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Gli attentati che hanno sconvolto l’Europa negli ultimi mesi non sarebbero opera di “lupi solitari” improvvisati o di singoli “squilibrati”, come sono stati definiti gli attentatori di Nizza, Ansbach, Monaco o Rouen. Si tratterebbe, invece, di una rete del sedicente Stato Islamico, organizzata, diffusa e radicata all’estero e pronta a colpire in tutto il mondo, e soprattutto in Europa.banner_occhi_sotto_attaccoA rivelarlo è il New York Times, attraverso un’inchiesta basata sulla testimonianza di un jihadista “pentito”, ex membro delle “forze speciali” dell’Isis, Harry Sarfo, intervistato dal quotidiano statunitense in un carcere di massima sicurezza a Brema, in Germania, dove sta scontando una condanna a tre anni per terrorismo, e su diversi dossier delle intelligence europee.Secondo il racconto del jihadista tedesco, lo Stato Islamico dispone di un servizio segreto, chiamato Emni, che si occupa di rispedire in Europa e in altri Paesi i foreign fighter che arrivano in Siria per creare una rete di jihadisti capillare e diffusa, pronta a mettere a segno attentati in tutto il mondo. Al vertice della piramide che dirige  la strategia “esterna” del Califfato c’è il portavoce del sedicente Stato Islamico, il trentanovenne leader dell’Isis, Abu Mohammed al Adnani. Secondo il jihadista tedesco, quindi, gli ultimi attacchi avvenuti in Europa avrebbero una connessione diretta con il gruppo terroristico che, secondo la testimonianza fornita dall’uomo alle autorità tedesche lo scorso aprile, e confermata nell’intervista al New York Times, disporrebbe ormai di una rete di cellule e individui “dormienti”, pronti ad essere “attivati da remoto”, al comando degli uomini dei servizi segreti dell’Isis. Si tratta, afferma l’uomo, molto spesso, di neo convertiti, senza precedenti penali e che non hanno legami con gruppi radicali. Questi soggetti aiuterebbero a stabilire legami tra gli aspiranti attentatori e gli “operativi” dell’Isis, che forniscono loro informazioni su tutto, “dal costruire una cintura esplosiva, a come rivendicare l’attentato”.Per approfondire: Quei campi di Isis in KosovoL’Emni, il servizio segreto dell’Isis, risulta essere quindi, secondo le fonti di intelligence acquisite dal New York Times, un “ingranaggio cruciale” nella macchina terrorista. È un’organizzazione strutturata su vari livelli. Dal vertice, ai “soldati semplici”, passando per i “tenenti” dell’organizzazione, lasciati liberi di organizzare l’azione di vere e proprie cellule all’estero, con massima autonomia decisionale e operazionale. L’Emni dispone di uomini pronti ad entrare in azione in tutto il mondo, in Austria, Germania, Spagna, Libano, Tunisia, Bangladesh, Indonesia e Malesia. Il gruppo, che è diviso per dipartimenti associati alle diverse aree geografiche, scrive il quotidiano statunitense, “ha inviato centinaia di operativi nell’Ue e in Turchia”. Il suo compito principale, da due anni a questa parte, è, infatti, proprio quello di esportare il terrorismo all’estero per mettere in atto la strategia del terrore inaugurata con gli attentati del 13 novembre a Parigi. Tutti gli attentati messi in atto sul suolo europeo da quel momento, potrebbero essere, infatti, stati pensati, organizzati e ordinati dall’Emni, secondo quanto si può dedurre dalle dichiarazioni fatte da Harry Sarfo alle autorità tedesche.Quando Sarfo è arrivato in Siria per arruolarsi nelle file dei jihadisti, due uomini dell’Emni, con il passamontagna, hanno spiegato a lui e ad un altro jihadista tedesco che l’Isis non aveva bisogno di combattenti in Siria, ma che tornassero, piuttosto, in Germania. Nel Paese infatti, secondo i jihadisti, c’erano pochi “volontari”. Gli aspiranti jihadisti già presenti nel Paese, raccontano infatti all’uomo i due, si sono tirati indietro per paura. Sarfo racconta poi che quando il suo amico gli domanda, invece, della situazione in Francia, i due sono scoppiati a ridere fino alle lacrime. “Non preoccuparti per la Francia”, avevano risposto. Era l’aprile del 2015, scrive il New York Times, quando si svolse la conversazione. Alcuni mesi prima dell’attentato del 13 novembre a Parigi.Per approfondire: Kamikaze dell’Isis in Europa e nel CaucasoL’uomo ha confessato, quindi, che i servizi dell’Isis avevano bisogno, al tempo, di volontari soprattutto per la Germania e la Gran Bretagna. E che il loro obiettivo rimaneva quello di condurre attacchi coordinati in diversi Paesi europei. Per questo, buona parte dei foreign fighter che negli ultimi due anni sono arrivati in Siria ed in Iraq, secondo il quotidiano, hanno ricevuto un breve addestramento, e sono stati rispediti all’estero. Molti degli aspiranti jihadisti europei, come Safro, per non destare sospetti, hanno prenotato un biglietto di andata e ritorno per la Turchia, e una stanza in un resort sulle spiagge turche. Al contrario però, si sarebbero recati in Siria per ricevere l’addestramento lampo dell’Emni, per poi fare ritorno in Europa. Gli investigatori, hanno quindi concluso, si legge nell’inchiesta del quotidiano, che l’Emni sarebbe dietro l’addestramento dell’uomo che sparò su una spiaggia a Sousse in Tunisia, e dietro la cellula che ha colpito all’Holey Artisan Bakery di Dacca in Bangladesh. Oltre che a centinaia di altre “cellule dormienti” pronte a colpire “a comando” in Europa.