Sono immagini orrende quelle che arrivano da Hamam Al-Alil, ex roccaforte dell’Isis a circa trentachilometri a sud di Mosul. La città è stata liberata dalle forze curdo irachene lo scorso 5 novembre.Subito dopo l’ingresso dell’esercito, era stata annunciata la scoperta di una fossa comune, situata nei pressi della scuola agricola della città, e contenente oltre cento cadaveri. La fine che hanno dovuto subire gli abitanti di Hamam Al-Alil è stata atroce. In molti casi, uomini, donne e bambini sono stati legati alle mani e ai piedi e poi decapitati.

Secondo quanto riporta Asia News, “i soldati hanno individuato la fossa ad Hamam al-Alil attirati dal forte odore che si avvertiva durante le fasi di avanzamento verso la città, che si trova circa trenta km a sud di Mosul. Testimoni oculari riferiscono che la fossa è localizzata ‘in un’area incolta’ e ‘assomiglia a una discarica’”. Recuperare i corpi non è facile perché i terroristi dello Stato islamico hanno disseminato l’intera zona di mine. Secondo Abdul Rahman al-Wagga, i miliziani dell’Isis “torturavano le vittime e poi le conducevano all’esterno, nell’area agricola, dove le ammazzavano a colpi di pistola o sgozzandoli”. Quello della scuola agricola era il “campo di sterminio” dello Stato islamico.Tarik, uno studente di ingegneria, ha raccontato la tecnica usata dai terroristi per uccidere coloro che provavano a nascondersi: “Infilavano delle uniformi e si facevano passare per soldati irakeni. Quando i civili uscivano dai nascondigli per accoglierli  li giustiziavano. Anche un bambino di un anno, gli hanno piazzato una pallottola in testa”.

Orrore su orrore. Quello di Hamam Al-Alil non è l’unico caso. Ad agosto di quest’anno, infatti, l’Associated Press ha documentato almeno settantadue fosse comuni in Siria e in Iraq. I cadaveri in esse contenute vanno dai cinquemila ai quindicimila. Impossibile, per ora, fornire cifre precise.