriatico.

Un’area delicata dunque quella che include le province di Ancona e Perugia in quanto taglia in due il centro-Italia collegando il frenetico porto del capoluogo marchigiano a un entroterra che si è mostrato particolarmente fertile alla propaganda radicale di stampo islamista e con la Capitale non troppo lontana.