Il caso di Ismail Hosni, l’attentatore italo-tunisino che la sera del 18 maggio ha aggredito in Stazione Centrale a Milano due militari e un agente di Polizia desta sempre più perplessità,non tanto per il profilo in sé del personaggio in questione, che connota caratteristiche comuni a molti altri attentatori improvvisati che hanno colpito target in Europa, ma piuttosto per quell’apparente voler sminuire a tutti i costi il comportamento e le caratteristiche di un soggetto e di un fatto le cui dinamiche sembrano invece abbastanza evidenti e più o meno in linea con altri precedenti casi. Profili con una storia delinquenziale ben nota, di scarso spessore religioso e radicalizzatisi in poco tempo.La lista è lunga ma prendiamo alcuni recenti casi: Adrian Russel Ajao “Khalid Masood”, l’attentatore di Westminster del 22 marzo 2017, cittadino britannico di origini nigeriane. Masood aveva pesanti precedenti penali ma non condanne per terrorismo. Pare che in passato fosse stato indagato dall’intelligence per “estremismo violento”. Karim Cheurfi , cittadino francese di origine maghrebina, attentatore degli Champs Elysees dello scorso 20 aprile, non era catalogato alla voce “fiche S”, la schedatura che indica una minaccia alla sicurezza nazionale francese. Era piuttosto un delinquente che aveva trascorso in carcere quindici dei suoi trentanove anni. Chaurfi odiava i poliziotti e da quando era in libertà usciva solo per comprare alcol e sigarette. Non era mai stato visto pregare e non aveva mai dato nessun segno di radicalizzazione. L’Isis aveva però rivendicato l’attacco tramite la propria agenzia di stampa. Ziyed Ben Belgacem, cittadino francese di origine tunisina, il 18 marzo scorso attaccava una pattuglia di militari all’aeroporto di Orly, cercando di sottrarre l’arma a una soldatessa, per poi essere ucciso dagli agenti. Pregiudicato comune con precedenti per furti, rapine e spaccio di stupefacenti, era stato condannato a più riprese.Questi sono solo alcuni casi recenti di “cittadini europei” di seconda o terza generazione con scarso background religioso ma che si sono rapidamente radicalizzati ed hanno messo in atto attacchi contro le Forze dell’Ordine.Anche Ismail Hosni aveva diversi precedenti penali, così come i suoi genitori. Frequentava e spacciava assiduamente nella zona della Stazione Centrale, tanto da essere anche stato fermato dagli agenti lo scorso dicembre. Hosni dal settembre 2016 postava su Facebook video inneggianti all’Isis.Eppure alcune dichiarazioni provenienti dall’entourage istituzionale e dallo stesso attentatore destano perplessità, ad esempio, per il sindaco di Milano Beppe Sala si tratterebbe di un italiano violento:“Il criminale che ha colpito le forze dell’ordine è figlio di madre italiana e di padre nordafricano ed è italiano a tutti gli effetti. Ciononostante a qualcuno fa comodo buttare questo atto criminoso sul conto dei migranti”.Sala non tiene conto del fatto che Ismail Hosni aveva vissuto gran parte della propria vita in Tunisia ed era rientrato in Italia soltanto nel 2015. Il fatto che avesse madre italiana o cittadinanza italiana non fa di lui necessariamente un soggetto “italiano” ed integrato, come del resto dimostrano i fatti.Altro punto di interesse: nella mattinata del 19 maggio emergeva la notizia su Milano Today secondo cui il questore di Milano assicurava ai giornalisti che non vi fossero, al momento, elementi per indicare in Hosni un estremista islamico.Al di là della barba da salafita di Hosni al momento dell’attacco, ciò che risulta chiaro fin da subito è che Hosni sul proprio profilo Facebook pubblicava filmati inneggianti all’Isis, con tanto di commenti apologetici, a partire dal settembre 2016. Il profilo Facebook di Hosni era “in chiaro”, ovvero visibile a tutti e veniva curiosamente oscurato immediatamente dopo l’attacco. Hosni era tra l’altro già noto alle forze dell’ordine e pare fosse già stato segnalato dall’intelligence.Nella mattinata del 21 maggio emerge che con il passare delle ore perderebbero peso anche i filmati in possesso di Hosni che hanno indotto gli inquirenti ad accusare il soggetto di terrorismo internazionale. Pare infatti che molti giovani magrebini, assolutamente innocui dal punto di vista della radicalizzazione religiosa, li guardino spesso per curiosità.Certo, quindi Hosni pubblicava video dell’Isis su Facebook per nutrire la curiosità di altri giovani maghrebini curiosi ed innocui. Poi una sera passeggiando tranquillamente in Stazione Centrale con due coltelli da cucina, siccome era nervoso, ha accoltellato una pattuglia? Magari era depresso? Magari era psicologicamente instabile? Chissà.Dulcis in fundo, Hosni in carcere avrebbe dichiarato di non essere praticante e neanche musulmano. Altra affermazione che stride alle orecchie di chiunque conosca un minimo la dottrina islamica. Se Hosni è infatti nato da padre musulmano lo è in automatico perché così prevede la legge dottrinaria islamica. Differente è il discorso sulla pratica, infatti Hosni poteva tranquillamente non essere praticante, ma la domanda è un ‘altra: “quanti degli attentatori che hanno colpito l’Europa negli ultimi 24 mesi lo erano?” Sono i fatti a parlare. Se poi Hosni si era convertito ad altra religione è un altro discorso, ma sarebbe un caso ben raro, soprattutto in Tunisia e comunque non difficile da documentare.E’ evidente che a molti non è ancora chiaro il profilo del nuovo terrorista islamista, spesso un disadattato violento, a volte di seconda o terza generazione ma non sempre (Anis Amri era un profugo arrivato col “barcone” ad esempio), non necessariamente religioso, che si radicalizza in poco tempo e colpisce.