Suscita non poche perplessità e preoccupazioni per possibili violazioni dei diritti umani la a dir poco controversa legge, approvata nelle scorse ore dalla Knesset, il parlamento israeliano, che autorizza il governo di Tel Aviv a deportare – e dunque, espellere – i familiari di persone etichettate come “terroristi”. La normativa riguarda sia cittadini israeliani che palestinesi, il che sta generando critiche da parte di numerosi attivisti per i diritti umani e forti dubbi circa la costituzionalità di tale iniziativa.
La nuova legge si applicherà anche ai residenti di Gerusalemme Est occupata, mentre resta incerto se sarà estesa alla Cisgiordania. Anche i cittadini israeliani potrebbero essere espulsi, pur mantenendo la cittadinanza. I sospettati avranno il diritto di difendersi in un’udienza presieduta dal ministro dell’Interno, che avrà 14 giorni per decidere e firmare l’ordine di espulsione. Le persone espulse saranno inviate a Gaza o in altri luoghi per un periodo compreso tra 7 e 15 anni.
Approvata la legge voluta dal Likud
Promossa da Hanoch Milwidsky, deputato del partito di destra Likud del premier Benjamin Netanyahu, la legge assegna al ministro dell’Interno la facoltà di deportare genitori, fratelli o coniugi di persone indicate come terroristi, a condizione che abbiano “espresso supporto o identificazione” con atti di terrorismo oppure abbiano omesso di fornire informazioni su presunte attività terroristiche. La norma non specifica criteri chiari e oggettivi per valutare il “sostegno” al terrorismo, il che solleva non pochi dubbi su come questa normativa possa essere applicata nella realtà e con quale discrezionalità il ministro e le autorità di Tel Aviv potranno agire. Soprattutto perché riguarda non solo i cittadini israeliani, ma anche palestinesi, quindi – in teoria – non soggetti alla legislazione dello Stato ebraico.
Esulta il ministro Ben-Gvir
C’è un grosso problema e il forte sospetto che tale norma si possa applicare in maniera indiscriminata. Certamente, non è una legge degna di quella che viene considerata “l’unica democrazia del Medio Oriente”. Come ha riportato da Amman Nour Odeh di Al Jazeera, “tutte le fazioni palestinesi sono considerate organizzazioni terroristiche da Israele” e anche esprimere simpatia per le vittime della guerra a Gaza è stato spesso interpretato come “sostegno al terrorismo”. Il ministro della sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit, ha espresso il suo sostegno alla nuova legge su X: “Oggi abbiamo approvato una legge per deportare le famiglie dei terroristi. Mi sembra che la sinistra sia sotto pressione, avanti così!”.
Incognita Corte Suprema
Secondo gli esperti, la legge potrebbe essere annullata dalla Corte Suprema. Eran Shamir-Borer, ricercatore dell’Israel Democracy Institute ed esperto di Diritto internazionale, ha dichiarato che la norma, una volta esaminata dalla Corte, rischia di essere dichiarata incostituzionale, come già accaduto in casi simili riguardanti deportazioni. “In sintesi, è totalmente incostituzionale e in conflitto con i valori fondamentali di Israele” ha affermato Shamir-Borer all’Associated Press.
Anche Annelle Sheline, ricercatrice del Quincy Institute citata da Responsible Statecraft, critica la legge, definendola “sconvolgente” per l’ampliamento della responsabilità familiare e la definizione estremamente estesa e nebulosa di “terrorismo” che prevede di applicare.

